domenica, Agosto 7

La guerra dell'acqua tra Egitto e Etiopia

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Secondo un professore di gestione delle risorse idriche dell’università Rwth Aachen in Germania, Hani Sewilam, la portata dell’impatto negativo della diga su Egitto e Sudan è già chiara. Lo scenario più probabile, riferisce Sewiman, implica una riduzione del 25 percento dellapprovvigionamento idrico egiziano e una riduzione dell11 percento della quota dacqua egiziana durante gli anni (calcolati in sette) che ci vorranno per riempire il bacino della diga. La quota d’acqua del Nilo assegnata all’Egitto nel 1959 è di 55 miliardi di metri cubi. L’unica soluzione, conclude Sewiman, sarebbe interrompere la costruzione della diga e ridurre sensibilmente la portata del bacino.

La situazione politica non è semplice. L’Egitto, dopo il primo incontro nel 2014, aveva dichiarato di non avere obiezioni riguardo la prima fase di costruzione dell’impianto. Potrebbe forse fare leva sulla comunità internazionale per tagliare i finanziamenti per la costruzione della diga costringendo così l’Etiopia a rivedere il proprio programma, ma non è un approccio dal risultato garantito, l’unica via rimane quella negoziale. Tuttavia, un sondaggio condotto da al-Youm al-Sabeh (quotidiano egiziano) ha rilevato che il 66 percento degli intervistati non credono che questi negoziati porteranno mai a una soluzione positiva, e in effetti il potere negoziale dell’Egitto in questa fattispecie appare ridotto.

Nel frattempo, i lavori in Etiopia sembrano essere in dirittura d’arrivo e presto il bacino della diga potrebbe cominciare a immagazzinare le acque del Nilo Azzurro. Secondo Alaa elNahry, vice presidente del Centro Regionale per gli Studi sullo Spazio (agenzia affiliata alle Nazioni Unite), le ultime foto satellitari disponibili dimostrerebbero che gli etiopi hanno messo in funzione le turbine, alimentate dall’acqua immagazzinata a lato del Nilo Azzurro, e sostiene che il riempimento del bacino idrico potrebbe cominciare già a giugno. Secondo un esperto dell’Università del Cairo, Nader Noureddine, Addis Abeba potrebbe cominciare a generare energia il prossimo ottobre.

Una terza fonte, il direttore del dipartimento per l’idraulica e l’irrigazione di Alessandria, Haitham Awad, riferisce che, anche se lo stoccaggio dell’acqua non è ancora cominciato, lEtiopia è pronta al collaudo dellimpianto. Il Ministro egiziano per le Risorse Idriche, Hossam Moghazy, ha smentito tutte queste affermazioni dicendo che limmagazzinamento dellacqua non partirà prima che siano completati gli studi tecnici voluti dalla commissione di Egitto, Etiopia e Sudan. Studi che appunti, a quasi due anni dall’istituzione della commissione, faticano a concretizzarsi (sembrerebbe che non siano ancora stati sottoscritti i contratti per affidare l’incarico alle ditte).

Ma se le autorità egiziane insistono nel sostenere che l’Etiopia non verrà meno agli accordi stipulati nella Dichiarazione di Principi firmata a marzo 2015 dai due Paesi e dal Sudan (dichiarazione che include accordi sul funzionamento annuale della diga e sulle operazioni di riempimento, e riconosce il principio di non danneggiamento e quello di uso equo e appropriato), permangono dubbi sull’effettiva disponibilità di Addis Abeba a congelare la messa in funzione della diga finché tutte le parti non saranno soddisfatte.

Infatti, se e quando gli studi sull’impatto della diga vedranno la luce, resterà da negoziare quali misure adottare per assicurarsi che limpatto negativo della diga su Egitto e Sudan sia minimizzato, e nello specifico quale sia la quota di acqua “equa e appropriata” da assegnare ai tre Paesi.

La questione delle quote delle acque del Nilo da distribuire a ciascun Paese che si trova lungo il suo corso (inclusi, appunto, il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro) è una questione annosa che coinvolge dieci Paesi e che sembra non trovare una soluzione congiunta. Ma nel caso specifico, la disputa riguarda solo i tre Paesi citati e ancora allinizio di febbraio Egitto, Etiopia e Sudan non erano in grado di accordarsi sulle quote da assegnare a ciascuno.

 

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