lunedì, Ottobre 18

La longa manus Usa dietro la ‘guerra al contante’ in India

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In India, uno dei più entusiasti sostenitori del progetto si è rivelato Raghuram Rajan, professore di economia presso l’Università di Chicago e capo economista del Fondo Monetario Internazionale che ha ricoperto il ruolo di governatore della Reserve Bank of India dal 2013 al 2016. Uno studioso profondamente legato alla ‘scuola di Chicago’ che sostiene, conformemente alla visione introdotta da Milton Friedman, l’applicazione delle politiche di austerità introdotte in Europa sulla base degli studi (errati) del suo collega Kenneth Rogoff. Posizioni che gli hanno garantito il favore della grande finanza internazionale ma che l’hanno allo stesso tempo reso molto impopolare tra gli imprenditori legati all’economia reale. Rajan è inoltre considerato un uomo di fiducia dell’oligarchia finanziaria euro-statunitense, al punto da indurre l’ex ministro del Commercio Subramanian Swamy a dichiarare che «faceva riferimento soprattutto agli occidentali, ed in India ai settori trapiantati legati a doppio filo all’Occidente». Secondo alcuni, la decisione di Rajan di non ricandidarsi a banchiere centrale dell’India è dovuta molto più alla prospettiva di ereditare il ruolo di direttore del Fondo Monetario Internazionale da Christine Lagarde che alle fortissime critiche piovute sul suo operato da quasi tutto lo spettro politico indiano. Eppure, come ha scritto l’economista Norbert Häring, «a nessuno che fosse coinvolto da vicino nella faccenda poteva essere sfuggito che ciò avrebbe provocato un periodo estremamente difficile, specialmente per la maggior parte degli indiani poveri residenti nelle campagne, falsamente designati come gli ipotetici beneficiari della campagna di integrazione finanziaria. Usaid ed i suoi partner avevano analizzato a fondo la situazione e nel rapporto Beyond-Cash si poteva leggere che il 97% delle transazioni erano condotte in contanti e che solo il 55% degli indiani erano titolari di un conto in banca. Sapevano anche che persino tra questi ultimi “solo il 29% lo aveva utilizzato negli ultimi tre mesi” […]. Quando il disastro si è verificato, è stato chiaro a tutti quanto falsa fosse sempre stata la chimera dell’integrazione finanziaria mediante la digitalizzazione dei pagamenti e la limitazione del contante. Molto semplicemente, nessun mezzo di pagamento può competere con il contante nel permettere a chiunque di agire nel mercato senza ostacoli. Ma per Visa, Mastercard e gli altri fornitori di servizi di pagamento […], l’assalto al contante si rivelerà quasi sicuramente un grande successo, in quanto suscettibile di incrementare progressivamente i pagamenti digitali all’interno del ‘teatro di prova’ designato. Alla luce delle perdite subite, gli imprenditori che possono ancora permetterselo si attrezzeranno con ogni probabilità per accettare pagamenti digitali. Mentre i consumatori, con le attuali restrizioni sul denaro contante, si vedranno costretti a munirsi di carte di credito».

L’interesse economico dei colossi delle carte di credito costituisce quindi una delle principali ragioni alla base dell’appoggio fornito dagli Stati Uniti all’esperimento indiano, che si inserisce nell’ambito di una ben più ampia e generalizzata ‘guerra al contante’. A livello strategico, tuttavia, l’obiettivo fondamentale sembra essere quello di conferire alle agenzie statunitensi un formidabile strumento di controllo sui miliardi di transazioni che avvengono quotidianamente in tutto il pianeta. Un’arma che va a consolidare il predominio sul sistema finanziario mondiale che gli Usa sono in grado di esercitare fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale grazie al ruolo di moneta di riferimento per i pagamenti internazionali di cui è titolare il dollaro.

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