sabato, Ottobre 16

La lontananza dall'intelligence europea

0

I tragici eventi di Bruxelles e prima ancora quelli di Parigi obbligano a riflettere sulla cooperazione tra servizi di sicurezza e  -più in particolare- sugli aspetti legati alla condivisione di informazioni che possano riguardare organizzazioni terroristiche in giro per il mondo ed il Europa in particolare.

L’argomento risulta essere assai complicato e presenta più sfumature di quanto si possa immaginare: in un’epoca storica in cui gli studiosi di settore ipotizzano l’individuazione di sistemi di condivisione informativa tra pubblico e privato sembrerebbe quasi scontato pensare che agenzie di sicurezza e servizi di intelligence si parlino costantemente ed in maniera strutturata. La realtà è, però, ben differente e resa più complicata da una serie di ostacoli e frapposizioni che limitano la circolazione delle informazioni a livello sovranazionale.

In questo momento storico l’idea un’intelligence europea è praticamente inimmaginabile. La causa principale di tale situazione è riconducibile al forte carattere nazionale ed all’idea di sovranità statuale che da sempre caratterizza l’operato delle agenzie di intelligence e delle forze di sicurezza di tutti i Paesi europei. Il processo di superamento di tale frammentazione durerà ancora parecchio, poiché direttamente correlato alla disgregazione materiale che permea tutt’oggi le istituzioni dell’Unione.

Detto ciò, bisogna affrontare con onestà e coerenza il tema centrale delle falle nel confronto tra i sistemi nazionali di intelligence, vale a dire il valore essenziale delle informazioni e l’utilizzo che di queste viene fatto.
Sebbene esistano tecniche e processi condivisi a livello scientifico che definiscono il cosiddetto ciclo intelligence (dalla ricerca alla disseminazione delle informazioni), i punti di divergenza tra i vari ordinamenti nazionali continuano ad essere significativi. In ogni Paese esistono servizi d’informazione e forze di Polizia con organizzazioni e obiettivi differenti. Persino il linguaggio tecnico adoperato risulta essere non omogeneo e rispondere a canoni disallineati.

Ciò che emerge dall’attuale organizzazione dei sistemi di controterrorismo in giro per l’Europa e nei singoli Paesi è la netta frammentazione tra organi e strutture con competenze differenti e generalmente facenti capo a più poteri dello Stato (Esecutivo da un lato e giurisdizionale dall’altro). Tale situazione determina una prima dispersione informativa a livello nazionale e contribuisce a viziare i processi di condivisione a livello europeo.

Una possibile risposta a tale problematica potrebbe pervenire dalla comparazione con altri sistemi in cui la raccolta informativa e la condivisione dei risultati ottenuti rivestono un ruolo centrale. Negli USA, ad esempio, l’attuale network di interconnessioni tra le numerosissime agenzie governative e non governative che trattano informazioni sensibili è il risultato di anni di perfezionamento e ormai da tempo si è deciso di puntare sull’idea del necessario bilanciamento tra need to know e need to share, affinché qualunque agenzia che necessiti di reperire informazioni su un determinato tema (in ambito terroristico prima di tutto) sia posta nelle condizioni di fornire e ricevere informazioni.

In Europa siamo ben lontani dalla possibilità di strutturare un sistema così articolato di ricerca, raccolta e disseminazione/condivisione tra apparati deputati ad assicurare la sicurezza nazionale ed è necessario maturare una cultura della sicurezza che vada in questo senso.

Alcuni passi sono stati fatti e proprio l’Italia può vantare un primato in tal senso. E’ recente l’introduzione formale del cosiddetto ‘need to share’ tra i principi fondanti che regolamentano la tutela amministrativa delle informazioni classificate e a diffusione esclusiva a livello nazionale, così come da tempo si investe nella cultura della condivisione, anche grazie all’esperienza pluriennale che il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e le altre istituzioni nazionali hanno potuto perfezionare negli anni addietro.

L’obiettivo di una corretta e piena condivisione a livello europeo delle informazioni raccolte va, dunque, perseguito mettendo in essere graduali tentativi di unificazione delle procedure interne e delle ripartizioni di competenze tra i vari organi coinvolti nell’antiterrorismo ed investendo, in prospettiva, nella formazione dei futuri operatori del settore, che dovranno essere formati nell’idea che la condivisione delle informazioni sia un’indispensabile opportunità e non un obbligo cui adempiere formalmente.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->