martedì, Ottobre 19

La grande farsa dei Marò

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Politica e affari

E’ chiaro che a quel punto, la vicenda diventa politica. La prima motivazione della particolare avversione per l’Italia è sicuramente nel forte nazionalismo indiano che ha usato l’incidente come rivalsa contro Sonia Gandhi, leader del Partito del Congresso, e contro cui si è scatenata la battaglia del BJP, il partito nazionalista che le si oppone. Basterebbero due tweet per capire l’arcano: «la ragazza italiana saprà proteggere i mafiosi italiani» e «la nave italiana portava in Italia le tangenti del Congresso». Autentiche scemenze (offensive).
Di sicuro, nella questione il Governo Monti ha sbagliato almeno tre volte. Una serie di mosse e contromosse che hanno sconcertato tutti e ingarbugliato la vicenda.  Quel che non si sa è di chi sono le responsabilità di certe decisioni azzardate e contraddittorie (di sicuro il Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi non ha brillato per diplomazia) ma è abbastanza evidente cosa c’è dietro. Gli affari, come al solito.
Innanzitutto lo scandalo delle tangenti con Finmeccanica e quella commessa annullata da 560 milioni di euro per dodici elicotteri Agusta. Ma c’è di più. Sono quattrocento le società italiane che fanno soldi in India, tanto da prevedere un interscambio commerciale di ben 15 miliardi di euro. Un ‘ottimomotivo per non litigare, sacrificando due militari e la dignità nazionale.

Va spiegato almeno che quello indiano è un ricatto in piena regola.
Cinque mesi dopo il nostro incidente, da una petroliera americana hanno ugualmente sparato contro un peschereccio uccidendo un pescatore e ferendone altri a raffiche di mitra. L’Ambasciatrice statunitense a New Delhi, Nancy Powell, ha telefonato al Segretario indiano agli Esteri, Ranjan Mathan per porgere le sue condoglianze ed esprimere il rammarico per l’accaduto, ma fonti militari americane hanno ribadito di aver fatto fuoco sul peschereccio dopo aver lanciato diversi avvertimenti in base alla procedura. Misure di sicurezza che nelle acque del Golfo non solo per la minaccia dei pirati, ma anche al rischio di attacchi suicidi condotti dai barchini dei pasdaran iraniani che adottano la strategia dello ‘sciame navale’ mobilitando un gran numero di piccole imbarcazioni all’apparenza civili e inoffensive contro le navi da guerra statunitensi.
Non solo. E’ anche venuta fuori la notizia di un altro incidente mortale. E c’entra stavolta la Germania. Due marittimi tedeschi sono stati arrestati nello stesso periodo dopo che un loro mercantile avrebbe speronato un peschereccio indiano al largo della città di Chennai, sulla costa orientale, provocando la morte di almeno un pescatore, altri due sono rimasti feriti. La Polizia indiana ha accusato il capitano e il primo ufficiale della Grietje, nave di una società armatrice di Amburgo, di omicidio colposo e di omesso soccorso aver proseguito la navigazione dopo la collisione. I due sono stati liberati dietro cauzione. Vien da chiedersi a questo punto come sia possibile questa frequenza di incidenti con i pescherecci indiani. Ad essere generosi, si può sostenere che quantomeno non conoscono il codice della navigazione.

Infine, c’è un’altra grande ombra. Tutte le prove sono state cancellate dagli indiani. Il peschereccio è stato affondato, nonostante il risarcimento offerto dall’armatore, spariti i risultati delle autopsie e soprattutto le perizie balistiche. Come si fa a stabilire, dunque, che sono stati i marò a uccidere?
Senza considerare l’aspetto più importante: che l’incidente è avvenuto in acque internazionali e che l’equipaggio è stato fatto scendere a terra con l’inganno. Inoltre, come è noto,  gli indiani hanno forzato con una presa di posizione vergognosa, togliendo l’immunità al nostro ambasciatore, contro tutte le regole diplomatiche. Una vicenda, insomma, molto sporca, che il nostro atteggiamento ha fatto diventare addirittura una farsa.

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