martedì, Settembre 28

La lezione dei Boscimani L'antico popolo del Kalahari non si arrende alla persecuzione

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Capanna di boscimani

Se un giorno noi, nelle nostre città, ci trovassimo senza corrente elettrica e senza acqua corrente anche solo per pochi giorni, moriremmo a migliaia, forse a milioni, incapaci di procurarci il necessario per sopravvivere. Ma popoli indigeni come quello dei Boscimani, detti anche San o Basarwa, hanno fatto della sopravvivenza una arte perfetta, in condizioni ambientali estremamente inospitali: il deserto del Kalahari, la loro terra ancestrale.

Jumanda Gakelebone, leader e attivista boscimane, mi accompagnò un paio di anni fa nella sua terra, arida e spoglia, con tratti di boscaglia animati da gazzelle, zebre, giraffe. Mi fece fermare il fuoristrada al villaggio di Mothomelo, alcune capanne attorno a un grande albero, dove ebbi il grande piacere di distribuire agli abitanti alcuni generi di conforto  -acqua, latte, olio, farina, zucchero-  dopodichè ci sedemmo all’ombra, sotto l’albero, il centro della comunità, fonte di frescura e riposo. Bambini con la panciotta gonfia da malnutrizione giocavano con dei rametti e dei sassolini; una donna anziana spolpava brandelli di carne dalla testa di uno strano lucertolone, e i Boscimani parlavano nella loro lingua piena di strani schiocchi. botswana

Jumanda mi disse: “Viviamo qui da sempre, e conosciamo la nostra Terra come il palmo delle nostre mani. Possiamo trovare l’acqua nel deserto, sappiamo accendere il fuoco senza fiammiferi, conosciamo ogni animale e ogni pianta del Kalahari. Ti guardi intorno e non vedi nulla. Ma ciò che è nulla per te, è tutto per noi. Cibo, riparo, medicina. La nostra casa, il deserto, ci procura tutto quello di cui abbiamo bisogno”. I Boscimani infatti sono capaci di seguire le minuscole tracce di un tipo di scarabeo, del genere Diamphidia, trovarne il nido dove ha depositato le uova e poi, quando le uova diventano larve, da esse estraggono il veleno in cui intingere le frecce, con cui vanno a caccia per sfamarsi. Per migliaia di anni hanno usato masticare una pianta spinosa, l’Hoodia Gordonii, per soffocare il senso di fame e di sete durante le lunghe marce nel deserto alla ricerca di cibo o di acqua. Oggi, questa pianta viene largamente usata da case farmaceutiche per produrre dimagranti da banco, ed è grazie all’avvocato Roger Chennels, specializzato in diritti umani, che i Boscimani percepiscono una royalty sull’utilizzo di questa pianta: Chennels accusò le case farmaceutiche di ‘bio-pirateria’ per aver rubato i segreti della farmacopea boscimane.

Continuò Jumanda: “Il mio popolo non vive più in pace. Ci hanno proibito di cacciare cibo, hanno deportato la mia gente dal deserto in ‘campi di reinsediamento’, hanno distrutto villaggi, chiuso i pozzi d’acqua. Hanno usato l’acqua, la preziosissima acqua, come arma per annullarci, proibendoci di scavare pozzi. Noi lottiamo, ogni giorno, per sopravvivere a problemi creati dal denaro e dalla avidità. Lottiamo contro la discriminazione. Non ci arrendiamo“. Perchè questa persecuzione contro i Boscimani?

Dal 1961, il territorio del Kalahari coincide con il CGKR, Central Game Kalahari Reserve. In questo parco naturale, il secondo più grande al mondo, l’antico popolo dei Boscimani ha avuto modo di mantenere il proprio stile di vita e la propria cultura. Ma non è una favola a lieto fine. 
Negli anni Ottanta, nella terra ancestrale dei Boscimani furono scoperti ricchi giacimenti di diamanti subito adocchiati da colossi come la DeBeers, che aveva già creato nel 1978 una partnership al 50% nientepopodimeno che con il Governo del Botswana. Gli introiti della società con De Beers costituiscono ben il 30% del PIL del Paese, come dichiarato anche dal Gruppo diamantifero. Nel 2010, ad esempio, i proventi sulle miniere di diamanti hanno fatto registrare un surplus di 22 milioni di dollari nelle casse del Governo del Botswana. Un motivo quantomai valido per non avere scrupoli nei confronti dei Boscimani, per i quali, a partire dal 1997, iniziò una vera odissea. Uomini, donne, bambini, anziani furono portati via con la forza dal deserto e caricati su camion, villaggi e scuole furono smantellati, chiusi i pozzi d’acqua. Dopo diverse deportazioni, oggi nella Central Game Kalahari Reserve sono rimaste poche centinaia di Boscimani, e diverse migliaia sono in campi di reinsediamento come New Xade. Negli anni ha avuto luogo una stupefacente persecuzione.

Un bimbo boscimane nel campo di New Xade

Nonostante appelli internazionali e interventi di ONG, e diverse vittorie ottenute in tribunale e in corte d’appello, la situazione dei Boscimani è tuttora drammatica : mentre i pochi che vivono nel deserto lottano per sopravvivere e per restare nelle loro terre, le migliaia di Boscimani nei campi di reinsediamento, invece, sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. 
La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità mentre aspettano che vengano riconosciuti i loro diritti umani. E Seretse Khama Ian Khama, Presidente del Botswana dal 2008, nel suo modo di gestire il ‘problema Boscimani’, probabilmente conta sul fatto che oggi non ci si stupisca più di nulla. Ai Boscimani è stato proibito di cacciare, e molti sono stati arrestati per bracconaggio nelle loro terre. Ma in riserve di caccia private, dietro l’angolo, qualsiasi ricco cacciatore può togliersi lo sfizio di uccidere qualsiasi animale, incluse le specie protette: un safari di 10 giorni a caccia di leopardi costa circa 40.000 dollari. A fronte dei cacciatori di trofei, i Boscimani cacciano solo per sfamare le loro famiglie. Il Presidente del Botswana, Ian Khama, da gennaio 2014 ha proibito la caccia in tutto il Paese, eccetto che nelle riserve private, e ha predisposto un corpo di Polizia con l’ordine di sparare per uccidere chiunque sia sorpreso a cacciare di frodo. Ma il popolo del Kalahari non si arrende, e ad agosto 2014, quattro cacciatori boscimani sono stati assolti dopo aver passato oltre due anni in prigione.  

Ai Boscimani è stato proibito di scavare nuovi pozzi d’acqua, e per molti è anche vietato l’accesso al deserto del Kalahari. Ma nel frattempo, a breve distanza dal villaggio di Mothomelo, è stato costruito un resort di lusso per turisti facoltosi, dotato ‘ovviamente’ di una grande piscina. Non solo il danno, ma anche la beffa.

La Corte Suprema del Botswana ha definito il caso dei Boscimani «una straziante storia di sofferenza e disperazione»; Maude Barlow , Water Advisor dell’ONU, ha detto: «E’ difficile immaginare un modo più crudele e disumano di trattare un popolo» ; e John Simpson della BBC ha chiamato il modo di agire del Governo « la pulizia etnica del Kalahari». Nel 2013 la ONG Survival International ha indetto una campagna per boicottare il turismo in Botswana, che rimane però una meta molto gettonata.

Secondo me, il Paradiso Terrestre si trova in Botswana. La Natura è signora e padrona, e l’antichissimo popolo dei Boscimani abita queste terre da migliaia di anni, perfettamente in sintonia con flora e fauna.

Deserto del Kalahari

Prima di lasciare il villaggio di Mothomelo, aprii una delle taniche d’acqua che avevo portato per i miei amici Boscimani, e non avrei potuto fare dono più gradito: i visi si illuminarono di gioia, e in religioso silenzio, apparvero bicchieri di latta che furono riempiti. Prima i bambini, poi gli anziani, le donne e infine gli uomini. Ognuno sorseggiò lentamente la propria preziosa acqua. Una grande lezione, se consideriamo che in Italia la media di consumo giornaliero procapite è duecento litri, e usiamo acqua potabile anche per lo sciacquone. Poi, strinsi le mani a tutti, e volsi le spalle, con un profondo senso di preoccupazione per questa gente meravigliosa, che ha sviluppato uno stile di vita perfetto in un luogo dove nessun altro potrebbe mai vivere.

 

 

 

 

 

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