lunedì, Novembre 29

La Guerra Fredda e la Musica Contemporanea

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Si pensi, in fine, a quanti autori che abbiano cominciato la propria carriera dopo il 1950 abbiano scritto musica strumentale ‘pura’ con un linguaggio che non si rifacesse a sistemi post-weberniani (Anton Webern [1883-1945], massimo rappresentante della Dodecafonia intesa nella sua versione più rigida): si noterà che i casi si contano sulla punta di una mano… questo fino agli anni ’90, periodo in cui cominciano timidamente a spuntare delle aperture a soluzioni più consonanti.

Una domanda sorge spontanea: come mai a partire dagli anni ’90 si hanno queste piccole (ma proprio piccole) aperture? Le risposte potrebbero essere due. Da un lato si ha la crisi del blocco sovietico: da un punto di vista politico, con il crollo dell’URSS la dicotomia Astrattismo-Realismo Socialista perde la sua ragion d’essere. Dall’altro, con gli anni ’90 cominciano ad aprirsi crepe nel sistema assistenziale dei fondi pubblici alla cultura ed alcuni compositori, in maniera più o meno consapevole, cominciano a sentire il bisogno di rivolgersi nuovamente ad un pubblico. D’altro canto, la sistematica demolizione del linguaggio classico portata ideologicamente avanti dai detentori del monopolio della ‘musica alta’ ha favorito l’avvicinarsi del pubblico ad altre fette di mercato (dal jazz, al rock, al pop e così via).

Così, con il sistema del finanziamento pubblico alla cultura sempre maggiormente in crisi, quale è, oggi, la situazione della Musica Contemporanea? Tra indignazione per i tagli ai fondi pubblici e riabilitazioni postume di compositori un tempo bollati come reazionari, confuse aperture verso quei linguaggi che si sono affermati tra il pubblico e tentazioni nostalgiche anni ’50, i rappresentanti della musica contemporanea cercano la loro strada per entrare nel nuovo millennio. Il dibattito interno è tutt’altro che chiuso e non è chiaro quale sarà la strada che andranno ad intraprendere.

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