giovedì, Maggio 13

La Guerra fredda di Crimea field_506ffb1d3dbe2

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Crimea putin

Un miliardo di dollari in garanzie sui prestiti al Governo di Kiev, estratti dal cappello dagli Usa, per compensare la perdita di sussidi energetici di Mosca, contro la «Russia in cerca solo un pretesto per invadere l’Ucraina». Il Presidente russo Vladimir Putin, da parte sua, rilancia con fierezza la sfida, affatto intimorito dal boicottaggio internazionale («se i nostri partner non vogliono venire, non vengano al G8») e da Washington («i danni delle sanzioni saranno reciproci»).

Dopo giorni di silenzio tattico, per mascherare l’invasione camuffata della Crimea e dell’Est dell’Ucraina, anche il Cremlino esce allo scoperto, riconoscendo Viktor Janukovic come «legittimo Presidente dell’Ucraina» deposto da un «golpe armato di Kiev». Riguadagnate posizioni nelle regioni russofone che hanno accolto a braccia aperte i paramilitari dalle divise non identificate, Mosca è pronta a contrapporsi agli Stati Uniti in una campagna d’Ucraina destinata a durare a lungo. Lo schieramento dei blocchi torna a dispiegarsi come negli anni della Guerra Fredda. All’alba, Putin ha ordinato di rientrare alle sue truppe impegnate in una maxi esercitazione militare (150 mila uomini, 90 aerei, 120 elicotteri, 880 carri armati e 80 navi), anche lungo i confini con l’Ucraina, dichiarando la «non necessità» di inviare soldati nel Paese. Di per sé, però «la possibilità rimane» e uomini e mezzi sono pronti a scattare.

La scintilla potrebbe esplodere in qualsiasi momento: spari d’avvertimento sono delle forze russe in una base aerea a Belbek, vicino alla flotta russa di Sebastopoli, sono partiti contro alcuni militari ucraini. E l’agenzia indipendente ‘Interfax’ ha riportato di un’irruzione di «150 soldati russi in una struttura di difesa aerea ucraina vicino a Levpatoria, nella Crimea occidentale». Almeno «11 mila paramilitari filorussi, armati di scudi e bastoni, ma molti anche di armi da fuoco regolarmente registrate sono pronti a sollevarsi per difendere la Crimea», ha annunciato il premier della Repubblica autonoma di Serghii Aksionov

In Turchia, due navi militari russe sono entrate nel Bosforo dal Mediterraneo e dirette verso il Mar Nero. «Mosca si riserva il diritto di ricorrere a tutti i mezzi», ha ammonito Putin, «per proteggere i russi in Ucraina». Nell’attesa, la Marina russa ha diffidato la squadra di navi da guerra degli Usa nel Pireo dall’entrare nello stretto del Mar Nero, vietato «in base alla convenzione di Montreux».

Indiscrezioni da Oltreoceano parlano di sanzioni americane in «arrivo in settimana verso il Cremlino». In nottata, il Pentagono ha anche «sospeso tutti i legami militari tra Washington e Mosca, incluse le esercitazioni e le riunioni bilaterali, alla luce dei recenti sviluppi in Ucraina». E, nel primo pomeriggio, il Segretario di Stato americano John Kerry è atterrato a Kiev, per definire il sostegno economico al nuovo Governo di Yulia Timoshenko. «Vi aiuteremo, il Presidente Barack Obama sta pianificando una maggiore assistenza», ha promesso, arringando la folla di piazza d’Indipendenza, orfana, dall’aprile prossimo, degli sconti sul gas di Gazprom, «la Russia rischia l’isolamento diplomatico, economico e politico».

Sulle sanzioni, chieste con forza da Timoshenko, Mosca non ha fatto una piega: «La posizione del Cremlino è onesta non cambierà», ha detto il Ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, «le misure unilaterali saranno controproducenti».  A mali estremi, Putin è pronto a «revocare l’ambasciatore russo a Washington». E un suo consigliere, Serghiei Glaziev, è arrivato a dichiarare alla stampa che, grazie alle misure, «Mosca troverà il modo di annullare la sua dipendenza finanziaria dagli Usa, traendone grande vantaggio», lasciando il sistema del dollaro, per «creare un proprio sistema di calcolo e pagamenti».

Il Cremlino ha poi smentito le «opinioni personali» dell’economista. Ma davanti ai media Putin è apparso soddisfatto dell’evolversi della situazione in Ucraina e ha mostrato i muscoli all’Occidente: «Non riconosceremo le presidenziali del 25 maggio in Ucraina, se saranno tenute in un clima sarà di terrore», ha affermato. Un’eventuale impiego delle forze armate russe nel Paese, come chiestogli da Janukovic, «visto un paio di giorni fa», sarà «legittimo, anche se Mosca non vuole annettersi la Crimea».

Il 30 marzo, a Sebastopoli è stato indetto un referendum per «l’adesione alla Russia». Nello stesso giorno, la Crimea voterà invece per una più neutrale «indipendenza dall’Ucraina». Mosca ha accettato una riunione straordinaria, in data da definire, del Consiglio Nato-Russia, Ma, nonostante gli appelli alla «soluzione politica» del Segretario generale Anders Fogh Rasmussen, Ma l’allerta dell’Alleanza Atlantica è massima. Secondo indiscrezioni la Nato, che condanna la «violazione dell’integrità territoriale ucraina, nonostante i ripetuti appelli», ha alzato il «livello di conoscenza, sorveglianza e prontezza di risposta sul confine orientale».

In Asia, prove di guerra sono in corso anche in Corea del Nord, che ha lanciato sette missili a corto raggio dalla costa orientale, sul Mar del Giappone: una provocazione di Pyongyang contro le manovre militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, iniziate a febbraio. Mentre in Iraq l’assalto armato di kamikaze contro il municipio della città di Samarra, 120 chilometri a nord di Baghdad, durante una riunione degli amministratori locali ha provocato cinque morti e 48 feriti: l’ennesima giornata di sangue.

E se in Siria l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha annunciato la fine della rimozione delle armi chimiche «entro aprile 2014», apprezzando il «buon passo in avanti» di Damasco, segnali distensivi che non arrivano invece dall‘Egitto. I generali hanno dichiarato «fuorilegge» il movimento palestinese di Hamas, filiazione estremista dei Fratelli musulmani. «La decisione strangola la resistenza palestinese e serve l’occupazione israeliana», ha replicato Hamas, al Governo nella Striscia di Gaza e accusata dal Cairo di «complottare» atti violenti in territorio egiziano. Il generale Abdel al Sisi, intanto, nuovo uomo forte d’Egitto, ha rotto gli indugi, confermando la sua candidatura alle presidenziali, in agenda entro la primavera-estate.

Anche in Africa la situazione è sempre più fluida. A Sud, nella Repubblica centrafricana, la situazione è talmente «drastica», che il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha chiesto di inviare fino a 10 mila Caschi blu e 1.820 agenti di polizia, in sostegno ai 2 mila francesi sul campo da dicembre e ai 6 mila peacekeeper già presenti delle Nazioni Unite, per proteggere i civili dalle milizie armate.

Non si attenua, infine, la contestazione anti-chavista in Venezuela. In giornata la famiglia di Leopoldo Lopez, il leader dell’opposizione in carcere dallo scorso 18 febbraio, ha convocato una manifestazione in omaggio alle vittime della protesta (18 morti e oltre 250 feriti). Mentre per sabato 8 marzo, l’ex candidato di liberista alle presidenziali Henrique Capriles ha annunciato una «marcia delle pentole vuote». Ma a Caracas si preannunciano disordini tra destra e sinistra già domani 5 marzo, anniversario della morte prematura, un anno fa, del Presidente Hugo Chávez

Anche la Turchia scende di nuovo in strada, ma per motivi apparentemente più leggeri, contro la censura delle autorità del film del regista danese Lars Von TrierNymphomaniac.

 

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