venerdì, Settembre 17

La lezione di Hardik

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New Delhi – La comparsa di Hardik Patel quale nuovo leader della prospera ‘comunità di Patel’ nello Stato di Gujarat non è necessariamente uno sviluppo negativo per la democrazia indiana. Le sue richieste prevedono che i Patel, alla stregua delle altre classi umili, debbano ottenere dei posti agevolati per lavori governativi e nel campo dell’istruzione. Sostiene, inoltre, che la sua comunità non opterà per delle agevolazioni se tale sistema sarà abolito del tutto. Numerosi critici politici potrebbero rigettare la richiesta di Hardik, ma a mio avviso, egli dovrebbe essere apprezzato quantomeno per averci fatto riflettere su un dibattito di lunga data, ossia quello sul sistema dei posti agevolati.

L’idea di base dietro i posti agevolati consisteva nel fatto che questi ultimi servissero per rendere giustizia ad alcune classi della società – Caste Inventariate (“intoccabili” secondo le pratiche perverse insinuatesi nell’Induismo durante il Medioevo) e Tribù inventariate (coloro che letteralmente conducono vite separate nelle foreste, lontano dalla società). Di conseguenza, in base alle leggi, queste due comunità avrebbero dei posti agevolati nell’istruzione e nei posti di lavoro di circa il 23% di questi ultimi. Ma tali leggi dovevano essere temporanee e valide per un periodo di 10 anni fino al 1960. Tuttavia, da allora sono poi state prorogate ogni dieci anni; ora sarebbe, infatti, impensabile che esse cessino di essere valide, nemmeno fra 1000 anni, almeno stando alle tendenze politiche predominanti.

Successivamente le caste di mezzo hanno richiesto una maggiore rappresentanza in Parlamento e sotto lo slogan di ‘giustizia sociale’ hanno letteralmente preso un ulteriore 23% dei posti riservati nel campo dell’istruzione e nei posti di lavoro nella categoria di ‘classi arretrate’. In realtà, se non fosse stato per la Corte Suprema, esse avrebbero ottenuto una maggiore percentuale, – la Corte ha limitato la quantità di posti riservati al 50%, lasciando il 50% rimanente aperto ai concorsi pubblici. Questa direttiva della Corte ha irritato i leader delle caste volendo questi ultimi eliminare il limite del 50%. Inoltre, altri Stati hanno ideato nuovi sistemi – quote rosa, quote per disabili – per aumentare il limite dei posti riservati secondo le loro rispettive giurisdizioni.

Il sistema dei posti riservati è degenerato in una misura tale che ora ci sono richieste di posti riservati anche per le minoranze (in particolare i musulmani). Sostenitori delle quote vorrebbero che i posti riservati fossero estesi anche al settore privato. Richieste più pericolose a tal proposito prevedono che ci siano posti riservati non solo per entrare nelle scuole e ottenere dei posti di lavoro ma anche per raggiungere delle promozioni nel lavoro – ciò implica che una persona che ottiene un posto di lavoro attraverso le quote sostituirà il suo superiore senza sforzo.

Le conseguenze della politica delle quote in India sono state rischiose per più di una ragione. La qualità e l’efficienza sono in pericolo. Di recente mi sono imbattuto in una storia – un importante sostenitore della politica delle quote, membro del Parlamento, è andato in ospedale per un controllo ma ha insistito affinché non fosse visitato da un dottore che aveva ottenuto quel posto attraverso il sistema delle quote! In realtà, quella storia non è così diversa da altre in cui persone evitano dottori o ingegneri, e studenti non scelgono dei corsi tenuti da professori che hanno avuto quel posto grazie alle quote. In secondo luogo, la politica dei posti riservati ha generato situazioni paradossali nel senso che la maggior parte delle strutture con posti riservati è stata presa o monopolizzata da coloro che avevano già un buon lavoro o una buona posizione (élite tra i cosiddetti discriminati – burocrati e politici di livello alto), negando quelle stesse agevolazioni a chi ne aveva veramente bisogno.

In terzo luogo, abbiamo politici come Sharad Yadav, secondo i quali ogni comunità deve avere dei posti riservati in proporzione al suo numero reale. La logica perversa di Yadav implica che coloro che scelgono di formare famiglie meno numerose andrebbero puniti, non premiati. E che il talento e il duro lavoro sono inutili e coloro che ne sono in possesso andrebbero condannati. La tesi di Yadav è “produci quanti più figli puoi, non istruirli adeguatamente ma chiedi allo Stato un lavoro per loro anche se non sono abbastanza capaci”. Se questa tesi viene messa in pratica, sarà l’inizio della fine dell’India moderna. Saranno da dimenticare tutte quelle proiezioni e teorie di un India che sta emergendo come principale potenza globale.

Infine, ci sono state numerose discriminazioni al contrario a causa della politica delle quote. A persone con talento, molte delle quali economicamente più povere dei loro colleghi che usufruivano del sistema delle quote, sono state negate le ammissioni in scuole o collegi e virtualmente erano fuori dalla corsa per i posti di lavoro. Dato che, tutto sommato, in un paese in via di sviluppo come l’India è lo ‘Stato’ a rappresentare il maggior datore di lavoro e la più importante fonte di istruzione (scuole e collegi finanziati dal governo). E in questo settore, più della metà dei seggi o dei posti di lavoro disponibili va a coloro che godono dei posti riservati. Naturalmente, vi sono risentimenti diffusi. Infatti, il nuovo fenomeno di Hardik Patel è un riflesso di questo fenomeno. Come un importante sostenitore di Patel ha detto alla stampa di recente: «Se non abbiamo i posti riservati, i nostri figli non saranno ammessi nelle scuole e privati così di un’istruzione!».

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