venerdì, Maggio 14

La Lega Nord tenta il rilancio field_506ffb1d3dbe2

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Un anno da dimenticare, il 2013, per la Lega Nord. Si è partiti in febbraio, con il clamoroso flop elettorale che ha sancito un pesantissimo ridimensionamento del Carroccio, arrivato ad un consenso del 4,1% e alla sconfitta dello storico sindaco-sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini. Poi gli scandali: dai lingotti ai diamanti, fino alle denunce dell’ex tesoriere Francesco Belsito, che hanno risollevato gli scandali delle tangenti coinvolgendo Luca Zaia e Flavio Tosi; mentre dalla regione Piemonte giungevano, tra gli scontrini di rimborso spese, le mutande verdi del governatore Cota, insieme a numerose e ben più onerose ‘spese pazze’ sue e dei consiglieri regionali. Per arrivare ai litigi interni: il partito più coeso e unito della storia italiana si ritrova a scornarsi sempre più frequentemente su scelte politiche e amministrative, non ultimo il Piano casa della Regione Veneto che ha visto un Carroccio spaccato su due fronti, sindaci da una parte e consiglieri regionali dall’altra.

Ma la speranza non muore mai. E così, destreggiandosi tra liti furibonde, scandali e tangenti, l’anno si chiude con una ventata d’aria fresca in casa Lega. Da una parte, lo scorso 6 ottobre il sindaco di Verona e segretario nazionale Flavio Tosi ha lanciato la sua Fondazione e il suo progetto di candidatura a premier del centrodestra. Dall’altra, il 7 dicembre Matteo Salvini, europarlamentare, è stato incoronato nuovo segretario della Lega Nord, detronizzando lo storico volto del partito, Umberto Bossi, con un consenso schiacciante (82% dei voti). Classe ’69 il primo, classe ’73 il secondo, i leader della Liga Veneta e il nuovo segretario federale sembrano dunque portare una nuova ventata d’aria fresca in un partito che, sulla scia del vecchio alleato al Governo, il Pdl, sembra ormai sulla via del declino.

E’ legittimo a questo punto chiedersi come sapranno gestire la convivenza i due esponenti leghisti. Che per certi aspetti sembrano seguire strategie politiche contrapposte. Il neosegretario ha esordito con slogan che non sembrano affatto distanti rispetto a quelli del suo predecessore (da «Non ci fermiamo fino all’indipendenza» fino a «L’euro è un crimine contro l’umanità», nel comizio pronunciato all’indomani dalla sua elezione), e annuncia guerra a Bruxelles, il ‘mostro’ che a suo dire sta rovinando l’Italia, dimostrando così una vicinanza stretta ai settori più arrabbiati e antieuropeisti della politica italiana, grillini compresi. Dall’altra parte, il sindaco di Verona sembra voler tentare la scalata alla guida dei moderati di centrodestra, andando a cercare l’appoggio di imprenditori e simpatizzanti delusi dai vecchi volti della politica, senza distinzioni tra leghisti e ex sostenitori del Pdl.

“Non esiste un fronte pro Salvini e un fronte pro Tosi”, assicura Stefano Marcolini, Assessore al Bilancio e Patrimonio della provincia di Verona, e uno degli uomini più vicini a Flavio Tosi. “Esiste invece un  fronte comune che vede Salvini come segretario federale della Lega Nord e Tosi come candidato premier a livello nazionale. Salvini è una persona giovane, preparata, già europarlamentare: ed è stato eletto direttamente dai cittadini. Darà sicuramente nuova energia e nuovo slancio alla Lega Nord nelle sue battaglie storiche. Ovviamente dopo questa elezione ci sarà un appoggio incondizionato e palese da parte di tutta la Lega nord affinché Tosi diventi candidato premier del paese. E’ una persona che ha gestito negli ultimi anni una grande città come Verona e che ha dimostrato sul territorio di saper lavorare. Tosi e Salvini sono due persone emergenti e giovani che daranno nuovo slancio al nostro partito”.

E mentre continua a fare il sindaco, Tosi sta anche proseguendo il suo tour per l’Italia. Che, a dispetto del dichiarato antagonismo nei confronti dei terún insito nel nome stesso del partito, pare si stia concentrando proprio nelle Regioni del Sud. “Tosi è stato in Sicilia, Puglia, Campania”, racconta Marcolini. “Ci sono stati in varie città incontri pubblici con realtà sociali, economiche e politiche locali. Ovunque è ben accolto: è molto conosciuto come sindaco capace, che ha gestito bene la sua città e che non parla per demagogia ma perché conosce i problemi del territorio”.

Riguardo all’armonia che pare regnare in casa lega Nord la pensa allo stesso modo anche Simone Falco, capogruppo Lega Nord in Provincia a Verona, anch’egli vicino a Tosi: “Solo per il ruolo che ha Tosi nella Lega adesso, non posso credere a una possibile conflittualità con Salvini. Il progetto di Tosi, poggiando sull’ elettorato della Lega, sta cercando di allargare il bacino elettorale dando un’impostazione che è prima di tutto quella di un amministratore piuttosto che quella di un esponente chiaramente identificato col partito”. E ricorda anche l’apertura che ha fatto Bossi all’indomani delle elezioni di Salvini: “E’ stata un’apertura importante, perché ha riconosciuto in Salvini una persona con tutte le carte in regola per ridare alla base quel rinnovato slancio che magari era venuto meno. Credo che integrare l’esperienza di Bossi con la praticità e lungimiranza di Salvini, andando oltre il periodo delle frizioni interne, sia positivo”.

Ma siamo sicuri che la battaglia dai toni accesi contro l’Europa portata avanti da Salvini si possa conciliare con il tentativo di dialogo con le forze moderate cercato da Tosi? “Salvini rappresenta un partito che testimonia il malessere del nostro paese”, spiega di nuovo Marcolini. “E quindi per forza e con forza deve far sentire questa voce a livello europeo affinché le regole dettate da alcuni paesi, primo fra tutti la Germania, possano e debbano essere modificate. L’Euro e le regole europee massacrano le nostre imprese, le famiglie e il territorio. E’ altrettanto necessaria anche la strategia di Tosi. Un dialogo con le forze moderate è l’unico modo per poter essere candidati premier per il centrodestra”.

Una cosa è certa. Al di là di punti in comune e differenze, i due volti leader del Carroccio hanno davanti una sfida non facile: riconquistare consensi. “Quando a livello di vertici non ci sono più le solidità che c’erano state da sempre, se il meccanismo scricchiola, la base rischia di non trovare più punti di riferimento. Ci auguriamo che l’elezione di Salvini diventi punto di partenza per ricompattare i militanti, da sempre il fiore all’occhiello della Lega. Di Salvini piace il fatto che, ancora prima di diventare segretario, ha saputo valorizzare i sindaci e gli amministratori locali, come punto di ripartenza del rinnovamento. Ora la battaglia principale è il patto di stabilità, che per ogni ente è il tallone d’Achille in questo periodo”.

Insomma, inizia una nuova epoca per la Lega Nord. Ma il neosegretario saprà trovare nuovi consensi senza perdere lo zoccolo duro della Lega, i vecchi militanti bossiani? Marcolini non ha dubbi: “Salvini ha ripreso alcuni concetti importanti che sono sempre appartenuti alla Lega e potrà quindi rappresentare anche loro. Non vuole rinnegare Bossi ma vuole rilanciare il movimento. Sono certo che anche i bossiani di ferro lo seguiranno”.

Non resta che aspettare.

 

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