martedì, Maggio 18

La giusta mercede a Mauro Moretti field_506ffb1d3dbe2

0

moretti 

 

Che non abbia a cuore di riuscire simpatico, l’ingegner Mauro Moretti, Amministratore Delegato delle FS, ne ha dato prova da molto tempo.

Pietroso, sull’aggressivo spinto, non si conquistò buona stampa già ai tempi del terribile incidente della stazione di Viareggio.

Ora è di nuovo sulle pagine dei giornali, non perché  -finalmente-  abbia colto il traguardo di dare treni più dignitosi e vivibili agli italiani ‘qualsiasi’, quelli che non possono permettersi di viaggiare in Frecciarossa (delle volte, persino lì, le condizioni igieniche nelle classi ‘plebee’ sono deprecabili), bensì, in quanto, come punto da una cimice   -com’è capitato a me, molti anni fa, su un Eurostar, nei primi anni di esercizio, ma allora Moretti non era ancora l’Imperatore della rotaia, anche se si distingueva come mordace sindacalista-    è sbottato contro i ridimensionamenti delle retribuzioni dei manager vagheggiati dal Governo.

Nel silenzio generale di altri suoi Colleghi alla guida delle Aziende in qualche modo legate allo Stato, si è ‘generosamente’ fatto portavoce per tutti, forse in un rigurgito delle sue esperienze sindacali, e ha ammonito l’Esecutivo di guardarsi bene dal toccare i miseri compensi dei manager  -ma io li chiamerei grand commis-  dello Stato.

Lui, ad esempio, non riuscirebbe a vivere con un euro in meno degli 850mila che percepisce l’anno (netti saranno 400mila, ovvero circa 30mila euro al mese, ovvero mille euro al giorno) e, se Palazzo Chigi e quello Scroogie di Cottarelli confermano questa linea di tendenza, è pronto a lasciare anche domani, lasciando nelle pesti e senza macchinista il carrozz … one delle FS.

E’ convinto, inoltre che, come lui, sarebbero tanti i manager pronti a lasciare il Paese alla ricerca di più ricchi ingaggi.

Per il momento, poiché sono un po’ don Abbondio, gli altri A.D. e D.G. che chiama a testimoni di una simile linea di tendenza si guardano bene di esprimersi in merito.

Anzi, la sua sortita gli ha richiamato gli strali non solo miei, bensì di tanti, ben più autorevoli di me, indignati da un diktat così meschino che hanno affidato alle pagine dei giornali il loro disaccordo.

Il personaggio è difficile, anche se non manca di capacità di stare pappa e ciccia con i potenti di turno. Nella mente mi passa come una sorta di album di sue foto su un set di posa monotono: lui nella cabina di guida di modernissimi Eurostar.
A mutare sono solo i comprimari, ovvero Presidenti del Consiglio o della Repubblica, dei quali si è dimostrato ben più inossidabile, se ha resistito alle mille intemperie della politica italiana, rimanendo saldo in sella.

E’ lui un Gattopardo, altroché, colui che porge all’Innominato un cappello da ferroviere, realizzando il sogno di ogni bambino ormai anziano.

Devo sinceramente confessare che l’unica cosa che apprezzo in lui, oltre alla capacità di non farsi scardinare dal proprio posto (presumo che in molti abbiano trescato per farlo…), è il suo capo della Comunicazione, Federico Fabretti, un uomo che considero meraviglioso. Se Federico ci lavora stimandolo, Moretti avrà qualche lato umano che io, dall’esterno, non riesco a scorgere.

Non so se Federico fosse stato avvertito che il Grande Capo desiderava fare quell’ukase contro le ri-umanizzazione degli stipendi manageriali.

Non credo, perché lo conosco come Collega sensibile, perfettamente consapevole che una presa di posizione così in controtendenza con le condizioni di estrema difficoltà del Paese sarebbe stata impopolare.

A meno che… – ma io sono una romanziera di professione, voi lo sapete-, trovandosi il Governo nella stagione delle nomine e sentendosi Moretti in predicato per essere lasciato da parte, non abbia escogitato questo metodo per prendersi l’onore delle armi e non trovarsi sostituito con un ‘Addio e grazie’.

Sarà per lui più facile, infatti, uscire di scena raccontando che lo ha fatto perché non gli volevano confermare i suoi mille euro al giorno (e non al mese, come auspica il Premier per i lavoratori italiani).

Il suo outing, nel frattempo, ha messo in piazza le sue laute prebende (e state pur certi che la parte monetaria denunciata è arricchita altresì da altrettanti generosi benefit: ma quando li spendono, costui e la sua famiglia, questi soldi?).

Gli italiani, che guardano con irritazione e indignazione al teatrino della politica e agli emolumenti d’oro che lo riguardano, si sono trovati su un piatto d’argento  -anzi, viste le circostanze, d’oro-  un nuovo bersaglio del loro disappunto (e uso una parola politically correct, evitandone una molto più espressiva).

E’ proprio una brutta storia, questa, impastata di egoistica avidità. Lo riconosciamo, ricoprire certi ruoli presuppone rischi anche penali -proprio per Viareggio, Moretti è stato pure inquisito-, ma esistono dei limiti che non possono essere sorpassati.

Non mi pare che sia accaduto di sovente che un’impresa straniera abbia fatto recruitment fra i grandi manager italiani, considerati, anzi, poco internazionali; a emigrare sono i neo-laureati o chi vede tappate le vie per la carriera universitaria.

Oppure, calciatori e allenatori di calcio. Non mi pare che l’ingegner Mauro Moretti, che in una mia intervista di tanti anni fa, quand’era ai vertici di Trenitalia, definii roccioso, appartenga a nessuna di queste species, anche se, caratterialmente, credo non si sottrarrebbe dallo sferrare dei metaforici calcioni negli stinchi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->