mercoledì, Agosto 4

La guerra segreta francese in Libia

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Per il momento Parigi non ha commentato le indiscrezioni uscite su ‘Le Monde‘, ma una fonte interna al Ministero della Difesa ha raccontato a ‘Reuters‘ che un’inchiesta interna per violazione del segreto militare è stata immediatamente aperta. Una linea che potrebbe sposarsi bene con l’operazione stessa.
Ufficialmente Parigi ha ammesso, tempo fa, solamente di aver lanciato voli di ricognizione sulla costa libica per raccogliere informazioni sull’hotspot locale del Califfato.

Parigi non ha mai parlato neanche delle notizie, che si susseguono da gennaio, secondo cui aerocisterne decollate dalle basi del sud starebbero fornendo assistenza in volo a caccia egiziani durante missioni di bombardamento su Sirte. L’ultimo di questi attacchi aerei anonimi è stato registrato domenica 20 febbraio, e, secondo alcuni osservatori, avrebbe seguito uno schema un po’ diverso, perché sarebbe stato operato direttamente da quattro Rafale francesi partiti da Mont-de-Marsan, in Aquitania, e assistiti in volo da due aerei per rifornimento Stratotanker .

Le Monde‘non si sbilancia sulle indiscrezioni apparse in diversi ambienti specialistici del settore difesa che vorrebbero oltre 150 operatori delle unità d’elitè al fianco delle forze di Haftar che supportano l’Esercito regolare di Tobruk.
Dal 15 febbraio, pare che a Bengasi precisamente alla base di Benina, nella zona est della città, le forze speciali francesi starebbero dando supporto alle truppe di Tobruk, impegnate contro lo Stato islamico.

Il Generale Khalifa Haftar ha, negli ultimi tre giorni, riportato importanti successi nell’area cittadina intorno a Bengasi, successi che risultano essere piuttosto sospetti, soprattutto dopo la dichiarazione del quotidiano francese.
L’improvviso ritrovato vigore dell’Esercito regolare libico potrebbe essere attribuito al supporto strategico e tattico di Parigi. I successi sono arrivati anche più a sud, verso il centro petrolifero del Paese.
Il Governo di Tripoli, per contro, sostiene che gli attacchi del Generale Haftar non siano diretti soltanto contro lo Stato islamico, ma abbiano come obiettivo far cadere la città sotto il controllo di Tobruk.
Se fosse confermato l’appoggio francese esclusivo verso una delle macro-fazioni in guerra, l’impatto politico sarebbe di enorme rilevanza, sbilanciando la situazione già in disequilibrio.

La Francia sembra muoversi in anticipo rispetto ai tempi definiti dalla diplomazia internazionale di un possibile intervento, che avrebbe dovuto aprirsi solo dopo l’annuncio di un Governo di Unità Nazionale condiviso dai due pseudo Governi.
L’interventismo di Hollande potrebbe avere diverse ragioni.
Con la nuova ondata migratoria islamista che si sposta dalla tormentata Siria, i vertici dell’IS devono al più presto trovare rifugio per continuare a gestire questo regno del terrore.
L’Iraq è ancora sotto il dominio americano, e i droni operano indisturbati sotto il beneplacito del Governo di Baghdad, il Paese non è più un luogosicuro‘ per l’IS.
La Siria è continuamente bombardata su più fronti e gli Speznac russi hanno dato la caccia e scovato decine e decine di leader seguaci di Al Baghdadi.
La Libia, chiamato anche terzo fronte, dovrà accogliere gli esuli iracheni e siriani che si potranno ricomporre e ricostituire per una nuova offensiva, ma non solo.
Nel Paese, diviso in centinai di milizie più piccole, il rischio concreto è che i leader islamici trovino terreno fertile per nuove alleanze, continuando arricchire le fila del proprio esercito.
La minaccia più credibile è che, dopo una eventuale alleanza, questi guerriglieri si scaglino verso i Paesi confinanti dove la Francia ha più interessi: Niger e Ciad.
La prima ragione dell’intervento, dunque, potrebbe essere il tentativo di arginare l’avanzata del Califfato verso quei Paesi dove la Francia ha una sua presenza militare e con cui intrattiene stretti rapporti diplomatici. L’espansione dello Stato Islamico verso le zone del Sahel e del Maghreb, potrebbe portarlo intrecciare le proprie istanze con quelle di altri gruppi jihadisti ed estremisti locali, o con la criminalità endemica.
Una seconda ragione potrebbe derivare da un maggior spazio di manovra che deriverebbe proprio dall’assenza di un Governo compatto. Perché le operazioni segrete possano funzionare devono essere condotte nell’ombra e nel più totale riserbo, un Governo di unità nazionale che sia capace di opporsi ad eventuali interventi ed incursioni limiterebbe l’efficacia dei reparti speciali. La fuga di notizie, poi, rischierebbe di diventare virale, mettendo a rischio il lavoro stesso dei soldati sul campo. In questo caso, arrivare prima di chiunque altro in Libia, senza nessuna autorizzazione e nel più totale silenzio mediatico (almeno fino ad oggi), potrebbe dare alla Francia quello slancio che cercava dopo gli attacchi del 13 Novembre.
Parigi ha finalmente trovato la sua strada, ora all’appello manca soprattutto Roma  -oggi al Quirinale è convocato il Consiglio Supremo di Difesa, al centro dell’incontro proprio la Libia.

 

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