venerdì, Luglio 30

La guerra del gas fra Russia e UE

0

Il braccio di ferro tra Occidente e Russia giace in una sorta di pausa, sempre aperta a tutti i possibili sbocchi ma agitata più che altro da schermaglie (la lista nera di Mosca contro alcuni politici europei) o scaramucce (le denunciate magagne della FIFA con conseguente incertezza sulla sorte dei due prossimi campionati mondiali di calcio). Non c’è pausa, invece, in uno dei comparti più importanti e più sensibili della maggiore crisi continentale, finora, del ventunesimo secolo: la guerra del gas tra i due contendenti e più precisamente lo scontro tra lUnione europea e Gazprom, il colosso russo delloro blu, che fa tutt’uno con il Cremlino. Qui gli sviluppi e i nuovi spunti continuano a susseguirsi quasi giornalmente, anche se si tratta di una guerra che assomiglia piuttosto ad una complicata partita a scacchi.
Malgrado tutto, infatti, lUE nel suo insieme avrà bisogno ancora per parecchio tempo di ingenti quantità di gas russo i cui produttori, con in testa quello di gran lunga maggiore, conserveranno a loro volta per altrettanto tempo un interesse forte, per non dire vitale, a fornirglielo. Le divergenze e i problemi da risolvere vertono sulle modalità e i prezzi delle forniture e sono comunque abbastanza seri. A renderli tali concorrono, da un lato, la naturale ricerca di fonti energetiche e/o fornitori alternativi, e dall’altro le relative offerte e pressioni da parte di terzi interessati.
Poiché il contenzioso tra Occidente e Russia si incentra sulla crisi ucraina, non c’è dubbio che una sua soluzione pacifica o almeno una sua concreta sdrammatizzazione comporterebbero un automatico ridimensionamento delle contese sul gas. Altrimenti, finchè Mosca e Kiev si guarderanno in cagnesco o permarranno addirittura in stato di guerra non dichiarata, e Kiev per di più continuerà a non pagare il suo ormai ingente debito per il gas ricevuto dalla Russia, Gazprom insisterà per la costruzione di nuovi gasdotti che aggirino il territorio ucraino finora utilizzato per portare il combustibile nel cuore del vecchio continente, insieme ad altri ereditati dall’URSS o di più recente realizzazione. E ciò anche al fine di impedire che Kiev cessi di prelevare (come viene accusata di fare) gas destinato ad altri Paesi, magari per risarcirsi sbrigativamente dello scippo della Crimea.
L’Unione Europea non condivide naturalmente questo interesse russo, e semmai preferirebbe il mantenimento dello status quo nel quadro di una soluzione concordata della questione ucraina. In linea di principio Bruxelles accetterebbe peraltro percorsi alternativi a condizione che Gazprom si accolli le relative spese, come la società capeggiata da Aleksej Miller, intimo di Vladimir Putin, sarebbe disposta a fare. Di qui il progettato e discusso gasdotto South Stream (Juzhnyj Potok in russo), che avrebbe dovuto attraversare il Mar Nero per approdare nei Balcani e raggiungere infine la Mitteleuropa e l’Italia. Il progetto, per quanto gradito a numerosi Paesi sia membri della UE sia solo candidati ad essa, è però sfumato perché i percorsi delle condutture non costituiscono lunico problema sul tappeto e gli altri che lo affiancano preesistono alla crisi ucraina, che si è verosimilmente limitata ad inasprirli.
Fin dal 2007, infatti, il ‘Terzo pacchetto energia’ varato a Bruxelles aveva stabilito che qualsiasi società fornitrice del gas non poteva, come invece avviene nel caso di Gazprom, possedere il gasdotto che lo smista e doveva metterlo semmai a disposizione anche di altre. In seguito Miller e compagni, restii ad adeguarsi, si sono visti altresì addebitare vari comportamenti incompatibili con le regole della libera concorrenza e della non interferenza politica negli affari. In particolare, più di recente, sono state riscontrati abusi di posizioni dominanti di mercato e pratiche discriminatorie in materia di prezzi a danno di Paesi ex comunisti dellEuropa orientale, quasi tutti dipendenti dal gas russo per percentuali elevatissime del loro fabbisogno, comunque di molto superiori rispetto a quelle già cospicue di Germania, Italia, Francia, ecc.
Solo nello scorso aprile, tuttavia, la pressione su Gazprom si è accentuata con linvio di formali accuse e di un monito a rispettare le regole per non incorrere in pesanti multe (fino a oltre un miliardo di euro), analoghe a quelle minacciate quasi contemporaneamente dal nuovo commissario UE per la concorrenza, la danese Margrethe Vestager, ad un altro colosso come Google. Un sostanziale ultimatum, anzi, perché il destinatario è stato invitato ad adempiere a quanto richiesto entro tre mesi, ossia il prossimo luglio. Alle cosiddette ‘obiezioni’ di Bruxelles Gazprom ha risposto contestandole con varie argomentazioni, compreso  l’asserito difetto di giurisdizione da parte della UE nei confronti di un’impresa strategica controllata dallo Stato e quindi soggetto di controversie da risolvere solo in sede intergovernativa.
In attesa di ulteriori indicazioni in merito, l’attenzione viene richiamata soprattutto dalle reazioni russe su altri fronti. La rinuncia russa al South Stream, che Putin in persona ha pubblicamente motivato con la contrarietà della UE al progetto, potrebbe in realtà rivelarsi non definitiva tenuto conto dell’attrazione apparentemente ancora viva nel Sudest europeo e non solo. Essa è stata comunque seguita a ruota dall’annuncio di un nuovo progetto russo, approvato dal governo di Ankara, per la costruzione di un gasdotto che sempre attraverso il Mar Nero dovrebbe raggiungere appunto la Turchia fino al confine con la Grecia, allettata a collegarvisi con un finanziamento di 5 miliardi di dollari, e che indipendentemente dal gradimento o meno di Bruxelles assicura a Gazprom uno sbocco di tutto rispetto sul mercato di un grande Paese, che Mosca corteggia anche politicamente, oltre a dischiudere la prospettiva di un pronto rimpiazzo del South Stream.
Il fabbisogno turco di gas naturale è più che raddoppiato nell’ultimo decennio  e si prevede che la sua copertura utilizzerà circa la metà della capacità del nuovo gasdotto nel 2020, un anno dopo avere consentito l’abbandono della conduttura ucraina. Linizio dei lavori viene dato per imminente, con il coinvolgimento già acquisito dellitaliana Saipem e della tedesca Europipe. Anche se estensibile quanto meno a Macedonia, Serbia e Ungheria oltre alla Grecia, il dirottamento in Turchia non basterà ovviamente a raddrizzare le posizioni di Gazprom sul mercato UE nel suo complesso, dove le importazioni di gas dalla Russia sono crollate di oltre la metà nel 2014 rispetto ad una media, rimasta praticamente invariata per molti anni, intorno al 30% del totale.
Qui però il discorso deve allargarsi, perché al di là dei contraccolpi forse effimeri della crisi ucraina, la permanenza del già sottolineato interesse reciproco deve fare i conti non solo con il contenzioso più o menotecnico tra Bruxelles e Gazprom ma anche con la naturale spinta nella UE a differenziare le fonti di approvvigionamento e con la vocazione russa, se si vuole altrettanto naturale, a intensificare preferibilmente scambi e legami con il mondo asiatico. Campeggia, a quest’ultimo riguardo, l’ormai celebre ‘affare del secolo concluso un anno fa da Mosca con Pechino concordando la fornitura di gas russo alla Cina e generalmente interpretato come una eloquente risposta alle difficoltà di Gazprom sul fronte europeo. Benchè si tratti di volumi relativamente modesti (38 miliardi di metri cubi all’anno per 30 anni) e comunque insufficienti a compensare su due piedi le perdite nel vecchio continente, l’accordo simboleggia una svolta di indirizzo accreditata del resto anche da numerose altre iniziative in campo energetico rivolte non soltanto alla Cina e comprendenti offerte in ogni direzione non limitate al gas naturale che richiede costosi gasdotti ma estese recentemente al gas liquefatto trasportabile per nave.
Da rilevare tuttavia che se l’opzione asiatica della Russia viene alimentata da motivazioni anche politiche e trova sostegno a livello politico, la politica stessa può complicare non poco le cose. Mosca, ad esempio, coltiva da tempo buone relazioni con lIran, divenuto quasi un alleato sullo scacchiere mediorientale grazie in particolare al comune appoggio alla Siria di Bashar Assad. Ciò nonostante non aveva potuto opporsi frontalmente alle sanzioni contro Teheran decretate per scongiurare il suo accesso allarma nucleare pur essendo la stessa Russia la principale fornitrice dell’occorrente per lo sviluppo della relativa industria. Adesso Mosca ha contribuito al raggiungimento di un compromesso al riguardo tra lIran e i maggiori Paesi occidentali dovendo però assistere al contestuale avvicinamento tra Teheran e Washington che certo non la rallegra più di tanto nell’attuale clima internazionale. E, soprattutto, dovendo rassegnarsi, con la conseguente cessazione delle sanzioni, al ritorno delle esportazioni iraniane sul mercato mondiale del petrolio, in concorrenza anche con quelle russe già tartassate dal calo dei prezzi. Il tutto, inoltre, quando lIran, disponendo di enormi riserve di gas naturale, è in grado di soppiantare la Russia negli approvvigionamenti europei.
Alla ricerca di diversivi politicamente delicati è nel frattempo anche la UE, ed è anzi una ricerca che sembra intensificarsi malgrado l’impressione che Bruxelles tenda a frenare, come minimo, la spinta all’espansione verso est per evitare che lo scontro con Mosca si aggravi ulteriormente. D’altronde la via del gas da scisto (fracking) imboccata e caldeggiata dagli USA si conferma difficilmente percorribile per la maggioranza dei Paesi a causa delle controindicazioni ambientali oltre che dei costi. E le speranze riposte nel giacimento convenzionale di Groningen, in Olanda, di gran lunga il più grande dEuropa, che già copre un decimo del fabbisogno UE e oltre un quarto di quello della Germania, sono probabilmente destinate alla frustrazione. Il ritmo di estrazione attuale, infatti, sta provocando scosse telluriche considerate insopportabili per il territorio circostante e quindi una serrata contestazione, per cui uno sfruttamento accelerato appare inconcepibile.
Ecco riprendere quota, invece, un’opportunità che sembrava sfumata con l’accantonamento del progetto Nabucco, il gasdotto che doveva portare in Europa il combustibile dell’Asia centrale ex sovietica. Da parecchi anni un piccolo paese ma grande potenza del settore, il Turkmenistan, offriva alla UE il suo oro blu‘, senza peraltro disporre dei mezzi per costruire un’apposita conduttura  e senza che si trovasse comunque il modo per venire al sodo. Anche a causa, certo, dello scontato malumore russo. Adesso, a quanto pare, potrebbe vedere la luce anche un gasdotto sottostante alle acque del Mar Caspio, proprio per consentire l’afflusso nel vecchio continente del gas turkmeno oltre a quello dellAzerbaigian, attraversando poi la Turchia che di quest’ultimo è grande protettrice; si tratta di un Paese oggi straricco e, peraltro, forse un po’ più docile di prima nei confronti della Russia.
Ad Ashchabad, la capitale turkmena, si è recato a fine aprile il vice presidente della Commissione UE nonchè commissario per l’energia, Maros Sefcovic, per colloqui con suoi omologhi, in seguito ai quali è stata emessa una dichiarazione che annuncia unintesa tra le quattro parti interessate per la realizzazione dellopera. Il governo turkmeno confida di poter inviare annualmente in Europa fino a 40 miliardi di mc di gas, un quarto dei quali estraibili da una compagnia malaysiana già operante nel Caspio. Esiste per la verità un problema di ripartizione delle acque territoriali di questultimo tra i cinque Paesi rivieraschi (Iran compreso), bloccata da tempo a causa della difficoltà di scegliere la definizione del Caspio come un mare o piuttosto come un lago, con diverse conseguenze pratiche tra i due casi. In attesa di un accordo generale, Turkmenistan e Kazakistan hanno però proceduto a fine maggio a delimitare separatamente le rispettive zone marine (o lacustri), in via provvisoria ma con effetti immediati, compreso quello di consentire la prosecuzione o l’estensione delle estrazioni del gas.
La collaborazione del Kazakistan appare importante, sia per il peso economico e politico di questa repubblica ex sovietica sia perché essa figura e si atteggia come amica fedele della Russia (è membro fondatore dell’Unione economica eurasiatica patrocinata da Mosca) sia perché, nel contempo, non esita a mostrarsi decisa sotto vari aspetti a far valere i propri specifici interessi e a difendere, al limite, la propria indipendenza, appoggiandosi tra l’altro anche alla Cina come del resto il Turkmenistan. Il quale, invece, nei rapporti con Mosca è una sorta di pecora nera dell’Asia centrale, perciò giustamente timorosa in certi casi di incorrere nelle ire di Mosca e probabilmente incoraggiata adesso dall’apparente solidarietà del Kazakistan a sfoggiare un maggiore coraggio mettendosi in implicita concorrenza con Gazprom e lanciando così un’ennesima sfida a Mosca. Con quali esiti, resta naturalmente da vedere.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->