sabato, Settembre 25

La lotta degli agricoltori field_506ffb1d3dbe2

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In Grecia il numero degli agricoltori è tra i più elevati d’Europa, fatta la dovuta proporzione con la popolazione del Paese, e si attesta attorno al 12.4% della forza lavoro. Basti pensare che la media europea si attesta tra il 3.5% e il 5%, secondo gli ultimi dati di Eurostat, per comprendere la portata del settore e cosa può succedere se chi vi lavora entra in collisione con chi legifera nello Stato. Questo è esattamente quanto sta succedendo da mesi nel Paese, dove la Federazione delle Associazioni degli agricoltori ha indetto per tutto il mese di febbraio scioperi a ripetizione e manifestazioni.

L’origine del dissenso si ritrova nella proposta di riforma della spesa pubblica che, dopo aver tagliato radicalmente su istruzione e sanità, prevede un aumento delle imposte sui beni immobili e sui terreni agricoli per rimpolpare le casse dello Stato. Il Parlamento greco ha approvato la legge di bilancio per il 2014 che prevede misure di rigore e una contrazione della spesa pari a 3,1 miliardi di euro. A favore del provvedimento hanno votato Nea Dimokratia e Pasok, componenti della coalizione di governo. Ad opporsi invece è stata Syriza, secondo la quale il disegno di legge è destinato invece ad aumentare il numero delle prime case ipotecate. Questa manovra è stata richiesta dalla Troika (Bce, Fmi, Ue) in cambio di una tranche dei fondi concessi al governo greco, necessari per ridurre il deficit della Grecia e riavviare l’economia.

Ovviamente questa manovra ha scatenato le ire degli agricoltori, già vessati dalla crisi, e certamente non disposti a subire un ulteriore tassazione sulle proprie attività. «Le misure annunciate dal governo» ha detto il presidente della Federazione delle Associazioni degli agricoltori di Larissa, Rizos Maroudas «non soddisfano le nostre principali richieste». Gli agricoltori chiedono infatti un taglio dei costi di produzione tramite la riduzione del prezzo del gasolio per i trattori e della bolletta dell’energia elettrica. Inoltre vorrebbero essere esonerati dall’obbligo di tenere i libri contabili quando il giro d’affari e’ inferiore ai 40mila euro. Per protestare contro questa riforma, e spingere il Ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, a dar loro udienza, molti agricoltori provenienti da tutta la Grecia si sono dati appuntamento a piazza Syntagma, luogo simbolo delle proteste contro le misure di austerità promulgate dal governo. Dopo aver distribuito frutta e arance ai passanti, i manifestanti hanno preso di mira gli agenti che proteggevano gli accessi al parlamento.

La polizia ha prontamente reagito sparando gas lacrimogeni contro la folla ma questo non ha fermato i manifestanti. Tra questi Panagiotis Giogas, un coltivatore di pesche e asparagi che si è fatto portavoce delle istanze dei manifestanti, ha affermato che «Il problema è che già ora non riusciamo a guadagnare abbastanza soldi per mantenere le nostre famiglie, come faremo con nuove tasse?». In Grecia infatti le tasse sono ormai arrivate alle stelle su qualunque cosa, da quelle sulle entrate a quelle sul gasolio necessario ad alimentare i trattori. Paradossale è che anche i combustibili alternativi, come il metano, sono tassati fortemente e dunque disincentivati. Per rendere ancora più forte la propria protesta gli agricoltori hanno poi deciso di bloccare le arterie principali della nazione. Disordini sono scoppiati in seguito all’installazione di blocchi stradali sull’autostrada Patrasso-Pyrgos, nel Peloponneso, e sull’autostrada Atene-Salonicco. Il Comitato di coordinamento nazionale dei dimostranti ha calcolato che lungo l’autostrada Atene-Salonicco e in altri punti della Grecia del Nord saranno istituiti in tutto fra i 30 e i 40 posti di blocco.

Questa virata in negativo sull’agricoltura risulta essere una doccia fredda per gli agricoltori di lungo corso, ma anche per quelli che da poco si erano cimentati nel settore, riscoperto da molti proprio a causa della crisi. L’agricoltura è stata infatti una delle risposte più convincenti all’emergenza occupazionale greca, specialmente tra le giovani generazioni. Come era stato segnalato qualche anno fa da un indagine del New York Times, per sfuggire al precariato ed a lavori scarsamente remunerativi molti giovani sono tornati a coltivare la terra. Emblematico il caso di Nikos Gavalas e Alexandra Tricha, agronomi poco più che trentenni, che hanno deciso di allevare lumache commestibili nell’isola di Chios. Un progetto, non privo di difficoltà, ma innovativo, che li ha visti rimboccarsi le maniche e lavorare sul campo più di quanto avrebbero mai immaginato, essendo in possesso di una laurea. Il loro esempio è stato seguito da tantissimi giovani, e meno giovani (soprattutto neodisoccupati tra i 45 e i 60 anni), che hanno deciso di investire i pochi risparmi rimasti per avviare piccole imprese agricole ed allevamenti.

Questo spirito lo si ritrova anche nell’impresa di un giovane imprenditore greco Dimitris Koutsolioutsos che ha dato vita all’iniziativa Gineagrotis, che tradotto significherebbe ‘diventa contadino’. Alla base di questo progetto vi è un’idea semplice: attraverso il sito da lui creato gli abitanti delle città possono affittare un pezzo di terra da un contadino e dirgli quali tipi di frutta e verdura coltivare, per poi ricevere a casa propria, una volta a settimana, il proprio cestino di prodotti. Interessante è che per i cittadini il risparmio può arrivare addirittura al 70% rispetto ai prezzi dei supermercati, notevole risultato in tempi di crisi in cui una grande fetta della popolazione è costretta a rinunciare anche ai generi di prima necessità. Inoltre, in questo modo, i contadini sanno in anticipo cosa coltivare e cosa di questo verrà venduto, evitando così gli sprechi e garantendosi un reddito stabile e garantito. Questo sito internet, solo nei primi giorni di vita, ha avuto oltre 50 mila visitatori nella sola zona di Atene, e oltre 5 mila di essi hanno reato un account portando Dimitris a dover ampliare il proprio ‘parco agricoltori’.

Queste sono solo alcune delle scommesse vincenti che il comparto agricolo greco è stato in grado di mettere in pratica, dimostrando di essere capace di contribuire alla ripartenza dell’economia in modo significativo. Tra il 2008 ed il 2012, secondo i dati diffusi dalla Confederazione Pan-ellenica delle Associazioni agricole, il settore primario ha infatti generato 32 mila nuovi posti di lavoro. Appare dunque ancor più sconvolgente che oggi si vogliano applicare tasse e tagli drastici proprio ad uno dei pochi settori che ha saputo reinventarsi rapidamente e dare lavoro e prospettive. Una manovra infelice quest’ultima dunque, che gli agricoltori vogliono correggere il prima possibile onde evitare di perdere i progressi fatti sin ora e far progredire il futuro della Grecia a passo di gambero.

 

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