giovedì, Ottobre 28

La guerra dei dazi USA-Cina e le preoccupazioni dell’ASEAN Si monitorano attentamente gli effetti della guerra commerciale in atto, la Regione asiatica è in fermento

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La vera e propria guerra commerciale scatenatasi sul fronte dei dazi tra due attori tra i principali sulla scena commerciale mondiale, ovvero Stati Uniti e Cina, sta –a cascata- determinando una serie di effetti i cui esiti sono oggi alquanto difficili da valutare. Tutti coloro che sono variamente interessati –per varie motivazioni- all’andamento del commercio internazionale, oggi sono di fatto sulle braci ardenti. Il che è quanto sta accadendo anche in Asia e in Sud Est Asia nello specifico. Non è difficile intuire il perché: la Cina è un partner le cui dimensioni lo rendono ineludibile, soprattutto se ci si ritrova ad agire nel contesto continentale asiatico e poi per le varie relazioni commerciali di natura bilaterale avviate da lungo tempo tra alcuni Paesi Sud Est asiatici e gli Stati Uniti e tra l’intero gruppo dei Membri ASEAN e l’America, con alcune Nazioni asiatiche che sono antiche alleate degli USA nel quadrante Sud Est asiatico. Mentre altre sono alleate soprattutto in campo commerciale con la Cina. Insomma, si tratta di un quadro complesso e che –al momento- è alquanto difficile da valutare e decifrare. Nel frattempo, il modus operandi al momento è quello di cambiare il punto di vista preferendo concentrarsi sull’irrobustimento del mercato interno e creare una specie di area-cuscinetto più o meno protetta dagli andamenti volatili degli ultimi giorni.

La proposta cinese di Mercoledì 4 Aprile di applicare una quota addizionale del 25 per cento sulle tariffe doganali su circa 50 miliardi di Dollari USA di prodotti importati dagli Stati Uniti ha praticamente rinfocolato la miccia esplosa nella guerra commerciale USA-Cina, le due principali economie globali, creando un effetto-alone un po’ in tutto il commercio internazionale: l’Effetto Farfalla  (più che Effetto Domino ) s’è così sviluppato lungo una complessa catena di reazioni e controreazioni sui prezzi delle merci e delle derrate, nelle Borse di tutto il Pianeta in via conseguenziale ed infine sullo stato delle relazioni anche di natura diplomatica tra Cina e USA ma persino tra i due opposti schieramenti di alleati commerciali.

Sul fatto che il vero e proprio conflitto commerciale apertosi tra Cina e USA possa determinare effetti parecchio problematici sulle piazze internazionali si sono intrattenuti –tra altri- anche la Ministra indonesiana per le Finanze Sri Mulyani Indrawati ed il Governatore della Banca di Thailandia Veerathai Santiprabhob durante un recente incontro di natura regionale tenutosi a Singapore, lo scorso 5 Aprile. Si sono detti entrambi certi che quel conflitto commerciale avrà ripercussioni negative sul PIL dell’intero arco Sud Est asiatico identificabile nell’ASEAN sebbene nel breve periodo si riscontri che quegli effetti siano alquanto limitati. Non a caso Sri Mulyani Indrawati, nel corso di una intervista a Bloomberg Television ha affermato: «La composizione del nostro PIL è basata principalmente sul consumo ed il Governo sta agendo a sostegno degli investimenti al fine di diversificare quanto più possibile la crescita economica al di là di quanto deriva dall’export». E sullo scenario complessificatosi a livello internazionale a causa dell’inasprirsi della guerra dei dazi tra USA e Cina e del progressivo deterioramento delle relazioni tra le due superpotenze ha anche aggiunto che –di fatto- si tratta di una guerra con non conviene a nessuno, anche ai due competitor statunitense e cinese.

Il Presidente americano Donald Trump sta rivisitando in chiave restrittiva la cornice globale delle relazioni commerciali, avendo assunto che le pratiche commerciali cinesi non sono rispettose dei codici e delle legislazioni internazionali in materia di commercio estero ed egli ha anche annotato i singoli elementi per i quali ritiene sono notevoli le violazioni legali attuate dalla Cina, come accade in materia di proprietà intellettuale e circa le legislazioni riguardanti l’esportazione. Sri Mulyani Indrawati, che è stata Direttrice manager della Banca Mondiale, ha affermato che le divergenze annotate e indicate avrebbero dovuto essere affrontate nel seno della Organizzazione Mondiale del Commercio WTO  piuttosto che erigere o implementare proditoriamente ed unilateralmente le barriere commerciali.

La Cina è il principale partner commerciale per molte economie del Sud Est Asia ed una importante fonte di investimenti e per il Turismo nella intera Regione. Mentre grandi mercati interni quali quelli di Indonesia e Filippine possono tenersi relativamente ai margini della guerra dei dazi USA-Cina, altre economie della Regione quali Singapore, Malaysia e Thailandia pongono maggior interesse alle esportazioni. Nonostante il panorama oscuro attuale, la Ministra indonesiana per le Finanze sfodera ancora ottimismo, secondo lei l’Indonesia raggiungerà il 5,4 per cento di PIL, un po’ sopra il 5,1 per cento del 2017. E nelle interviste rilasciate ai media locali ha ribadito che tutto l’insieme delle questioni inerenti la guerra dei dazi USA-Cina è costantemente seguita e monitorata, mostrando un relativo aplomb quasi a voler mascherare le serie preoccupazioni che oggi si agitano nella sua Nazione di origine e nell’intera area Sud Est asiatica.

Pur avendo piena coscienza che l’impatto –almeno a breve termine- continua ad essere ritenuto alquanto limitato. La Banca Centrale sta cercando in vari modi di contenere la volatilità della valuta monetaria, in modo tale da non creare scompensi nelle esportazioni ed il commercio internazionale più in generale. La chiave di volta, si afferma, è il mantenimento dei propri standard di competitività. Allo stesso tempo, però, si vuole ad ogni modo evitare di essere messi ai margini dagli interessi commerciali USA nel caso in cui l’America voglia bollare l’Indonesia come un potenziale manipolatore monetario. Il deprezzamento della valuta nazionale, quindi, in Indonesia è materia di attenta discussione, negli ultimi tempi.
La Malaysia sta cercando di ottenere l’esenzione dall’innalzamento delle tariffe USA in special modo quelle sull’acciaio e sulle spedizioni di alluminio. Il Ministro per il Commercio Mustapa Mohamed ha affermato in Parlamento che la Malaysia non vuole certamente esacerbare il clima già acceso in materia, piuttosto vorrebbe ottenere chiarezza da parte degli USA. E’ il motivo per il quale il giorno 17 Aprile è calendarizzato un incontro con il rappresentante USA per il Commercio estero, al fine di stabilire il corso da dare alle relazioni commerciali tra USA e Malaysia.

Un po’ tutte le Nazioni nell’area asiatica stanno monitorando tutta la questione dei dazi USA in modo molto attento. Il Ministro per le Finanze della Corea del Sud, Kim Dong Yeon, ha confermato che si segue con particolare attenzione l’andamento della guerra sui dazi, sia USA sia Cina sono Nazioni estremamente importanti per l’economia nazionale e per il commercio in essere da tempo con entrambi. Si valutano comunque –in ambito parlamentare- misure da adottare eventualmente si prefiguri una pressante necessità.

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