mercoledì, Aprile 21

La legge elettorale al servizio del potere del ‘dotto Letta’ Una legge che in pratica obbligherebbe a fare coalizioni prima delle elezioni, ma che lascia interamente nelle mani dei partiti (cioè delle segreterie) la scelta dei nomi

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Attenzione, mi viene in mente di dire, attenzione; io ci farei attenzione. Mi riferisco all’esordio di Enrico Letta, ‘il dotto Letta’, alla segreteria del PD, sempre che almeno il nome resti tale  -del PD non di Letta-  tra legge elettorale e voto ai sedicenni.
Sorvolo sulle ‘visioni’ che gli attribuisce Walter Veltroni, io porto gli occhiali spessi e forse per questo le visioni non le vedo. Almeno se per visione si intende una strada verso un punto di arrivo. In politica, lo sappiamo tutti e tutti molto bene, la strada spesso è tortuosa e accidentata, ma l’obiettivo si deve vedere fin dall’inizio, se no alla fine resta solo la strada, tortuosa.
Da decenni, la politica italiana è questo: una strada, non solo tortuosa ma polverosa, molto polverosa, per cui spesso non si vede bene nemmeno la strada.

Ha parlato, ‘il dotto Letta‘, a lungo di competenza. Parlando in realtà di sé stesso, credetemi, l’ho capito benissimo perfino io: lui è, dice, un insegnante, sa cose, capisce cose, hacompetenzee vuole in politica gente competente. Nel suo discorso non so quante volte ha ripetuto la bellezza della sua esperienza di insegnamento, ha detto spesso proprio così e lo ha ripetuto. È solo una parola, in un discorso fiume, per carità, non voglio minimamente ‘impiccarlo’ ad una parola, però … però mi colpisce. Mi colpisce perché mi fa pensare all’imbuto caro alla Ministro Lucia Azzolina, che concepiva la docenza come trasferimento di nozioni. Invece, secondo me (ma forse non solo) un docente, specie se universitario come è stato Letta anche se non ‘in cattedra’ (e anche questo sarebbe un discorso da approfondire), non insegna, o almeno non solo: propone criticamente opinioni critiche. Tranquilli, non voglio parlare male di Letta perché non è ‘in cattedra’, queste sono cose da Giuseppe Conte, voglio solo dire che un professore passa attraverso una serie di ‘prove’ (talune delle quali assurde e avvilenti, ne ho parlato tempo fa) che dovrebbero servire esattamente a quello: trasformare le conoscenze in critica. Alzarsi una mattina e scoprirsi ‘insegnanti’ o magari professori è un po’ brusco, mi fa pensare a Kafka. Ma tant’è, non voglio farne un problema. Però mi preoccupa l’atteggiamento, in cui gioca un ruolo forte (secondo me, ma Freud non lo ho inventato io) un senso di rivincita e di arroganza.

Però su due cose Letta ha insistito: una nuova legge elettorale e il voto ai sedicenni.
Poi, l’altra sera, nel pasticcio di Floris, quello che a quanto pare si erge a suo padrino politico, Veltroni, aggiunge la solita inevitabile modifica della Costituzione per introdurre la sfiducia costruttiva.

Accanto a questi punti, ha aggiunto, sottovoce ma è più che sufficiente, il fastidio per la candidatura possibile di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma. Gualtieri è il sindaco ideale di Roma? Per carità, non dico né penso nulla del genere: certo suona alla chitarra la ‘Bossa nova’, ma altri meriti da fare il sindaco non ne vedo. Comunque, nulla da ridire. Ma a Letta non è piaciuto … il metodo.
Eh no, così non va. Siamo alle solite: si spara sulla crocerossa per intimorire la fanteria. È una vecchia tecnica democristiana che paga sempre, paga in termini di lotta di correnti e tra correnti, insomma di lotta di … potere. Siccome Letta non è scemo, ma nemmeno noi, sappiamo benissimo che quella voce lasciata sfuggire è un siluro grande come un grattacielo contro Gualtieri, del quale, ripeto, non mi importa nulla, ma che, certo, ne renderà molto difficile l’elezione, se pure dovesse essere candidato. Ora vedremo come si gioca la partita, ma come inizio peggio di così, francamente era difficile immaginare. Se Gualtieri rinuncia, Letta avrà affermato il suo … che dicevo prima?, potere. Se Gualtieri corre lo stesso e perde (cosa ormai quasi certa, secondo me) Letta dirà che è colpa di Gualtieri che non ha obbedito a Letta.
I vaccinandi (quindi vecchi) tra i miei Lettori, certamente ricordano le lotte sorde a colpi di dichiarazioni dal sen fuggite, tra Piccoli e Rumor, Bisaglia e Casini (il suo ‘erede’) o anche, un po’ più in alto, tra Fanfani e Andreotti. Insomma, lo dico chiaro: puzza (e sottolineo, puzza) di DC.

Ma torniamo alla proposta. Vogliamo fare votare i sedicenni? Bene, d’accordo, d’accordissimo. Ma, ma un grosso enormeMA‘. Prima convochi il Ministro Patrizio Bianchi, quello dello STEM (insomma quello a cui piacciono i tecnici con conoscenze di matematica), e gli imponga da oggi, da domani (fino alle elezioni si fa in tempo a fare qualcosa di utile!), su tutti i banchi, di tutte le classi di tutte le scuole, dalla ripresa, una copia della Costituzione stampata in caratteri grandi e chiari, e almeno due ore alla settimana dieducazione civica‘ come si diceva una volta. Perché, altrimenti, quel voto diventa solo un serbatoio da cui attingere, e già mi pare di vedere come. Certo, può diventare un buon serbatoio per aumentare il proprio potere.

E la legge elettorale?il dotto Lettarovescia l’idea di Nicola Zingaretti sulla legge proporzionale, per riproporre la vecchia legge elettorale, quella di Mattarella: una legge che in pratica obbligherebbe a fare coalizioni prima delle elezioni, ma che lascia interamente nelle mani dei partiti (cioè delle segreterie) la scelta dei nomi. L’elettore del PD, ad esempio, non sceglierebbe nulla: o vota il PD e la sua coalizione (verosimilmente con gli stellini) e il nome proposto (uno e uno solo) o non vota.
E ci risiamo. L’elettore vota chi gli viene proposto senza possibilità di scelta. E se ‘quello’ non ti piace? E se ‘quella’ coalizione non ti soddisfa? Certo, la ‘governabilità’ è favorita, sicuro … finché i partiti della coalizione non litigano lo stesso e salta tutto e quindi si rovescia il Governo: questo va detto. A meno che non si dica che le coalizioni non si possono rompere e i parlamentari non possono uscirne … cosa molto difficile e certamente incostituzionale.
Insomma, alla fine l’elettore conta poco o nulla: ‘vota e stai zitto’, poi tra cinque anni se ne riparla. Vi sembra un buon sistema? Sì, per mantenere il potere sì. Specie se arricchito con l’altra bruttura della sfiducia costruttiva, che significa che il Parlamento non può sfiduciare il Governo se non ha un’altra maggioranza: cosa impossibile se si vota col Mattarellum. Tradotto (in termini solo parzialmente scherzosi) significa: i parlamentari sono prigionieri della maggioranza, cioè dei partiti, cioè delle segreterie.
Così si favorisce la governabilità, dicono ‘il dotto Letta’ e Veltroni. Certo, la governabilità e il potere! Non certo il mio, o di gran parte di voi Lettori.
Ribadisco: ‘il dotto Letta’ è tutto da scoprire e io non mi sento di esprimere un giudizio … con dolore perché il PD è l’ultimo partito che ho votato, anche se non proprio nelle ultime elezioni … ma quello che si vede mi preoccupa un po’, un po’ tanto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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