mercoledì, Dicembre 1

La lunga strada che attende Theresa May field_506ffbaa4a8d4

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Nel divorzio dall’Europa, non è mancata la reazione scozzese per bocca del suo Premier Nicola Sturgeon, leader del partito Scottish National Party. Gli scozzesi, come l’analisi del voto ha mostrato, sono apertamente europeisti e il risultato referendario potrebbe, non molto tardi, portarli alla scelta di indire un nuovo referendum per ottenere l’indipendenza, dopo che l’anno scorso la popolazione fu spaccata in due sulla decisione, con una vittoria degli Unionisti. Tutto ciò potrebbe quindi riaccendere gli animi secessionisti, per questo motivo Theresa May è volata a Edimburgo per garantire a Nicola Sturgeon la loro presenza nelle trattative di abbandono con Bruxelles e raffreddare la questione almeno per un po’.
Andrà poi a incontrare uno a uno i maggiori leader europei, in quello che sarà un tour preparativo per poi invocare l’attivazione della ormai famosa clausola 50 del Trattato di Lisbona che regola le procedure d’uscita. Tutto ciò, come lei stesso ha dichiarato, non avverrà prima del prossimo Dicembre, momento dal quale, regolamento alla mano, ci saranno due anni di tempo.

Oltre Oceano, Barack Obama a suo tempo disse che uscendo dalla Ue l’U.K. non sarebbe più stata un interlocutore privilegiato, cosa recentemente rettificata dal Segretario di Stato John Kerry nella recente visita a Londra nel dopo referendum. Dal Consiglio Europeo, per bocca del suo Presidente Donald Tusk, fanno sapere che nessuno sconto sarà fatto durante i negoziati, sollecitando addirittura di accelerare le operazioni per combattere il clima d’incertezza sul futuro di entrambe le parti. L’U.K. è una potenza mondiale a tutti gli effetti, e di questo Theresa May ne è ben cosciente. E’ un ottimo partner degli americani, ha un esercito invidiabile, ed è uno dei migliori sbocchi commerciali per l’Unione europea. Ha fortemente voce in capitolo nella Nato e nelle Nazioni Unite e queste sono frecce nell’arco della nuova lady inglese che farà valere sino alla fine pur di portare a casa un divorzio che convenga. L’Europa per 70 anni non ha avuto guerre al suo interno, merito anche dell’unione fra gli Stati. Fra gli stessi sostenitori della permanenza, va comunque ricordato che buona parte sosteneva comunque una rinegoziazione all’interno, che tenesse conto delle peculiarità e li rendesse comunque ‘più forti ma all’interno dell’Europa’. Non è andata come speravano, e allora si ripartirà da zero, con circa 80 mila pagine di accordi, frutto di anni di lavoro, che diventeranno carta straccia. Da qui ripartirà Theresa May.

 

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