sabato, Luglio 31

La libertà di Zan, quella dei tipi in mutande, … e poi Papa Francesco Se non fare il gesto della genuflessione non è una dichiarazione di razzismo, perché non osannare all’omosessualità dovrebbe voler dire essere ostile agli omosessuali? Non è egualmente manifestazione di libertà di pensiero?

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Scrivevo l’altro giorno, sommerso dalla folla dei giornalistoni che sanno tutto e dei professoroni che ne sanno anche di più, che l’iniziativa del Vaticano nei confronti del disegno di legge Zan non era –ripeto non era- contro gli omosessuali, ma contro alcune sciocchezze e volgarità contenute in una legge sciatta e mal fatta, dannosa a tutti.
Scrivevo anche che quella nota andava letta attentamente e non appariva per nulla, anzi, non era affatto una interferenza nella nostra laicità di Stato sovrano, come ha affermato sciattamente lo stesso Enrico Letta, che avendo, dice, insegnato in Francia dovrebbe sapere cosa si intende per laicità, cosa si intende per sovrano e cosa si intende per ‘pacta sunt servanda’: i trattati vanno rispettati.

La posizione di Papa Francesco era chiarissima sin da quando, sull’aereo che lo riportava in Italia da Rio de Janeiro, aveva detto, a proposito degli omosessuali, «chi sono io per giudicare?». Una frase da non lasciar cadere come una battuta casuale, perché, a mio parere, di grande profondità teologica. Vuol dire quella frase che, posto che vi siano delle persone la cui natura sinceramente (è ovvio che la sincerità è alla base di tutto) non si sente coerente con la forma effettiva del corpo, nulla esclude che questa situazione sia voluta, o prevista, ma comunque non impedita da Dio, che l’uomo lo ha creato. Che, cioè, ha creato anche l’omosessuale, posto che certi atteggiamenti siano sinceri. Anche lo storpio allora? Certo, anche lo storpio, il nero o quel che volete. Non sto bestemmiando, tranquilli, non sto inventandomi un determinismo becero che non esiste, sto solo dicendo che se l’origine è lì, tutte le varianti che scaturiscono, lo ripeto ‘sinceramente’, da lì, sonopreviste‘. Anche Caino è figlio di Dio, o sbaglio?
Che, poi, è un modo per dire che l’omosessuale non è un malato, ma è una forma di manifestazione della natura umana -sempre che e quando sinceramente espressa.

Pertanto, la nota del Vaticano va presa per quello che è: una richiesta di valutare laformadella legge, o meglio, talune sue espressioni, per evitare che, nel praticare la propria fede e i propri riti i cattolici potessero essere accusati del nuovo reato. Non si pronunciava nemmeno sulla assurdità di costruire in continuazione figure giuridiche funamboliche, quando basterebbe leggere la nostra Costituzione per capire che non ce ne è bisogno.

E dunque, secondo me, Francesco, proprio perché ha visto il polverone immondo suscitato dalla nota, nelle scorse ore ha deciso di rendere pubblica una lettera inviata al gesuita James Martin, che svolge il suo apostolato tra le persone Lgbt, nella quale scrive testualmente: «Prego per i tuoi fedeli, i tuoi ‘parrocchiani’, tutti coloro che il Signore ha posto accanto a te perché tu ti prenda cura di loro, li protegga e li faccia crescere nell’amore di nostro Signore Gesù Cristo».
Si tratta di una lettera, ‘sfuggita’ via Twitter, dal Papa in persona diretta ad un sacerdote noto proprio perché accoglie, protegge -il Papa direbbe ‘ama’- il suo prossimo omosessuale. E lo ama, esattamente nello spirito di Francesco, anche l’omosessuale è voluto da Dio, o, se preferite usare parole più vicine al lessico di Francesco, Dio è Padre di tutti, nessuno escluso.

Ma non basta. La lettera è di qualche giorno successivo alla consegna della nota del Vaticano e alla voce lasciata circolare che quella nota eravolutadal Papa in persona.
Una volta di più, se prima di parlare a vanvera, prima di gridare allo scandalo, alla lesione della sovranità nazionale, si riflettesse.  Perfino Luigi Di Maio, il sottoscrittore della lettera di suzeraineté dell’Italia agli USA (di cui in questi giorni si vedono i primi grossi risultati) ha discettato sulla cosa parlando di difesa della sovranità e baggianate del genere.
Dunque il Papa, con la consumata espertissima e sottilissima diplomazia vaticana, da un lato chiede al Governo italiano di non fare fesserie (sì, in Vaticano direbbero in altre parole, ma il senso è quello), dall’altro spiega che non ce l’ha -la Chiesa e quindi il Papa … anzi. il contrario- con gli omosessuali e chi li difende, ma solo con la richiesta, implicita, di rinunciare a talune espressioni e preghiere e discussioni, proprie della cattolicità.
Non si tratta -lo scrivo a beneficio dei politicanti italiani- di un colpo al cerchio e uno alla botte -come sarebbe, anzi è, nello stile della nostra politica da quattro soldi e ne vedremo un esempio alla fine di questo articolo- ma di un insegnamento profondo, ma chiarissimo e trasparente.
E l’insegnamento si sostanzia in quella frase secca, breve, ma come tutte le cose dette da uomini veri e sani, e dette in breve, contengono gocce di saggezza e di ragione alta, ovviamente, purtroppo, irraggiungibile dai nostri politicanti. Insegnamento che si sostanzia nel chiedere all’Italia di non fare una legge tale che se si parla a Messa o altrove di Sodoma e Gomorra non si rischi di finire in galera, o se si ‘celebra’ la giornata dell’omosessuale, rifiutarsi di parteciparvi non voglia dire essere ostile agli omosessuali, ma semplicemente di avere remore personali, ma non di ostilità. E, di nuovo ne vediamo subito un esempio di belluina ipocrisia.

Insomma, cari politicanti da strapazzo, guardate bene. Avete straparlato e condiviso in gran parte, o comunque non avete protestato, l’ignobile decisione di quei tipi in mutande che giocano a palla di non fare il gesto della genuflessione. Non avete affermato che il mancato gesto era una dichiarazione di razzismo. Insomma, scusate: se uno si inginocchia per manifestare contro il razzismo e l’altro no, uno è legittimato a pensare che quello che non si inginocchia sia razzista. Ma no, avete detto, politicanti e giornalistoni italici, che l’assenza di quel gesto è solo manifestazione di libertà.
E infatti, neanche a farlo apposta ‘esce’ una fondamentale comunicazione dei calciatori italiani di Roberto Mancini, secondo la quale non si sono inginocchiati perché gli avversari non lo facevano, ma si inginocchieranno la prossima volta, ma non per ricordare il razzismo, del quale, a quanto si capisce, non gliene frega nulla, ma per … solidarietà con gli avversari che si inginocchieranno …. forse per allacciarsi le scarpe? La nota ufficiale espressa, infatti, da un certo Chiellini: «la squadra si inginocchierà per solidarietà con gli avversari, non per la campagna in sé, che non condividiamo. I giocatori austriaci non si sono inginocchiati e i nostri sono rimasti in piedi. Se quelli del Belgio lo faranno, anche i nostri saranno solidali con loro», ma il tema: «sarà al centro di iniziative apposite, messe in atto dalla Federcalcio». Insomma, allo stato degli atti, si dovrebbe dedurre, che i nostri amati giocatori sono razzisti, ma, come sempre, disposti a seguire l’andazzo altrui.
Bene. E perché non osannare all’omosessualità dovrebbe non essere egualmente manifestazione di libertà di pensiero?
Questo è il punto di fronte al quale il Papa vi ha messi. Vi ha chiesto, cari politicanti, di essere liberi sempre, non solo quando vi fa comodo o quando vi piace coartare la libertà altrui.
Leggete … il Vangelo?, no, leggete la Costituzione e cercate di uscire dalla buffonesca ipocrisia della quale siete intrisi.
Purtroppo è così. Spesso questo è lo spirito, infame, del nostro popolo, pressappochista, superficiale, scaricabarilesco, ipocrita, ambiguo, privo di idee, figuriamoci gli ideali! Quella gente in mutande pagatissima è spesso esempio, seguito, degli italiani. Che speranze ci sono che si possano capire le mirabili parole del Papa? E non si possono nemmeno scomunicare!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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