domenica, Aprile 11

La guerra segreta francese in Libia

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Secondo il giornale parigino ‘Le Monde’,  il Presidente François Hollande avrebbe autorizzato un’azione militare non ufficiale coperta dai servizi segreti esteri, la DSGE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure).
Questa volta pare proprio che si sia un passo oltre le oramai usuali ‘rivelazioni’ sensazionalistiche sulla presenza o meno di reparti sceltissimi nei paraggi della Libia.
I contorni della campagna militare prefigurata da ‘Le Monde’ hanno un filo logico e si inquadrano in uno scenario strategico militare di ampio respiro.

Le operazioni, altamente secretate, sarebbero funzionali a fermare l’avanzata dello Stato Islamico (IS) che, proprio in queste ultime settimane, starebbe spostando il proprio quartier generale dalla Siria verso Sirte e Tripoli.
Secondo fonti dell’intelligence afferenti alle cancellerie europee, sono oltre 10.000 i seguaci del sedicente Califfato arrivati nel Paese, una minaccia che preoccupa molto la Francia, già gravemente colpita dagli attacchi dello scorso novembre.

I militari francesi sarebbero impegnati in un’azione discreta per bloccare lo Stato islamico illuminando da terra i bersagli dei raid aerei e magari compiendo qualche blitz diretto solo ed esclusivamente se ve ne fosse reale necessità.
E’ logico presupporre che i movimenti occulti delle forze francesi abbiano l’avvallo di alcune delle fazioni libiche presenti, altrimenti non ci sarebbe davvero spazio di manovra.
La Libia è satura di queste micro fazioni che farebbero di tutto per guadagnarsi quel poco di gloria, magari collaborando con le forze francesi per sconfiggere la controparte nemica.
Questo possibile punto d’intesa sarebbe il primo vero segnale di svolta nella politica europea sul fronte libico, una prima e rudimentale forma di collaborazione in chiave anti Stato Islamico.

Sempre secondo le fonti citate da ‘Le Monde‘, il primo target che i francesi hanno provveduto ad eliminare è stato depennato dalla lista il 15 novembre 2015, quando le truppe a terra presenti in Libia, hanno indicato ai due F15 americani il punto esatto per colpire Abu Nabil, conosciuto come Abul Mughirah al Qahtani.
Abu Nabil al Anbari era il comandante in capo del terzo fronte che l’IS intendeva aprire oltre a Siria ed Iraq, ovvero la Libia, esponente di spicco dell’avanzata del Califfato.
Questa sarebbe stata la prima di una lunga serie di operazioni coperte da segreto militare svolte sul suolo libico per arginare l’avanzata delle forze terroristiche.
Considerando che i due F15 che hanno materialmente abbattuto l’obiettivo appartenevano all’aviazione statunitense, e che la base da cui sono decollati era inglese, è possibile avanzare l’ipotesi secondo la quale le prime operazioni sotto copertura francesi siano state eseguite in collaborazione con i colleghi americani.

Visto che le special forces francesi dovranno avere una base cui far riferimento, il Governo Hollande potrebbe sfruttare i suoi buoni rapporti con i vicini Paesi africani dove sono attive diverse missioni militari.
Al confine sud, in Niger, i francesi sono già presenti con postazioni militari e forniscono supporto e training all’Esercito locale, nell’ottica dell’Operazione Barkhane, che ha come obiettivo il controterrorismo nell’area del Sahel. La base avanzata posta sul confine dovrebbe garantire copertura alle truppe, e probabilmente costituire anche un piccolo avamposto sanitario in caso di evacuazione. I nigeriani sono ben disposti a ospitare basi militari (di piccole dimensioni) fungendo da supporto logistico e da via di fuga in caso di degenerazione della situazione.

L’impiego militare diretto di Parigi in Libia è stato ritenuto una strada poco applicabile per diverse ragioni.
In primis il timore che l’esacerbarsi delle ostilità tra Stato Islamico e truppe regolari possa portare a una serie di ritorsioni verso i cittadini francesi nel mondo, in secundis si potrebbe ottenere un clima di totale insicurezza in cui le forze speciali (da sole) non potrebbero garantire la propria incolumità.
Gli obbiettivi di questi corpi così selezioni è proprio quello di puntare a piccoli target ben specifici, rintracciarli e nel migliore dei casi eliminarli per interrompere il perpetrarsi del loro comando.
Si potrebbe asserire che questa linea d’intervento ricordi, a grandi linee, quella americana condotta con i droni chiamata ‘eliminazione selettiva’ riletta in chiave francofona.

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