lunedì, Maggio 17

La 'Grande Russia' in Asia centrale field_506ffb1d3dbe2

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Vladimir-Zhirinovsky

 

Almaty – Nell’analizzare il comportamento della Russia negli ultimi secoli, in molti hanno semplicemente detto che si trattasse di ‘volontà di impero’. Forse gli ultimi eventi in Ucraina testimoniano che questa logica può essere applicata ancora oggi. Le dichiarazioni delle scorse settimane sulla possibilità di riprendersi‘ il Kazakistan da parte di alcune figure pubbliche russe sono segnali che confermano una volontà di provocazione più che un’aspirazione imperiale. Le risposte diplomatiche da parte dei Paesi centroasiatici non si è fatta attendere e la condotta russa in ambito internazionale potrebbe rendere più ostico il percorso di costruzione del blocco economico e politico eurasiatico diretto da Mosca.

Vladimir Zhirinovsky non è certamente un moderato. Il partito liberal-democratico LDPR, di cui egli è il leader, è una formazione di estrema destra, nonostante il nome da democrazia mitteleuropea. Il partito è modellato sulle idee di Zhirinovsky, il quale vorrebbe ricreare l’Impero russo. Secondo fonti vicine al Politburo sovietico, la creazione del partito è da attribuire a un gioco di potere tra il Partito Comunista di Mosca e il KGB. Nei momenti caldi del 1991, Zhirinovsky era tra chi fomentava l’odio, sia verso la debolezza di Mikhail Gorbachev, sia verso l’ascesa di Boris Yeltsin. Si tratta di uno tra i personaggi post-sovietici più controversi. Oggi vice-Presidente del Senato russo, Zhirinovsky non ha perso la propria capacità invettiva e ha proposto la reincorporazione di Kazakistan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan come ‘Regione Federale Centroasiatica Russa’.

Nell’ipotetico disegno di Zhirinovsky, la capitale di questa nuova regione della Federazione russa sarebbe Verny, proprio la città natale di Zhirinovsky. Verny è il nome russo di una città che ha cambiato molti nomi, ed è oggi riconosciuta come Almaty, ex-capitale e attuale centro finanziario del Kazakistan. Non sorprende il fatto che la prima nota diplomatica di dissenso sia stata inviata da Astana, capitale del Kazakistan dal 1997. Gli storici attribuiscono lo spostamento della capitale da Almaty ad Astana come risposta alle possibili mire espansioniste della Russia nei territori settentrionali del Kazakistan, che agli inizi degli anni novanta ancora contavano una maggioranza demografica russa. La presenza russa in Kazakistan è scesa negli anni al di sotto del 30%, in quello che rimane il Paese centroasiatico con la più significativa presenza di russi.

La proposta di Zhirinovsky di «conquistare» (letteralmente, ‘afferrare’) l’Asia centrale non è nuova. Aveva egli stesso proposto una simile mossa nel 2005, diventando ‘persona non grata‘ per il Paese centroasiatico. Dopo le sue ultime «provocazioni»così le ha definite il presidente kazako Nursultan Nazarbayev-  anche il Kyrgyzstan ha deciso di impedirgli di entrare nel proprio territorio.

La frase di Zhirinovsky è arrivata una settimana dopo il post su Facebook di Eduard Limonov, altra figura russa che fa discutere molto. «I due Paesi post-sovietici più grandi, Ucraina e Kazakistan stanno vivendo momenti difficili» ha scritto Limonov sul social network lo scorso 19 febbraio, «sono felice di quello che sta succedendo al momento in questi Paesi: spero che la Russia riuscirà a prendere il controllo di alcune parti dell’Ucraina e che faccia lo stesso con alcune delle regioni settentrionali del Kazakistan». Astana ha risposto immediatamente mostrando i propri «dubbi sulla sanità mentale di Limonov» e inviando una nota diplomatica al Ministero degli esteri russo. Dopo la doppia provocazione di Limonov e Zhirinovsky, i membri del Parlamento kazako hanno proposto di bandire questi due dal proprio territorio.

Alcuni politologi kazaki hanno risposto alle provocazioni russe. Artur Platonov, vice-Presidente di Alleanza Civica, ha imitato la nota del Ministero degli Esteri kazako, mettendo in discussione le facoltà mentali dei protagonisti di tali dichiarazioni, che «fomentano l’odio etnico e religioso». Altri, come il politologo Rasul Zhumaly, invece affermano che queste uscite sono «pericolose, perché minano la sovranità territoriale del Kazakistan». Tolganai Umbetaliyeva ha paragonato le mire espansioniste di questi politici russi a quelle, andate in porto, in Georgia, Moldavia e Ucraina. «È uno strumento di politica estera per arrivare all’Unione Eurasiatica. La Russia prova a indebolire i Paesi che la circondano che non si uniformano alla politica economica e agli interessi diplomatici di Mosca» ha detto durante un’intervista alla televisione.

Alla fine di febbraio, alcuni cittadini kazaki hanno organizzato una piccola manifestazione di protesta davanti all’Ambasciata russa ad Astana. Alle grida di «Unione (Sovietica) No!», alcuni dei manifestanti sono stati portati via. In queste ore, alcuni tra i nazional-patrioti kazaki stanno organizzando una manifestazione contro l’intervento russo in Ucraina presso il Consolato russo ad Almaty. La solidarietà con il popolo ucraino è consolidata dalla crescente diffidenza verso la Russia, che potrebbe presto trasformarsi in ostilità.

Ancora prima che l’Unione Sovietica crollasse durante il concitato autunno del 1991, Aleksandr Solzhenitsin, noto autore dissidente che firmò il volume ‘Arcipelago Gulag‘, scrisse un pamphlet intitolato ‘Ricostruire la Russia‘, dove proponeva la sostituzione dell’URSS con un’Unione Slava, che superasse l’accozzaglia multietnica sovietica. Era la fine del 1990 e Solzhenitsin veniva adorato dal movimento di opposizione al comunismo sovietico, mentre Gorbachev perdeva sempre di più la presa sulle redini dell’economia interna. Nel pamphlet, Solzhenitsin non nascose la propria contrarietà al riconoscimento del «territorio esageratamente gonfiato del Kazakistan». Anche secondo la sua opinione si sarebbe dovuto procedere all’incorporazione delle regioni settentrionali del Paese a sud della Russia.

Il discorso eurasiatico ha radici sia nel nazionalismo russo, sia nell’idea multinazionale di Nazarbayev. Entrambe le correnti si dicono contrarie al ritorno dell’Unione Sovietica, ma entrambe sono fondamentalmente espressione di due strategie opposte di gestione della macchina sovietica. L’idea di Nazarbayev, infatti, ricorda il progetto secolare e multietnico della rivoluzione bolscevica – senza la previsione del controllo del potere da parte dei proletari, ovviamente – mentre la strategia nazionalista russa è chiaramente inquadrata sotto un profilo etnico (la popolazione slava) e religioso (la Chiesa ortodossa). Per questo il progetto dell’Unione Doganale piace poco al di fuori di Russia e Bielorussia. La lobby anti-eurasiatica sta crescendo fortemente anche in Kazakistan. Le provocazioni russe non fanno altro che isolare Mosca sempre di più. Se la Russia dovesse intraprendere azioni militari in Ucraina, allora Mosca dovrà guardarsi anche dal giudizio dei Paesi che storicamente le sono stati vicini.

 

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