lunedì, Agosto 2

La ‘gola profonda’ di Mafia Capitale

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Mafia Capitale: Comune di Roma a rischio scioglimento per associazione mafiosa, Pd romano commissariato da Renzi e Orfini, imbarazzo renziano per la cena dell’Eur, Poletti si difende dalle accuse di Saviano, Grasso, Boldrini e Alfano minimizzano. L’inchiesta minaccia di allargarsi alla Regione Lazio e Zingaretti blocca tutte le gare d’appalto. Ladri negli uffici del Servizio Giardini. È un caso? Il M5S stasera in Campidoglio. Anche Berlusconi, seguito da tutta FI, chiede il commissariamento della Giunta Marino. Il sindaco si difende in conferenza stampa. Il rapporto del Censis descrive un quadro desolante dell’Italia, ma nell’Istituto scoppia il caso De Rita. Visco e Padoan pessimisti.

Massimo Carminati e gli altri boss di Mafia Capitale (o presunti tali) finiti dietro le sbarre a causa dell’inchiesta ‘Mondo di mezzo’, per il momento non aprono bocca di fronte ai magistrati romani. Ma tra gli arrestati c’è già una ‘gola profonda’. Si tratta di Nadia Cerrito, la segretaria di Salvatore Buzzi che da ieri ha cominciato a sciogliere la lingua. La Cerrito ha ammesso di aver preparato «le buste con i contanti» che il capo della cooperativa ‘29 giugno’ consegnava a politici e funzionari corrotti. Ma a mettere nei guai la ‘mafia de noantri’ è spuntato anche un «libro nero» su cui sarebbero segnate cifre e sigle di nomi che stanno facendo tremare molti ras capitolini rimasti ancora estranei all’indagine. Imbarazzo anche per il premier Matteo Renzi che l’altra sera, ospite di Enrico Mentana, spergiurava di non sapere chi tra gli animatori della mafia romana fosse presente alla cena di finanziamento organizzata dal Pd il 7 novembre scorso e straparlava di «liste pubbliche» dei finanziatori della serata. Una ‘diversamente verità’ smentita dai fatti: la ‘Pd’s list’ non può essere resa pubblica senza l’assenso degli interessati, ma proprio Buzzi, insieme al presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti risulta presente al salone delle ‘Tre Fontane’. Democratici nel pallone, se anche il commissario appena nominato Matteo Orfini, intervistato dal ‘Messaggero’, lancia un «appello ai dirigenti e agli amministratori del Pd. Se qualcuno ha dei dubbi, vada in Procura e parli». Della serie, si salvi chi può.

Intanto, il M5S, unica formazione politica a non essere stata nemmeno sfiorata dalle indagini, per bocca di Alessandro Di Battista, lancia per questa sera la ‘Onestà night’ in Campidoglio. I politici nazionali, invece, terrorizzati dalla slavina di legalità che rischia di sommergere anche loro, fanno a gara per minimizzare. Il ministro dell’Interno ‘a sua insaputa’ Angelino Alfano, a margine del Consiglio Ue per gli Affari interni in corso a Bruxelles, esclude per il momento il ricorso al commissariamento del Comune di Roma caldeggiata dal prefetto Giuseppe Pecoraro perché «procedimento molto complesso». Ma, soprattutto, si ostina contro ogni logica a definire la Capitale «una città sana, non marcia». E il presidente del Senato Pietro Grasso, naturalmente contrario allo scioglimento del Comune, durante un incontro con alcuni studenti, si è detto addirittura certo che fosse «ragionevolmente possibile che le segreterie di partito non sapessero dei fatti della maxi inchiesta romana». Certo, come no.

Pressione mediatica anche per il sindaco Ignazio Marino, allo stato dei fatti vittima della ‘piovra alla vaccinara’, ma chiamato a giustificarsi nella conferenza stampa con la stampa estera per le foto che lo ritraggono con Buzzi. «Scattate durante una visita alla ‘29 giugno’», ammette Marino secondo cui «è incredibile che mentre escono intercettazioni della mafia in cui si parla di farmi fuori si cerchi di alzare un polverone su una visita pubblica, e relativa foto, fatta alla luce del sole». Riferimento alla richiesta pervenutagli dal prefetto di scendere dalla bicicletta e farsi assegnare una scorta. Gote rosse anche per il ministro del Lavoro, ed ex deus ex machina delle Coop, Giuliano Poletti. La fotografia che lo ritrae ad una cena del ‘mondo di mezzo’ è eloquente più di tante intercettazioni. Roberto Saviano ieri gliene chiedeva conto su ‘Repubblica’ e oggi il ministro per rispondere la butta sul classico italico delle ‘lacrime napulitane’: «Il solo fatto di vedere il mio nome associato a queste indecenze mi fa star male». Almeno per una volta condivisibili al 100% le dichiarazioni di Roberta Pinotti. «Le risorse sprecate dove ci sono state ruberie nella gestione dei centri immigrati», dice il ministro della Difesa sospettato di usufruire di voli-taxi dell’Aeronautica, «sono una vergogna nazionale». Nota di colore per chiudere l’argomento. Il capo della Lega Matteo Salvini, in ascesa vertiginosa nei sondaggi nazionali, apre alla possibilità di presentare un candidato leghista a Roma, ma che sia «cittadino romano». Chissà cosa ne pensano i rom, appena liberatisi di Alemanno e camerati vari.

Che l’Italia si stia trasformando progressivamente in un mafio-Stato privo di una direzione lo dimostra stamattina il 48° rapporto del Censis sulla situazione sociale del nostro Paese. L’istituto di ricerca socio-economica traccia un quadro desolante degli ultimi anni di governo sottolineando «il progressivo fallimento di molte riforme, distaccate da un quadro coerente e inadatte a formare una visione unitaria di ciò che potrà o dovrà essere il Paese nei prossimi decenni». E la colpa sarebbe delle riforme del mercato del lavoro che «nel perseguire la flessibilità hanno generato precarietà» e del continuo ricorso a decreti legge approvati spesso con voto di fiducia dai governi Monti, Letta e Renzi. Per il Censis l’Italia è ormai un Paese a «rischio banlieue parigine» dove è venuto meno «il principio costituzionale di straordinarietà dei provvedimenti introdotti con decreto legge» che «ha esposto la società italiana a una sensazione di emergenza continuata». L’Istituto è però finito nell’occhio del ciclone mediatico proprio oggi con la notizia della nomina di Giorgio De Rita a direttore generale. ‘Giorgio’ è figlio del più noto ‘Giuseppe’, attuale presidente del Censis. Ma il caro papà liquida con poche parole burocratiche gli addebiti di ‘nepotismo’ e l’accusa di essere un ‘barone’.

Conferma della drammatica situazione economica arriva anche dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco secondo il quale il processo di deflazione in atto potrebbe avere «conseguenze gravissime per le economie con un debito pubblico molto alto» come la nostra. Pessimista (quasi una bestemmia per un renziano) si mostra anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan perché «l’Ue non sta andando bene, torni a produrre crescita, benessere e lavoro». Con la mafia annidata persino nei Palazzi romani (eh, bei tempi quelli di Andreotti!), sembra quasi una presa in giro, allora, l’approvazione definitiva del Senato del ddl sul rientro dei capitali. Una sanatoria in piena regola che il numero 1 del Mef prova a ritinteggiare con una gustosa definizione british, ‘voluntary disclosure’, che in soldoni significa un’autodenuncia che evita all’evasore cronico qualsiasi guaio con la giustizia. Saranno contenti il Rosso e il Nero, Buzzi e Carminati.

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