venerdì, Ottobre 22

La lucida follia del carcere image

0

carcere1 

Si può cominciare con la storia di un detenuto del carcere di Napoli-Secondigliano, Fabio Ferrara. Una storia emblematica, che fa pensare e dice più di cento discorsi, di mille twitter, di “farò” e “prometto di fare” in uno, dieci, cento, mille giorni. Ferrara è doppiamente prigioniero: in cella, e su una sedia a rotelle. Ha uno spazio vitale ridotto, per muoversi si affida ad altri detenuti, a causa delle numerose barriere architettoniche che ci sono in carcere; in ogni carcere. Da sei mesi Ferrara chiede di essere operato, è in sciopero della fame da dieci giorni. Ferrara rivendica in questo modo nonviolento un suo sacrosanto diritto, quello della salute, che lo stato ha il dovere di tutelare proprio perché lo ha privato della libertà. 

Ferrara è sulla sedia a rotelle da diversi anni; è rimasto ferito gravemente al momento dell’arresto per concorso in tentata rapina;  sei giorni di coma, poi si risveglia, ma da quel momento è immobilizzato. Si trova in una stanza dell’infermeria del carcere. Una stanza adatta per una sola persona, sono in due: lui in carrozzina, e l’altro detenuto che gli fa un po’ da badante: lo aiuta a lavarsi, a muoversi, le funzioni più elementari. E’ difficilissima ogni azione quotidiana, anche essere lavato è un’impresa: bisogna salire e scendere le scale, non è in grado di uscire dalla cella autonomamente: bisogna trasportarlo il carcere è pieno di scale, anche per accedere ai colloqui, o andare in bagno. “Lo aiutano altri detenuti”, racconta la moglie Anna Belladonna, “se non fosse così, non potrebbe fare nulla, resterebbe imprigionato in uno spazio che è di tre metri quadri scarsi”.

 “Una condizione disumana”, la definisce Luigi Mazzotta, dell’associazione Radicali Per La Grande Napoli, che ha visitato il carcere di Secondigliano insieme al senatore Luigi Compagna. “Ferrara deve essere operato alla vescica, e attende questo ricovero da oltre sei mesi”. Sono state presentate due istanze per il differimento della pena. Il magistrato di sorveglianza, però, ha rigettato l’istanza in quanto non sussisterebbe “un serio pericolo per la vita o la probabilità di altre rilevanti conseguenze dannose“. Il detenuto, insomma, può essere curato in carcere. Intanto, il ricovero non arriva, la fisioterapia di cui avrebbe bisogno neanche. 

Mio marito piange sempre, ormai ai colloqui non parliamo più”, si sfoga la moglie. “Non si contano più le infezioni e le sofferenze che sta patendo. Dice che questo trattamento è disumano, vuole essere operato, solo questo, ed è per questo che è in sciopero della fame da oltre dieci giorni. Hanno rigettato le nostre istanze, allora provvedano alla salute di mio marito, ma non a chiacchiere. Nei fatti“.

Un’altra storia, viene da lontano, da Cuba;  la raccontano Paolo e Patrizia Brusadelli, genitori di Giulio. Giulio è un ragazzo romano di 34 anni ricoverato all’interno dell’ospedale psichiatrico “Juan Bruno Zayas”; fino a pochi giorni fa era detenuto nel carcere Aguadores di Santiago. Lo scorso 3 marzo la polizia lo trova con 3,5 grammi di marijuana in tasca, l’equivalente di tre, quattro spinelli. Paolo e Patrizia Brusadelli si sono rivolti al senatore Luigi Manconi, nella sua veste di presidente dell’Associazione “A buon diritto”: “Gentile senatore Manconi, siamo i genitori di Giulio Brusadelli e le scriviamo da Cuba. Il 28 agosto, abbiamo incontrato nostro figlio nel reparto psichiatrico dell’ospedale “Juan Bruno Zayas” vicino a Santiago, dove si trova recluso e piantonato. Giulio era in stato catatonico, visibilmente prostrato e depresso, dimagrito in maniera impressionante rispetto al suo peso abituale, incapace di pronunciare parola e di riconoscere i propri genitori. E noi stessi faticavamo a riconoscere lui. Nostro figlio soffre da vent’anni di una sindrome bipolare, maniaco-depressiva, ma mai c’era accaduto di vederlo in una simile condizione. Fino a qualche giorno fa, si trovava detenuto nel carcere della città di Santiago, dopo essere stato arrestato perché trovato in possesso di 3,5 grammi di marijuana; e dopo essere stato condannato a quattro anni per un “traffico” del quale non risulta alcuna prova. Giulio ha commesso un errore ma non può certo, per questo motivo, rischiare di morire. E oggi, dopo averlo visto con i nostri occhi in quello stato, temiamo che ciò possa accadere. Il nostro è un grido di aiuto che rivolgiamo a lei e alle autorità italiane affinché si chieda con urgenza al governo cubano un atto di clemenza per ragioni umanitarie: così che nostro figlio possa tornare immediatamente in Italia, essere adeguatamente curato e scontare la sua pena nel nostro paese. Prima che sia troppo tardi”.

 Storie emblematiche, che fanno pensare e dicono più di cento discorsi, di mille twitter, di “farò” e “prometto di fare” in uno, dieci, cento, mille giorni. Ci sarà mai una slide anche per Fabio Ferrara e per Giulio Brusadelli?

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->