sabato, Ottobre 23

La Leopolda delle vittime del Salva banche

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Vigilia dell’apertura della tre giorni della Leopolda caratterizzata dalle assenze (i vip di cui abbiamo parlato qui sopra) e dalle scomode presenze (i risparmiatori truffati dalle banche e mazziati dal decreto licenziato dal governo il 22 novembre scorso). Ad aprire le polemiche di giornata ci pensa Roberto Fico del M5S nella veste di presidente della commissione di Vigilanza Rai. «Il direttore generale della televisione pubblica non dovrebbe partecipare a riunioni di partito», scrive Fico su facebook, «per questo Antonio Campo Dall’Orto non dovrebbe andare alla Leopolda, la manifestazione del Pd che fa capo alla corrente di Matteo Renzi. Per l’idea che ho del servizio pubblico, la ritengo una presenza inopportuna: è una questione di eleganza ma anche di sostanza».

Sulla spinosa vicenda del decreto Salva banche, la prima notizia di oggi è la presentazione di una proposta di legge da parte di Scelta Civica per l’istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sull’operato della Banca d’Italia in merito al dissesto finanziario di Carichieti, Cariferrara, Banca Marche e Banca Popolare dell’Etruria. Ipotesi già ventilata dal premier che, però, esclude un’inchiesta più ampia sull’intero sistema di vigilanza bancario italiano come avrebbero voluto le opposizioni. «Verificare l’operato di Bankitalia e Consob», sentenzia il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che chiede accertamenti anche sul padre della Boschi e, però, difende senza esitazioni il Salva banche. Da segnalare, come spesso accade, l’attacco frontale al governo sferrato dal berlusconiano Renato Brunetta. «Con i suoi provvedimenti irresponsabili», spiega Brunetta, «il governo Renzi non solo ha messo in difficoltà i 130.000 piccoli azionisti e i 20.000 sottoscrittori di obbligazioni subordinate dei quattro ormai arcinoti istituti di credito falliti», ma ha anche «reso vulnerabile tutto il sistema bancario del nostro paese». Secondo il capogruppo azzurro, che se la prende anche con la «demenziale strategia» imposta da Mario Monti, «gli italiani hanno ormai paura di tenere i propri risparmi in banca e cominciano le file agli sportelli, file che possono mettere in ginocchio l’economia del nostro paese».

A Livorno è guerra aperta tra la giunta pentastellata guidata da Filippo Nogarin e il Partito Democratico fino a ieri padrone della città (il Pci nacque proprio a Livorno nel 1921). I Dem accusano strumentalmente i grillini di voler lasciare in mezzo ad una strada i circa 400 lavoratori dell’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti in città. Tutta colpa del concordato preventivo preteso da Nogarin per cercare, invece, di salvare l’Aamps sommersa dai debiti a causa di decenni di cattiva gestione. Truppe renziane convinte di mettere all’angolo Nogarin riducendo la città ad una discarica a cielo aperto e avviando una campagna diffamatoria anti sindaco. Ma la risposta del Movimento non si è fatta attendere. E così adesso salta fuori un ‘fascicolo verde’, frutto di una consulenza affidata ad un professionista esterno ai ranghi comunali, dal quale spunta tutto il maleodorante marcio di una gestione alla ‘Salvatore Buzzi’ (quello di Mafia Capitale) della municipalizzata. Nel documento, infatti, si parla di stanziamenti da 650mila euro per lavori mai eseguiti, di assunzioni di personale senza copertura di bilancio, di super incentivi per chi si licenziava e di appalti spezzettati per evitare le gare. Il tutto condito da tasse sui rifiuti per 25mila euro evase proprio dai circoli del Pd. Di fronte a questo scandalo il partito della Nazione trema e tace. Si scioglie la lingua, invece, Luigi Di Maio del M5S che, parlando del buco di bilancio da 26 mln dell’Aamps, afferma: «Oggi scopriamo che anche le sedi del Pd non pagavano l’immondizia. Con questa notizia adesso è tutto più chiaro. I parlamentari del Pd si agitano perché Filippo Nogarin Sindaco di Livorno sta svelando i loro altarini». Parole dure del gioiellino grillino anche contro la Cgil che «sta difendendo gli evasori democratici».

 

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