lunedì, Maggio 17

Ma la Guerra Fredda non era finita? A 28 anni dalla fine della Guerra Fredda, lo scontro sui missili nucleari sembra non fermarsi

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Dopo il lancio delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki, è partita una competizione missilistica tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti che in più occasioni ha scosso il mondo. Non emerse in tutta la sua drammaticità fino alla crisi di Cuba del ’62, quando davvero il mondo rischiò la guerra totale termonucleare.
L’escalation nucleare, con continui stanziamenti di fondi, era mirata a sviluppare la first strike capability, la capacità di poter essere i primi a colpire il nemico, rimanendo immuni al primo colpo.

Per sviluppare questa capacità era fondamentale avere strumenti di difesa che intercettassero i missili avversari. Nel 1972 venne sottoscritto il Trattato Anti Missili Balistici (anti ballistic missiles treaty),  necessario perché quando una delle due potenze avesse avuto la certezza di non poter essere danneggiata, avrebbe avuto la certezza di vincere la guerra nucleare.
Per assurdo, quindi, il mondo era molto più sicuro rimanendo nell’insicurezza. Senza sistemi di difesa, nessuno avrebbe rischiato di causare una guerra di distruzione totale dagli incerti esiti, l’unico esito sarebbe stato la ‘mutual assured destruction’, la totale distruzione a vicenda. Sono poi stati stipulati anche altri di limitazione e riduzione delle testate.

Per quanto la Guerra Fredda si ritiene comunemente conclusa tra il 1989 ed il 1991, nel 2002, il Presidente George W. Bush denunciò il Trattato Anti Missili Balistici del ’72 e rilanciò la ricerca per i sistemi di difesa. Dalla denuncia unilaterale del trattato Anti-ABM, gli Stati Uniti hanno progressivamente espanso la loro presenza strategica di difesa. Contestualmente la NATO si è dimostrata particolarmente attiva nell’aggregare e far entrare nel suo sistema larga parte dei Paesi post-sovietici, impiegati come avamposto dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico. Lo scudo missilistico è stato quindi portato anche in Est Europa, fu il Presidente Barack Obama ad inaugurarlo nel 2009.

I principali sistemi progettati furono l’EPAA, che installava missili anti balistici sui territori alleati al fine di intercettare missili dalla Russia, ed il sistema AEGIS, un sistema simile, ma installato su cacciatorpedinieri in navigazione, quindi molto mobile. Un sistema del genere è stato adottato dal Giappone, in risposta alle minacce nucleari nordcoreane. Questo ha suscitato le proteste della Russia , che li ritiene diretti contro Mosca.

L’ultimo sistema approdato è il THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), che colpisce i vettori di rientro esoatmosferico, quindi anche i missili di lunga gittata, anche se non sembra ancora efficace contro i siluri intercontinentali. Il THAAD è stato installato sul territorio della Corea del Sud nel 2017 per far fronte ai possibili attacchi della Corea del Nord che, negli ultimi anni, ha compiuto numerosi test di missili capaci di raggiungere anche il territorio statunitense.

Gli Stati Uniti hanno siglato con la Polonia, e successivamente, nel 2010, con la Romania, un accordo per installare sul suolo i missili SM-3 della NATO. Nel 2018, invece, sarà stanziata nelle Repubbliche Baltiche una brigata terrestre ultraveloce denominata Very High Readiness Jount Task Force (VJTF), capace di colpire in tre giorni qualsiasi obiettivo nella zona.

Questa situazione creerebbe un accerchiamento di fatto attorno alla Russia e alla Cina, ponendoli in una condizione di svantaggio strategico. Per questo, la Cina sta sviluppando nuovi missili, come i missili balistici manovrabili, le testate multiple indipendenti, dette anche MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles ) e sui veicoli da slittamento ipersonici.  Molto diversa la situazione della Russia che vanta il più ampio arsenale di missili balistici e da crociera del mondo, elemento centrale della sua strategia militare.

Il raggiungimento del definitivo vantaggio strategico da parte degli Stati Uniti può essere raggiunto solo completando il ‘cordone sanitario’ attorno al blocco sino-russo, ultimando il posizionamento di tutti i sistemi di intercettazione a corto raggio nel perimetro prossimo, mentre quelli a lungo raggio in una seconda linea ideale più lontana dai confini dell’avversario.

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