giovedì, Giugno 24

La libertà è un invito L'Uomo al centro del pensiero

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Aldo Masullo (filosofo)

La libertà nasce dalla coesistenza di culture differenti. Oggi è la giornata mondiale della diversità culturale, del dialogo e lo sviluppo e l’Unesco la dedica al valore dell’incontro con l’Altro. Questo incontro ci rende liberi, pertanto abbiamo scelto di parlarne citando il filosofo Aldo Masullo.

Il suo intervento, dal quale sono estratti i brani seguenti, è stato pronunciato nella sede romana del CNR il 15 maggio scorso, dopo la proiezione del  film-cortometraggio ‘Da Sud. Uno sguardo sulla nostra storia’. A questo film  (regia di Lamberto Lambertini e montaggio di Carlo Sgambato), non ancora distribuito, e nel quale il prof. Masullo recita un ruolo da protagonista, daremo spazio in futuro.

Il prof. Masullo ha parlato di libertà, di incontro con l’Altro, della centralità dell’essere umano. Ne proponiamo alcune citazioni per spiegare come il genere umano abbia il bisogno di non perdere la varietà del patrimonio di culture esistenti nei diversi luoghi del pianeta. Questo patrimonio somiglia a un bosco di alberi, ciascuno dei quali mette radici in un punto preciso, ma ha bisogno di tutti gli altri per svolgere il suo ruolo nell’insieme delle regole strutturate della realtà. Uno e molteplice, unico e irripetibile, al tempo stesso soggetto e oggetto di osservazione e ricerca, così è anche l’essere umano. La curiosità di sapere, che lo spinge alla ricerca, genera la società civile (l’uomo sta alla società civile come il bosco all’albero).

Esordisce il prof. Masullo: “Si può avere anche cento anni ed essere giovani. La gioventù è una qualità morale, è la capacità di continuare a vivere rispettando le regole della vita e restando sempre attratti dalla curiosità di capire”. Una curiosità duale, perché “non si può non tener presente che [l’uomo] è il centro singolarmente attivo e passivo, colui che cerca e ciò di cui si cerca. In ciascuno di noi ci sono i minerali, i vegetali, ci sono i movimenti dei corpuscoli elettronici. Quando noi cerchiamo di capire cos’è il mondo non possiamo farlo se non a partire dall’uomo“.

Bisogna dunque e prima di tutto scrutare dentro noi stessi. Nosce te ipsum, conosci te stesso, significa solo che dobbiamo capire ciò che siamo prima di poter studiare qualunque altra cosa. “Perfino un papa, attualmente in pensione, scrisse (prima del Concilio Vaticano II) che “per poter capire Dio bisogna cominciare col capire l’uomo””.

L’uomo, straordinaria mescolanza di luci e ombre, lo può studiare chiunque, a partire da sé stesso. L’ombra è il necessario complemento della luce, oggetto imprescindibile della conoscenza, e non è stata mai trascurata dai grandi pensatori del passato (da Platone a Giordano Bruno): “…le rappresentazioni sono ombre, e non parlano immediatamente per sé stesse, ma per ciò che si intende investigare e chiarire”. L’ombra è un’evocazione, un “invito a volare”, perché guardarla implica un rifiuto all’indifferenza. “…quando si è vecchi passa la voglia di cercare, e passa anche la voglia di agire. E noi diventiamo indifferenti, come ho detto in un libro sull’indifferenza (Paticità e indifferenza, coll. Opuscula, Il Nuovo Melangolo, 2003)”. Ma che cosa significa essere indifferenti? “…significa essere incapaci di cogliere le differenze. Filosofia, scienza e qualsiasi altra forma di sapere sono invece caratterizzate dalla opposta volontà di coglierle”.

Il 21 maggio è la giornata della diversità culturale, per il dialogo e lo sviluppo. Siamo partiti dal valore della differenza, la dinamica del dialogo la può misurare, su tale misura si creano le condizioni dello sviluppo umano: per conoscere sé stessi bisogna anche essere capaci di discernere il bene e il male. Chi lo sa fare? Lo sa fare il filosofo: “La parola filosofo deriva dall’unione tra philia (φιλία) e sophos (σοφος). Il sophos nella Grecia arcaica era l’annusatore, quello che assaggiava il vino e assaggiava l’olio, di cui la Grecia era grande produttrice. Assaggiare significa non solo godere, e qualche volta anche non è piacevole, ma soprattutto vuol dire distinguere il positivo dal negativo, il bene dal male, ciò che è buono da ciò che è cattivo“.

Dunque ogni uomo è filosofo: La filosofia è la scienza stessa della vita. Quella che tutti noi, qualunque mestiere facciamo, non possiamo non coltivare dentro di noi”. Se definire la filosofia è una questione filosofica, proviamo a guardare la questione sullo sfondo della storia: “Immaginate il saltatore, colui che deve fare la corsa. C’è un attimo in cui egli si tende con tutto il suo corpo, con tutta la forza della sua mente (le due cose non si possono separare) per fare lo scatto. La storia è fatta di punti di partenza, ma purtroppo anche di punti di arrivo. Non c’è nulla di male, ma i punti di arrivo troppo spesso sono fallimentari”. La storia è anche un percorso di conoscenza, nel quale a un certo punto l’uomo si è ritrovato da solo. Un grosso problema, perché se non conosciamo noi stessi, non potremo incontrare l’altro, ma senza incontrare l’altro, dunque restando soli e isolati, non sapremo definire noi stessi. L’uomo è singolare e plurale, oggetto di ricerca e soggetto che ricerca, si muove tra caso e necessità.

“Rileggevo l’altro giorno una pagina da Il caso e la necessità di Jacques Monod: “L’uomo a questo punto si è accorto e non può più fingere di ignorare che egli nell’Universo è solo””. Cosa intendeva il Nobel Monod con questa affermazione? Alludeva alla tensione che anima la ricerca di un confronto, “Perché se io sono solo ho un disperato bisogno di incontrare qualcun altro. Se noi rimanessimo chiusi nel nostro isolamento non capiremmo neppure l’inizio di noi stessi, non avremmo da confrontarci”. Senza confronto, non c’è riconoscimento, continua Masullo citando Hegel nella Fenomenologia dello spirito: Io non sono nulla se non vengo riconosciuto, ma non posso essere riconosciuto se non c’è qualcuno che mi riconosce”.

Ecco, di nuovo, che abbiamo bisogno dell’Altro: da ascoltare e capire. Un Altro che, a sua volta, ci ricambia ascoltandoci, cercando di capire ciò che diciamo, affinché entrambi possiamo uscire dall’isolamento. La volontà di non essere isolati, tema filosofico ma anche storico, caratterizza molte fasi della storia, per esempio “Il Risorgimento a sud comincia dal bisogno del popolo meridionale di incontrare altri con i quali tentare una lingua comune e attraverso di essa una comune ricerca di ciò che rende significativa la vita dell’uomo, che lo rende capace di essere nuovamente il centro dell’Universo”.

L’emancipazione degli individui e dei popoli, la centralità umana, l’integrazione dei livelli della conoscenza sono anche temi attuali, fondamentali per una società che ambiziosamente si auto-definisce “della conoscenza”. Come può l’uomo riprendere posto al centro del pensiero e delle elaborazioni collettive? Anche riconoscendo la “dimensione della storia che spesso nel nostro ipocrita amore per l’eroismo e la solennità viene trascurato. La Storia con la “s” maiuscola, quella dei condottieri, è fatta con tante storie con la “s” minuscola. È fatta di tutte le storie di quelli che muoiono, che vedono le proprie case distrutte, che sono costretti ad azioni che non vorrebbero fare. La storia è fatta di questo”.

La storia è anche guardarsi intorno, tenendo conto la diversità tra le culture come somma delle interpretazioni individuali applicate ad una realtà molteplice. Così la diversità culturale è tanto necessaria “per l’umanità quanto la biodiversità lo è per la natura (…); è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale”. (Art 1 e 3 dalla Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, Unesco, 2001, pilastro essenziale della Convenzione del 2005 sulla diversità delle espressioni culturali).”

Su tale diversità tra le culture poggia il diritto umano alla libertà e alla pace. La Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale fu approvata dall’Unesco perché il dialogo con l’Altro è il presupposto indispensabile per proteggere le culture e gli esseri umani dagli integralismi degli scontri di civiltà (la Dichiarazione fu conclusa all’indomani dell’11 settembre).

Per incontrare l’altro, “per sapere ciò che lui dice, per capire ciò che non sappiamo – conclude il prof. Masullo – ci vuole un atteggiamento che non può essere servile, ma neppure di prevaricazione. Gli altri si conquistano semplicemente con l’invito a conversare”. In questo stesso modo si acquista la libertà: “Giovanni Amedeo Fichte diceva che “la libertà è come un invito” e non ci è data naturalmente, non ci è consegnata per dono da nessuno, ma quando un altro, già libero, ci invita ad esserlo anche noi”.

 

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