mercoledì, Ottobre 27

La lotta sui mercati globali tra Stato e Finanza

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La concorrenza in campo economico ha raggiunto, oggigiorno, un livello di sviluppo tale che per spiegarla andrebbero usate parole nuove rispetto a quelle che usiamo di solito. Considerata la concorrenza spietata e la sempre più sovraffollata presenza di nuovi attori sui mercati globali, non è errato definire la nostra come l’era della guerra economica. Questo fenomeno è da intendersi come  la strategia e il comportamento aggressivo di qualsiasi raggruppamento umano (impresa, ONG, Stato) per conquistare o proteggere segmenti di mercato.

All’interno della guerra economica una delle battaglie più fondate è sicuramente la minaccia della  guerra monetaria: ogni Stato rimprovera gli altri di utilizzare la propria moneta come un’arma commerciale. Stati Uniti e Cina, i cui rapporti peraltro non sono idilliaci, vengono accusati di manipolare il corso di dollaro e yuan al ribasso affinché le proprie imprese siano più competitive nelle esportazioni . L’idea centrale che si ricava da questa nuova tipologia di guerra  è che Stati e mercati non si capiscono più, e peggio, si combattono all’ultimo sangue.

Ognuno affibbia all’altro la responsabilità della crisi: gli Stati rimproverano ai mercati di giocare agli apprendisti stregoni inventando prodotti finanziari tanto opachi quanto complessi, e quindi non controllabili; i mercati gridano all’irresponsabilità degli Stati che lasciano lievitare i deficit pubblici. Il primo bersaglio degli Stati sono innanzitutto i paradisi fiscali, accusati di prosciugare i conti pubblici.

La Svizzera è stata particolarmente bersagliata dalla rabbia delle grandi potenze occidentali e, con l’intervento delle amministrazioni fiscali tedesca, francese e soprattutto americana, il suo storico segreto bancario è stato molto ridimensionato. Una forte pressione è stata fatta soprattutto sulla banca UBS, che ha dovuto rivelare i nomi dei propri clienti americani ed è stata oggetto di un’inchiesta da parte dell’Autorità di controllo prudenziale (ACP) francese.

Con la vicina Germania, invece, la tensione è arrivata all’apice nella primavera del 2012, quando gli svizzeri hanno emesso dei mandati d’arresto contro gli ispettori fiscali tedeschi, accusati di spionaggio economico e di attentato al segreto bancario. La lotta contro i paradisi fiscali ha certamente fatto alcuni passi avanti, con la limitazione del segreto bancario svizzero ma anche belga, lussemburghese e austriaco; tuttavia è una lotta ancora lungi dall’essere definitivamente vinta. In attesa che il Forum fiscale mondiale entri in possesso dei risultati dell’impegno degli Stati in materia di trasparenza, si stima in più di 10.000 miliardi di dollari il denaro occultato nei cosiddetti Paesi a fiscalità privilegiata.

Secondo uno studio della Banca federale di New York, più di 16.000 miliardi di dollari circolano senza controllo nelle pieghe illegali della finanza americana, il cosiddetto sistema bancario ombra (shadow banking). Invece di riassorbirlo, la crisi ha rafforzato il lato oscuro delle attività finanziarie: spaventate dalle nuove norme di regolamentazione applicate dopo il fallimento di Lehman Brothers.

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