sabato, ottobre 20

Renzi: la logica distruttiva degli ex bambini viziati Gli ex bambini viziati in genere sono molto ambiziosi e non sopportano il contenzioso; purtroppo, però, a un certo punto il banco salta e il re diventa nudo

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La differenza che salta subito all’occhio tra un bambino trascurato e un bambino viziato consiste nel fatto che il primo si sente sempre in colpa, pensa di essere responsabile di tutto ciò che di negativo accade nell’universo, anche quando non c’entra nulla. È ingeneroso con se stesso. Al contrario, il bambino viziato ritiene che la colpa sia perennemente del prossimo, così, già che c’è, si toglie anche il disturbo di porsi qualche salutare domanda sul proprio conto.

Lascio al lettore l’incombenza di collocare Matteo Renzi nell’una o nell’altra casella. Non mi pare un compito difficile, basta guardare la desertificazione del Pd e la frantumazione inarrestabile della galassia progressista, che evidentemente al suo centro non contiene un corpo celeste tanto autorevole e attrattivo da tenerla insieme, bensì una strana e gigantesca sfera che pare avere sovvertito le leggi gravitazionali, respingendo i pianeti circostanti.

Gli ex bambini viziati in genere sono molto ambiziosi, vogliono sempre essere i primi, e per realizzare questo scopo usano tutti i mezzi a loro disposizione. Se poi, come mi pare accada nel caso di specie, percepiscono intimamente di non essere abbastanza dotati per l’impresa e che il loro talento non è pari all’ambizione smisurata che li consuma, allora mettono sul tavolo l’arma letale, quella più tipica del loro stile di vita, abbassare gli altri, rottamarli o cercare di farlo. L’illusione è che abbassando il prossimo, per contrasto loro risultino più alti. Un effetto ottico, ma loro sono maestri degli effetti ottici. Certe ossessioni nascono proprio da tali premesse, e favoriscono approcci supponenti e distruttivi.

L’ex bambino viziato non sopporta il contenzioso, insolentisce i malcapitati che rifiutano la sottomissione all’unico padrone e signore. La folla che si vede intorno a lui rappresenta solo un fondale scenografico, se non ci fosse sarebbe la stessa cosa. Come il padre di Franz Kafka, il diritto dei bambini viziati non è fondato sul pensiero (ossia su un’oggettiva superiorità), ma sulla persona (cioè sul fatto che loro sono loro). La stessa pretesa del Marchese del Grillo.

Purtroppo, però, a un certo punto il banco salta e il re diventa nudo. Accade quando bisogna passare dalle battute a qualcosa di concreto, qui viene a mancare la benzina e la macchina si ferma, anche perché gli ex bambini viziati si circondano di persone complementari, che quale unica dote possono esibire la fedeltà al capo e pochi altri talenti.

Le predette amenità sono mirabilmente esemplificate in due interviste del Ministro Carlo Calenda. Durante la prima, rilasciata a Gianni Minoli, aveva definito Matteo Renzi poco incline agli approfondimenti. Tecnicamente, dunque, un superficiale. Non ci furono risposte, forse era difficile articolarle, si sarebbe dovuto negare l’evidenza. Nei giorni scorsi, il Ministro si è concesso un bis, se possibile ancora più roboante, affermando, stavolta su ‘L’Espresso‘, che se ti permetti di fare osservare all’attuale Segretario del partito democratico che sta sbagliando, diventi subito suo nemico.
È esattamente ciò che si diceva prima. Non solo, il Ministro definisce, nel corso della medesima intervista, il Partito Democratico «un circolo chiuso».

Mi pare che tali affermazioni non siano affatto acqua fresca, anzi il combinato disposto delle due interviste tratteggia il ritratto di un politico, parliamo del Segretario del Pd, con limiti personali e politici piuttosto vistosi. Limiti che l’elettorato pare avere oramai registrato in maniera chiara, come dimostra il calo progressivo nei sondaggi di questi mesi, culminati (si fa per dire) pochi giorni orsono, con un quasi 23% che toglie il sonno (non agli ex bambini viziati ma ai progressisti che amano il Paese). A tutto questo, come rinforzo, va aggiunto il crescente consenso che si condensa sulla figura di Paolo Gentiloni, promosso a furore di popolo da (presunto) grigio comprimario a Presidente del Consiglio ideale, oscurando l’uomo che voleva dare una lezione agli infedeli incapaci di amarlo al primo colpo. Matteo Renzi sta mostrando di essere un politico sopravvalutato, che deve molto alle sue trovate autopromozionali.

Confesso di non avere alcuna simpatia verso la maggior parte dei suoi avversari interni, a cominciare da Massimo D’Alema il quale, se possibile, è persino peggio, ma credo di capire l’animosità di cui Matteo Renzi è bersaglio. Deve essere parecchio complicato avere a che fare con una persona dal livello di autostima così ingiustificatamente ipertrofico e che appena apre bocca procura smottamenti e slavine. Penso al giorno della nomina di Pietro Grasso alla guida di Liberi e Uguali, ebbene una persona con un minimo di maturità, con un briciolo di senso di responsabilità, avrebbe fatto gli auguri al nuovo interlocutore, auspicando un incontro e la ricerca qualche punto di comunanza, nell’interesse dei cittadini italiani. Invece, anche stavolta, l’uomo di Rignano non si è trattenuto, lanciandosi in un’affermazione temeraria. «Comanderà D’Alema».

È presto per dire quale sia effettivamente la dote politica dell’attuale Presidente del Senato, ma a occhio e croce mi pare di potere affermare che sotto il profilo umano vi siano evidenti differenze qualitative, e non direi a favore del rottamatore, un prodotto di rapido consumo, inventato dall’esagerata mistica di sé nonché dai tanti entusiastici cantori. Ora la situazione si è fatta difficile, è tempo che coloro cui dobbiamo il regalo, si diano da fare per trovargli qualcosa di cui occuparsi. L’esperimento sembra essere abortito ed urgente portare i reperti in magazzino.

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