mercoledì, Maggio 12

La Grecia è malata field_506ffb1d3dbe2

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Si è più volte parlato della crisi greca, della disoccupazione, delle difficoltà economiche, ma poco si è detto su come questo colpisca effettivamente i greci nel concreto di ogni giorno. Un dato raccapricciante che emerge da un indagine di Médecins du Monde è che il 27,7% della popolazione non ha più acceso ad i servizi sanitari come conseguenza diretta della crisi. L’austerity ha comportato tagli giganti nel settore sanitario e a questo si sono aggiunte le problematiche dovute a chi, per mancanza di lavoro, si è ritrovato senza copertura sanitaria. Bambini senza vaccinazioni (una vaccinazione dosata tra i 140 e i 180 euro), vecchi senza medicinali, donne incinte che non possono ricevere la dovuta assistenza se non dietro pagamento. Dati allarmanti che diventano ancora peggiori se si aggiunge il fatto che secondo Médecins du Monde dall’inizio della crisi il numero delle morti infantili è cresciuto nel paese del 21%. «Se la situazione economica di un governo è sana, la salute è una delle priorità», ha dichiarato il pediatra Nikitas Kanakis, direttore di Médecins du Monde Grecia. «Ma se fai fatica a sopravvivere, rimandi la visita dal dottore per controllare quella cisti sospetta o una tosse che non vuol passare. C’è anche ci rinuncia alla chemioterapia perché non può permettersi i 2000 euro di ticket su quel tipo di medicinali».

L’impossibilità di accedere al sistema sanitario greco ha fatto si che gli utenti che si rivolgono ai medici di Médecins du Monde sia quadruplicata, con il conseguente ritorno in patria di molti medici greci che si erano recati nei Paesi dell’Africa per aiutare le popolazioni più sfortunate. In un intervista al tg3, Jannis Mouzales medico dell’associazione, ha affermato che ormai rientrare in Grecia è un imperativo in quanto «la vera emergenza ora è in casa nostra». Questo è confermato dai dati, che vedono un ritorno di malattie ritenute quasi scomparse come tubercolosi, malaria ed epatite e un aumento delle infezioni da Hiv del 52%. Per questo motivo il direttore della branca greca di  Médecins du Monde ha sottolineato la necessità di avere in supporto pediatri, chirurghi, ginecologi e psichiatri (il numero dei suicidi è salito del 40%) per assistere al meglio la popolazione greca.

Secondo Kanakis poi, il grande problema è che molti di quelli che si recano nei punti di accoglienza dell’associazione ad Atene o Salonicco soffrono per lo più di malnutrizione e devono quindi essere curati e nutriti. «Parlando con chi si reca nei nostri centri la cosa più shoccante è che molti di essi sono lì per mangiare, certo lo nascondono dietro la richiesta di cure, ma la verità è che sono lì principalmente per quello» afferma poi Kanakis. Per questo negli ultimi anni Médicine du Monde non offre solo servizi sanitari gratuiti, ma sta anche cercando di preparare razioni alimentari con riso, pasta e olio, per le famiglie in difficoltà. I dati raccolti dall’associazione raccontano di circa 14,000 persone, per lo più greci che hanno perso il lavoro con la crisi, che ogni giorno si recano nelle mense per i poveri, una vera e propria crisi umanitaria.

Per capire però come si è arrivati a questa situazione occorre fare un passo indietro e vedere come il governo greco ha risposto alla crisi economica. Le richieste di tagli alla spesa pubblica fatte dalla Troika si sono presto tradotte in tagli alla sanità fino al 40% (dal 2009 ad oggi) e il licenziamento di 26 mila dipendenti, di cui 9.100 medici. Ogni mese poi il deficit della sanità greca cresce di 100 milioni di euro e negli ospedali statali manca ormai tutto: strumenti di lavoro, farmaci e anche cibo per i pazienti. Ormai un semplice ricovero in un ospedale per soli tre giorni può costare facilmente più di mille euro. Un esempio della criticità in cui si trova la Grecia può essere dato dall’ospedale “Metaxàs” del Pireo, qui nel padiglione di patologia vi sono 54 posti letto sempre pieni e solo due infermieri per turno, una condizione al di là del limite del sostenibile. 

Impossibile pensare che il sistema sanitario possa continuare in queste condizioni. Ancor più perché i fornitori non sono più pagati da mesi e stanno accumulando enormi crediti dal sistema ospedaliero. Gli stipendi del personale poi, già abbondantemente tagliati nelle ultime manovre, sono spesso pagati in ritardo, ed inoltre i medici stanno accumulando centinaia e centinaia di ore straordinarie che non sono retribuite. Sempre più spesso la stampa riporta i casi di ospedali che non sono in grado di eseguire interventi chirurgici per la mancanza di materiali e si è arrivati persino al punto che l’ospedale psichiatrico di Dafnì, un sobborgo di Atene, si è trovato nell’impossibilità di acquistare il cibo per i suoi ricoverati per mancanza di fondi.

Ancor più tragico però è che mentre nella sanità pubblica si sta svolgendo tutto questo, quella privata prospera. Tutti ormai sono costretti a rivolgersi a strutture a pagamento per ricevere cure e chi si può permettere il lusso di pagarsi una copertura assicurativa privata per le malattie si rivolge unicamente a queste strutture, alimentandone gli introiti. Si vedono così famiglie sempre più povere che s’indebitano per fare in istituti privati interventi urgenti che la sanità pubblica non è in più in grado di eseguire tempestivamente. Anche per questo dalla fine del 2013 si sono susseguiti scioperi su scioperi ad opera del personale socio sanitario greco. Purtroppo però il muro contro muro in atto ormai da due mesi fra i medici dell’Ente Nazionale per le Prestazioni Sanitarie ellenico (Eopyy) e il ministero della Sanità non sta portando da nessuna parte. La misura proposta dal ministero di mettere in mobilità altri 1.000 medici, per risanare i conti del settore pubblico e seguire le indicative della Troika, pare andare avanti. La mobilitazione dei medici andrà avanti fino al 7 febbraio, ma il sindacato dei medici in sciopero ha reso noto che comunque in tutti gli ospedali uno staff ridotto di sanitari continuerà a garantire le prestazioni d’urgenza. Se già però i tagli avevano ristretto il personale negli ospedali questi scioperi, benché giustificati dalla situazione, riducono ulteriormente la capacità di cura del sistema sanitario greco. Il peso ricade ancora una volta sulle associazioni di volontari e lo scotto è pagato dalle fasce di cittadini più povere.

 

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