mercoledì, Ottobre 20

La guerra ibrida di Daesh

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Mentre per le forze di al-Baghdadi questa situazione di stallo giova al recupero dell’iniziativa militare, gli altri attori di questa guerra si trovano coinvolti in un gioco di ‘tutti contro tutti’, dove le alleanze si alternano a rappresaglie e fragili tregue; continua infatti la battaglia fra sunniti e sciiti in ogni città del Paese. In Siria, difatti, le due fazioni religiose non sono intenzionate a cedere terreno, rinforzate come sono dai potenti alleati sauditi e iraniani.

Al fine di porre dei limiti a questa ondata di violenza, i vertici russi e americani si sono confrontati a Vienna sulla questione siriana e qui i dialoghi tra le varie potenze hanno portato alla luce ancora una volta il grande ‘pomo della discordia’ russo-americano: il destino di Assad. Mentre gli Stati Uniti sostengono l’impossibilità per il dittatore di rimanere al potere, la Russia continua a sostenere il Governo siriano, vedendo come unica alternativa al regime la totale anarchia, che permetterebbe il proliferare di decine di gruppi terroristici.

I colloqui di Vienna non sono riusciti infine a trovare una soluzione al problema siriano, tuttavia qualcosa sta cambiando sul fronte medio-orientale: una maggiore ‘permeabilità’ del confine tra Siria e Iraq sta caratterizzando questa guerra. I Comandi Daesh, come detto in precedenza, sembrano essersi standardizzati nel compimento delle manovre, mentre si parla sempre più spesso di azioni anti-jihadiste combinate su Iraq e Siria.

Il Belgio ad esempio, Paese recentemente colpito dagli attentatori legati a Daesh, ha compiuto già diverse missioni in Iraq e in Siria; è proprio su quest’ultimo Paese che le forze aeree belghe hanno deciso adesso di concentrarsi, partendo dalle basi in Giordania per colpire al cuore Daesh.

Senza più distinguere nettamente le operazioni irachene da quelle siriane, è auspicabile che le forze europee, statunitensi e russe riescano assieme a pianificare un attacco combinato sul fronte iracheno-siriano, al fine di non consentire alle milizie jihadiste di rifugiarsi da una parte all’altra dei confini tra i due Paesi (come invece avviene spesso tra Mali, Niger e Algeria).

Seppur discordi sul piano politico, le grandi potenze potrebbero comunque siglare accordi militari, un po’ ricalcando le orme dei loro predecessori a Jalta nel febbraio del 1945, al fine di estirpare lo Stato islamico dai territori nei quali sembra essersi consolidato, ovvero presso le città di Raqqa e Mosul, assieme a un indeterminato numero di aree rurali.

Il disfacimento dei confini iracheni e siriani, che porta Daesh a muoversi con agilità da un territorio all’altro, permette ai Curdi di portare azioni su più fronti e ai Turchi di bombardare i Curdi, è sintomo di un collasso già in atto dei due Stati da tempo piagati dalla guerra. Senza un intervento con obiettivi sicuri e con un fine politico determinato, si rischia di creare un territorio mediorientale totalmente fuori controllo, dove Daesh riuscirebbe a sopravvivere e a proliferare se non come apocalittico Califfato almeno come organizzazione terroristica internazionale di lunga portata, spingendo i suoi foreign fighters a portare un po’ del caos siriano nel Mondo.

 

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