sabato, Ottobre 23

La guerra degli sciiti L’Iran imbavaglia gli studiosi sciiti

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Mentre i media occidentali, o meglio i media imprenditorializzati, hanno affrontato dure critiche nelle ultime settimane circa i pregiudizi nella copertura di quanto avviene a Gaza, allineandosi alla linea editoriale delle loro reti, si dà il caso che l’Iran abbia invece condotto una vasta campagna mediatica di repressione contro i media sciiti indipendenti dal governo.

Fonti dell’Iran – che per ovvie ragioni non si fanno avanti – hanno confermato che negli ultimi mesi si è visto un forte aumento di arresti, attentati, azioni penali, intimidazioni e raid sostenuti dal governo contro i professionisti mediatici e i media stessi,  sotto la supervisione di un famoso studioso sciita, l’Ayatollah Shirazi SadiqSe l’Iran non è estranea a fenomeni di controllo dei media, questa nuova ondata di repressione ha colpito sia i gruppi per i diritti civili, sia i loro attivisti dentro e fuori l’Iran, tutti piuttosto preoccupati in quanto si rischia di scivolare in forme di autoritarismo più gravi, e in un momento in cui gli iraniani sono alla ricerca di una loro emancipazione politica.

Se gli iraniani hanno avuto grandi speranze di libertà e di progresso democratico dopo l’elezione del presidente in carica Hassan Rouhani, forme di disincanto sono emerse nel settore dei media e le reti ora temono di affrontare l’ira delle autorità. Ma se i lavoratori dell’informazione si sono spesso lamentati della durezza della supervisione dei funzionari statali, Shia Rights Watch, un gruppo primario per i diritti umani, con sede a Washington, ha lanciato l’allarme su ciò che descrive come una caccia alle streghe da parte dell’Iran, contro i media legati all’Imam Shirazi. Durante la scorsa settimana l’Iran ha preso di mira canali TV con collegamenti che portano all’Imam Shirazi, eminente studioso sciita, in quello che è stato percepito come un deliberato tentativo di mettere a tacere il suo messaggio e la sua posizione sugli affari mondiali.

Secondo i funzionari, a Teheran la mossa non ha lo scopo di mettere a tacere l’opposizione, ma piuttosto di razionalizzare il panorama iraniano dei media e garantire che tutti rispettino tutte le leggi e i regolamenti dello Stato. SRW ha detto di non essere soddisfatto di tale risposta generica che si punti alla repressione di tutti i media indipendenti solo per lasciare spazio alle organizzazioni sponsorizzate e controllate dallo Stato. Come ha rilevato il gruppo per i diritti umani e civili, «l’Iran ambisce ad aumentare le forme di controllo e il suo approccio di tolleranza zero per tutto ciò che è diverso dalla narrativa, dalle idee e dai report di stato, e ciò significa che l’industria culturale mediatica dell’Iran è stata criminalizzata in molti modi».

 

Indipendentemente dalle crescenti critiche tra circoli intellettuali in Iran, le autorità hanno portato avanti imperterrite la loro linea. SRW ha scritto una dichiarazione di condanna sulla questione, che recita: «Condanniamo l’atto illegittimo e immorale del governo iraniano che ha chiuso gli uffici di diverse reti e canali sciiti (Imam Hussein TV, Abu Alfazl TV, Al Qaem TV, Al Zahra TV , al Mahdi TV), chiedendo che tali atti vili siano immediatamente fermati e tutte le proprietà sequestrate da questi uffici in violazione alla legge siano restituiti. Queste azioni, in diretta violazione della libertà di espressione e dei più elementari diritti di un essere umano, giungono in un momento, nel quale gruppi terroristici come ISIS e altri stanno eliminando fisicamente i musulmani sciiti, e anche l’azione del governo iraniano è una forma di eliminazione, anche se ideologica. Scuse ufficiali del governo iraniano a questi canali e  ai loro spettatori sono ora necessarie, con l’assicurazione che tali atti non si ripetano». L’ufficio dell’Imam Shirazi ha scelto di non commentare la questione in questo momento.

Detto questo, è ormai noto che le differenze politiche e ideologiche hanno aperto un varco tra l’Imam Shirazi e i funzionari di Teheran, perché alcuni punti di vista del religioso sono stati mal considerati dal governo. Le notizie che circolano sul Medio Oriente hanno inoltre affermato che Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, ha chiamato personalmente il governatore locale di Qom per dirgli di chiudere i media che contraddicono la sua narrativa.

Un numero crescente di operatori dei media, giornalisti, registi, presentatori televisivi e personalità varie, nonché i corrispondenti esteri, hanno dovuto affrontare una raffica di divieti e molestie nel passato trimestre. Come spiegato da SRW, «Molti degli arrestati sono accusati ai sensi delle disposizioni del codice penale islamico, che liberamente definiscono reati quali diffondere bugie, propaganda contro il sistema, e creando disagio nella mente del pubblico, mentre la mission di tutte le stazioni minacciate si basa sulla menzione di fatti religiosi, sia sciiti, sia sunniti». Il governo iraniano rappresenta gli sciiti, ma combatte i punti informativi multimediali sciiti, il che è preoccupante. Inoltre, creando un’atmosfera carica di paura, i giornalisti hanno detto di essere stati costretti all’autocensura per evitare il processo e/o le intimidazioni.

Come notato da Amnesty International nel suo rapporto di agosto, «la magistratura iraniana sta giocando con la legge e con la costruzione di prove, per emettere pene detentive che possano costringere i giornalisti indipendenti all’auto-censura».

SRW ha detto di essere molto preoccupato per i recenti sviluppi, dato che diversi operatori dei media sono stati presi in custodia senza che le loro famiglie siano state informate di dove si trovano, impedendo così di concordare un’adeguata rappresentanza legale. Inoltre le proprietà e i fondi degli arrestati sono stati requisiti senza un giusto processo, al di là di ogni controllo giurisdizionale, senza mandato o altri tipi di autorizzazioni del tribunale siano stati mai rilasciati.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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