sabato, Settembre 25

La giostra delle riforme Sindacati all'attacco e sondaggi in vista delle europee

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Dal palco del XVII Congresso nazionale della CGIL in corso a Rimini, il segretario generale Susanna Camusso nel suo discorso di apertura ha duramente stigmatizzato l’atteggiamento di Matteo Renzi e del suo Governo: «Abbiamo registrato, da più governi a questa parte, l’insofferenza verso la concertazione. (…) Contrastiamo e contrasteremo l’idea di un’autosufficienza del Governo, che taglia non solo l’interlocuzione con le forme di rappresentanza, ma ne nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia. Una logica di autosufficienza della politica che sta determinando una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione. L’abbiamo indicato come nostra preoccupazione rispetto alla nuova legge elettorale e alla riforma costituzionale. Un giudizio esplicito sulla mancanza di equilibrio dei poteri e sulla riduzione della partecipazione. Per una fase le circostanze, anch’esse di crisi, hanno reso la concertazione possibile e utile per il Paese». Ciò detto, ha proseguito la leader della CGIL, «non abbiamo la vocazione al soggiorno nella Sala verde [di Palazzo Chigi, ndr], se la si considera inconcludente non ci manca la terra sotto i piedi. Ci auguriamo, però, che tanta autosufficienza non produca nuove vittime delle leggi di riforma, come gli esodati, figli del disprezzo delle competenze (…) Con nettezza affermiamo che non ci sentiamo orfani, ma protagonisti. La nostra storia, la nostra funzione, le nostre radici, hanno trovato nelle varie fasi le forme per esprimersi, la concertazione è stata uno strumento. Senza concertazione non viene meno il protagonismo e la capacità di far valere le nostre ragioni». La Camusso ha bocciato con fermezza pure il DL lavoro, in particolare le modifiche che il Governo intende introdurvi per compiacere NCD e Scelta civica: «Va nel verso dell’ulteriore precarizzazione e confermiamo che il disegno di legge delega è tutt’altro che chiaro».

Il segretario CGIL ha sottolineato che il sindacato non si limita all’esercizio della critica, ma intende contribuire in maniera fattiva al cambiamento del Paese, e proprio sul terreno del cambiamento sfiderà il Governo su quattro tavoli: pensioni, ammortizzatori sociali, lavoro povero e lotta all’evasione; quattro punti sui quali «aprire una vera e propria vertenza, da proporre a CISL e UIL». Ad esempio «nel campo degli ammortizzatori sociali occorre una cassa integrazione che unifichi ordinaria e straordinaria per tutti i settori e dimensioni di impresa a contribuzione. Con questa scelta si può andare al superamento della cassa in deroga». In questo rilancio propositivo, alcuni hanno intravisto una replica a distanza all’invito al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel messaggio rivolto in questi giorni alla CGIL aveva esortato il sindacato a elaborare «proposte innovative e sostenibili per contribuire al superamento di una così lunga crisi».

Susanna Camusso ha concluso il suo intervento rilanciando il ruolo del sindacato e lo spirito democratico insito nella contrattazione: «Non confondiamo rappresentanza con rappresentazione. La stagione è quella della rappresentazione perché permette di semplificare e di non affrontare quella nuova complessità del mondo che richiede invece la responsabilità dello scegliere, del cambiare, che non permette di dire che destra e sinistra sono uguali, perché basterebbe declinare giustizia sociale per sapere che le strade si divaricano. Per la CGIL ora più che mai ha valore fondante la contrattazione».

La strada delle riforme si mostra ancora una volta faticosa. Solo la scorsa settimana, l’incontro tra Renzi e i parlamentari PD sembrava aver ridotto sensibilmente i mal di pancia nell’area dem e quindi riaperto i lavori. Oggi però un nuovo ostacolo si è prodotto, facendo segnare il passo in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Lo stallo è stato determinato dall’Odg presentato da Roberto Calderoli, che è andato a sovrapporsi all’Odg messo a punto dalla maggioranza che doveva essere discusso questa sera. Il presidente della Commissione Anna Finocchiaro ha definito l’iniziativa dell’esponente della Lega uno “sgarbo”, dal momento che è arrivato senza nessun preavviso. Da parte sua, Calderoli ha dichiarato: «Al momento non ritiro proprio nulla. Il mio ordine del giorno resta a meno che non si riesca a fare un odg condiviso Finocchiaro-Calderoli che contenga tutti i punti che considero irrinunciabili. Perché l’ho presentato? Per rendere pan per focaccia. Loro aveva fatto la stessa cosa con il Mattarellum». Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha spiegato che «II relatori hanno tutto il pomeriggio per decidere quale testo proporre come testo base in Commissione stasera. E poi sarà il presidente della Commissione a decidere la tempistica per mettere ai voti stasera il testo base». E aggiunge: «Noi abbiamo sempre detto che il Governo è disponibile a modifiche chiare purché non ne venga stravolta la filosofia. (…) Per quanto riguarda poi l’ordine del giorno di Calderoli io spero che lui lo ritirerà sulla base del lavoro che farà nel pomeriggio insieme alla Finocchiaro. Hanno tutto il pomeriggio per vedere quale testo base adottare».

Il coordinatore del NCD Gaetano Quagliariello ha sottolineato che «L’importante è uscire entro stasera con un voto il più compatto possibile su un minimo comune denominatore (…) Noi siamo quelli che abbiamo meno problemi di tutti. Noi vogliamo l’ordine del giorno chiaro da votare e i miglioramenti che noi auspichiamo da tempo al testo del governo».

Partecipa al giro di dichiarazioni anche Paolo Romani (FI): «Forse, ora, viste come si sono messe le cose sarebbe meglio che si rinviasse tutto. (…) Da cittadino consiglierei infatti di soprassedere. L’ordine del giorno di Calderoli è molto complicato e non si può ora esprimere un giudizio su due piedi».

Leggendo i vari contributi del dibattito intorno a questo nuovo intoppo sulle riforme, ai cittadini potrebbe sfuggire la materia del contendere , arrivando addirittura a interrogarsi sulla natura del problema. Forse l’unica risposta è che la campagna elettorale ha le sue esigenze.

Questa mattina, Silvio Berlusconi ha rilasciato un’intervista ricca di coup de théâtre alla trasmissione “Radio Anch’io”. La prima ‘sorpresa’ è arrivata durante la risposa alla domanda in merito alla possibilità che dopo le Europee FI entri nella maggioranza: «Francamente non so risponderle, dovremmo guardare a quello che succederà nell’economia e non escludo che per il bene del Paese ci sia la possibilità di stare tutti insieme per prendere delle decisioni». Una novità, se si considerano le dichiarazioni di solo qualche giorno fa. Le ‘improvvisate’ dell’ex Cavaliere, però, sono state anche altre.

Una prodigiosa benedizione delle primarie: «Nella situazione attuale credo che sia un passaggio indispensabile».

Soluzioni nazionalistiche alle questioni economiche: «L’idea di uscire dall’euro mi pare avventurosa ma se non dovessimo riuscire a cambiare la politica della BCE e dell’UE sarà la realtà ad imporre a noi, alla Francia, all’Irlanda e al Portogallo, l’ uscita dall’euro per ritornare alla nostra moneta». E ancora «Concordo con l’idea francese di svalutazione del dollaro, va cambiata la politica monetaria con la possibilità per gli Stati di stampare la moneta».

Berlusconi non ha mancato di toccare anche l’argomento ‘successione’ alla guida del suo partito. Sulla possibilità di un subentro di uno dei suoi figli, ha detto: «Io da sempre ho lasciato decidere ai miei figli su quello che intendono fare. Io ho sconsigliato a tutti i miei figli che operano in cose che sanno fare benissimo di entrare in una politica come questa in Italia»; rispetto alla possibilità che vogliano intraprendere la via della politica, aggiunge che «cercherò di sconsigliarli. A loro è venuta voglia di farlo quando mi hanno visto dare contro ingiustamente, ma aggiungo che il leader li deve accettare il popolo, non si possono tirare su in batteria». Rimane tuttavia irrisolto il problema della leadership in FI: «Sarebbe un bene se FI avesse disponibile un leader nuovo, che fosse accettato come tale dai nostri elettori e dalla classe media italiana; ad oggi non c’è e non è neppure il fatto dell’incandidabilità di Berlusconi qualcosa che derivi da FI».

Non è mancata neppure la solita stoccatina al premier: «Il problema di Renzi è che ha un deficit di credibilità perché non è stato eletto e questo peserà con gli altri leader europei. (…) Se io fossi andato a palazzo Chigi come c’è andato Renzi ci sarebbe stata la rivoluzione».

In materia di riforme, l’ex Cavaliere ha deliziato gli ascoltatori con il rilancio di un suo vecchio cavallo di battaglia, il presidenzialismo: «Noi con chiarezza abbiamo indicato che sarebbe ora di avere un Presidente della Repubblica non deciso dai segretari nel chiuso di una stanza, ma di avere un Presidente della Repubblica deciso dai cittadini».

Su Beppe Grillo, invece, il consueto mantra demonizzatore: «Grillo credo che sia un grande pericolo perché ha l’aspirazione di diventare il dittatore di questo Paese».

Nel corso dell’intervista Berlusconi trova il modo di dare spazio a cenno di vittimismo nei confronti dei media: «Si stanno usando i sondaggi per influire in campagna elettorale, non sono conformi al vero quelli che danno FI sotto al 20%; quelli che ho io mi danno al 21% e sono in crescita».

In realtà i dati dell’ultimo sondaggi realizzato dall’istituto demoscopico Ixè per “Agorà” (RaiTre) recitano un’altra storia, confermando il trend negativo di FI.

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Un trend che neppure l’impegno in prima linea di Berlusconi sembra riuscire a interrompere; il progressivo innalzamento dei toni da parte dell’ex premier è forse spiegabile nei termini di un tentativo per invertire la rotta nei consensi, una carta che in passato aveva puntualmente funzionato, ma che ora fatica a dare i frutti sperati. L’unico che in questa campagna elettorale sembra riuscire a monetizzare l’innalzamento dei toni in consensi sembrerebbe essere il M5S, anche se nell’ultimo rilevamento segna, per la prima volta in diverse settimane un sensibile arresto. Vedremo nei prossimi sondaggi se si tratta solo di un dato circoscritto, oppure se si tratta di un segnale da interpretare. Bene anche il PD, che riprende a crescere dopo un periodo un po’ opaco. Sale, anche se di poco, la Lega Nord (+0,3%), mentre cala la NCD-UDC, scivolando leggermente al di sotto del 5 %. Poco al di sotto della fatidica soglia del 4% sono Fratelli d’Italia-AN e L’altra Europa con Tsipras (-0,3%). Rimane invariata la percentuale di Scelta Europea, che con il 2% è ben lontana dalla soglia per accedere al Parlamento Europeo.

Sembrerebbe essere stata trovata un’intesa tra il Governo e il PD sulla possibilità di ridurre drasticamente le spese per gli F35. È prevista per questa sera una riunione dei deputati dem per dare l’ok all’accordo, in previsione del voto di domani sui sistemi d’arma in Commissione a Difesa. Una delle ipotesi di partenza sembra che prevedesse addirittura il dimezzamento delle forniture, tuttavia ancora non sono state fornite indicazioni precise sull’entità del ridimensionamento delle spese. Non mancano gli insoddisfatti: da un lato, alcune frange del PD non reputano soddisfacente l’accordo raggiunto col Governo; dall’altro, taluni ambienti legati al Ministero della Difesa reputano che la riduzione avrebbe un contraccolpo negativo sulle le aziende italiane implicate nella realizzazione dei cacciabombardieri. Vedremo quali saranno gli sviluppi della situazione.

Vivaci proteste contro il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, al suo arrivo a Napoli per un comizio elettorale. Facendo il verso al miserrimo filmato in cui Salvini ubriaco intonava a una festa cori da stadio contro Napoli e i suoi abitanti, alcuni gli hanno gridato «buffone, vattene, lavati con il fuoco». Le proteste sono state tale da non consentire al segretario della Lega di tenere il previsto comizio in piazza Carlo III. Prima di andarsene Salvini ha risposto a qualche domanda dei cronisti e ha colto l’occasione per rinnovare le proprie scuse ai napoletani per quei cori: «Quelli erano cori da stadio e ho chiesto scusa cento volte per quei cori. Scuse che rivolgo anche oggi».

 

 

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