venerdì, Maggio 7

La guerra dei sessi in politica 545

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 Anne Hidalgo_Nathalie Kosciusko-Morizet

 

Dice la Collega ed amica Anais Ginori su ‘La Repubblica‘ che in Francia la questione dell’inserimento nella legge elettorale sulla parità di genere è stata superata nei fatti, dal momento che la lotta per la poltrona di nuovo Sindaco di Parigi si è ristretta a due candidate donne, Anne Hidalgo e Nathalie Kosciusko-Morizet. Ginori non trascura di sottolineare come, in una Nazione sotto molti aspetti vicina e non solo geograficamente alla nostra, invece di azzuffarsi all’ultimo sangue per una questione ‘di semplice buon senso’, gli uomini sono stati esclusi per via, diciamo così, naturale, dalla competizione.

A questo punto mi corre l’obbligo di puntualizzare con chiarezza una cosa: non sono misogino. Anzi, credo che l’iniezione di determinazione e competenza indotta dalla presenza sempre più robusta di donne ai massimi livelli della politica sia un’ottima cosa, che non può che migliorare il panorama desolatamente stantìo, causato anche dalla predominanza di uomini nelle famose stanze dei bottoni.

La Ginori però, nel suo pezzo, parla solo ‘en passant’ degli orientamenti e dei programmi politici delle due contendenti, e questo mi fa pensare. Non dovrebbe essere soprattutto questo il motivo di interesse di un agone politico? Se a battagliare per il potere a Roma fossero Renata Polverini per la destra e, non so, l’ottima e sconosciuta ai più Sabrina Alfonsi del partito Democratico per il centrosinistra, io percepirei la contesa come un confronto tra una politica affetta dai vizi del potere (non ultimi i disastri di una gestione della cosa pubblica vecchia e incline alla corruzione) e il rinnovamento rappresentato da chi ha lavorato per anni sul territorio, acquisendo esperienza e conoscenza diretta dei problemi senza procedimenti giudiziari in corso. Insomma, come il duello tra due modi profondamente diversi di concepire il servizio pubblico, non certo come lo scontro tra due esponenti che, per avventura, appartengono entrambi al sesso femminile.
E non mancherei di mettere nel giusto rilievo come gli elettori, senza forzature o condizionamenti d’obbligo abbiano mandato ‘in finale’ due donne valutandone  capacità e convinzioni e capacità di dare qualcosa di più e di meglio rispetto a chi le ha precedute nel governo di una capitale europea.   

La Francia non è la Svezia e l’Italia non è il Burundi, anche se i nostri vicini di confine godono, giustamente, della fama di Nazione più avanzata nella valutazione complessiva dei parametri che riflettono lo status culturale e di costume di un Paese.
La Francia non ha correttivi di genere nella formulazione della legge elettorale, salvo un 40/60 valido solo per le elezioni europee. Correttivo che sarebbe senz’altro auspicabile a mio parere anche in Italia, come propulsione al rinnovamento e al raggiungimento di una parità che tarda ad arrivare. Ma indubbiamente la lotta tra le due candidate per l’Hotel de Ville parigino ha un valore ben più significativo, raggiunto con tali modalità.

Tra l’altro, mi sembra giusto notare come i francesi siano giunti a certi risultati avendo da molto tempo superato la radicalizzazione ideologica della lotta politica, e che di conseguenza, da loro, il confronto tra due candidati, a qualunque sesso appartengano, è il confronto tra concezioni della gestione del potere certamente meno condizionate dai cascami che ancora affliggono il nostro Paese a quasi settant’anni dall’ultimo conflitto mondiale.
Segno che il lavoro politico più importante per la crescita di un popolo è quello che persegue obiettivi primari diversi dalla guerra dei sessi. Obiettivi di prima necessità , come le riforme urgentissime in innumerevoli settori, il mercato del lavoro, l’equità fiscale, la giustizia, l’occupazione giovanile, le pensioni, l’insopportabile moloch burocratico, che ci vedono in gravissimo ritardo e che determinano il peculiare  livello di guardia della nostra crisi nazionale. E che dunque vanno raggiunti senza perdere un giorno di più, favorendo un rinnovamento globale che sembra finalmente sul punto di partire, senza smarrire la concentrazione sui punti cruciali, primo fra tutti la guerra senza quartiere al pernicioso conflitto ideologico che ha fatto del belpaese un bruttissimo posto dove lavorare e, soprattutto, vivere.

 

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