domenica, Dicembre 5

La ‘giornata del ricordo’ degli Indiani d’America Celebrato a Firenze il 4 ottobre nel mese dei Lakota Sioux il Remembrance day. “Un fatto storico senza precedenti“ - dichiara il prof. Alessandro Martire - “che anticipa le decisioni del Governo Usa, per ricordare lo sterminio di 80 milioni di Nativi“. Siglato in Palazzo Medici Riccardi un patto con gli Indiani. Mostra etnografica nella Galleria delle Carrozze. Nel corteo a cavallo, Moses, un capo tribù che lavora nel cinema con Kevin Costner

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Quando il corteo a cavallo proveniente dai Lungarni ha fatto il suo ingresso in piazza della Signoria, la reazione dei presenti, turisti e residenti, è stata di sorpresa e stupore. Esemplare questo botta e risposta da noi udito:  “Nonno, ma quelli sono indiani? Che ci fanno qui, girano un film? “No, nessun film, è una scena vera, sono indiani autentici questi, sono  qui a Firenze per celebrare il loro giorno della Memoria e ricordare lo sterminio dei loro antenati, avvenuto molti anni fa ad opera dei ‘visi pallidi’. La marcia a piedi e a cavallo  di domenica  10 ottobre è stato il momento più vistoso spettacolare delle tante iniziative organizzate lungo il mese di ottobre (dal 4 al 28) per celebrare il Giorno della Memoria dei Nativi americani, e per rinnovare il rapporto di amicizia stabilito dal 1995 tra il popolo dei Lakota-Sioux e la città metropolitana fiorentina.

La celebrazione del giorno del ricordo  dello sterminio dei Nativi americani è un gesto senza  precedenti – ci dice il prof.Alessandro Martire rappresentante della Nazione Lakota-Sioux. Un gesto che rompe definitivamente il tabù di un’altra storia americana, diversa da quella raccontata dall’Occidente da oltre 500 anni. E’ la prima volta che ciò avviene e che si rinnoverà ogni anno ogni il 4 ottobre. L’Italia è la prima fra le Nazioni ad accogliere la nostra richiesta,  che  anticipa la decisioni del Governo Americano e del Presidente Biden, di istituire in occasione del Columbus Day ( 12 ottobre) anche l’Indigenous Peoples’ Day. Nel corso dei secoli sono stati sterminati 80 milioni di Nativi.  Un atto più che doveroso per il quale i Nativi si sono battuti a lungo. Importante è anche il fatto che alla cerimonia del 4 scorso a Firenze, fosse presente la Console Usa a Firenze.

L’accordo solennemente sottoscritto a Palazzo Medici Riccardi,  tra la delegazione del popolo Lakota e i rappresentanti della città  Metropolitana di Firenze, del Centro Unesco e dell’Università ( Cattedra Sviluppo umano e cultura di pace), alla presenza del console Usa, Ragini Gupta, in carica dal  luglio dello scorso anno, costituisce il punto più alto e significativo delle manifestazioni che si tengono per quasi  un mese a Firenze, la prima città ad aver stabilito, fin dal 1995, un rapporto di collaborazione e di amicizia con il popolo dei Lakota Sioux. L’altro evento significativo di grande richiamo è la  Mostra Etnografica sui Popoli Aborigeni Nord Americani, Lakota Sioux inaugurata  nella   Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi la Mostra, che resterà aperta fino al 28 ottobre.

Tornando al  lungo corteo a cavallo che dalle Cascine ha raggiunto piazza della Signoria, e che è stato accolto da curiosità e applausi,  i Lakota a cavallo erano scortati dai cavalieri toscani, dai butteri maremmani, dai Cavalieri dell’ordine di Parte Guelfa” con, in mezzo a loro,  l’aquila reale di nome Brunilde, portata da Fernando Ferrigni,sempre presente come vuole la tradizione. Tra i Lakota a cavallo spiccava  la figura del capo indiano Moses il quale partecipa come attore alla serie tv Yellowstone, che ha per protagonista  Kevin Costner:  si tratta di un western moderno, che si mescola al genere family drama. L’attore attivista-ambientalista americano,   nel film epocale ‘Balla coi lupi’, interpreta un tenente dell’esercito unionista che durante la Guerra di secessione americana entra in contatto proprio con una tribù di Sioux Lakota, da cui viene adottato con il nome di Balla coi lupi. E  questa non sembra una coincidenza  casuale. Ma del rapporto tra il cinema e i Nativi americani ne parleremo più avanti. In sostanza, si tratta di  quasi un mese di eventi  sotto il nome di The remembrance day”, che vede incontri,  tradizioni, della  cultura e dell’ artigianato Lakota, work shop,   cerimonie tradizionali e  momenti conviviali  e musicali. Mese  promosso  dall’associazione culturale Wambli Gleska per far conoscere la profonda spiritualità del popolo dell’Isola della Tartaruga.

Animatore e presidente di questa Associazione culturale è Alessandro Martire, ultimo discendente diretto di Pietro Martire D’Anghiera, autore del ‘de Orbe Novo’ datato 1516,   considerato il  primo atto di denuncia del genocidio ed ecocidio dei nativi americani. L’Associazione è anche l’unico soggetto ufficialmente autorizzato a rappresentare in Italia il  popolo Sioux ( Lakota-Sicangu Sioux) di Rosebud, sud Dakota. Nata nel 1995, l’Associazione, costituitasi su base volontaristica, ha già promosso diverse iniziative volte a diffondere la conoscenza della cultura e della tradizione Lakota nonché a difendere i diritti di quel popolo. Cacciatori di bisonti, i Lakota Sioux prima dell’arrivo dei bianchi dominavano le grandi pianure della zona che ruota attorno alle Black Hills, le Colline Nere sacre per la spiritualità indiana e occupavano i territori del Nord e Sud Dakota, del Colorado, del Wyoming, del Montana e del Nebraska. Cacciatori di bisonti. Fino al 1855, pare  che nelle pianure ve ne fossero 50-60 milioni di bisonti, divisi in grandi mandrie e la loro presenza garantiva il sostentamento dei Sioux. Poi, con la conquista del West da parte dei bianchi, le mandrie furono divise facendo cambiare gli itinerari delle migrazioni e costringendo i nativi a seguire i  percorsi degli animali.  Per favorire gli insediamenti dei coloni, il Governo degli Stati Uniti esortò i bianchi ad uccidere quanti più bisonti  potevano. E così accadde che per puro gioco i turisti che viaggiavano sulla ferrovia sparassero ai bisonti uccidendone  decine e decine al giorno, senza neanche utilizzarne il pellame. Oggi questi animali sono ridotti ad alcune migliaia. Contro questo accanimento  nei confronti contro dei nativi e del loro bestiame, i Lakota scrissero memorabili pagine di storia in  difesa  del loro diritto alla vita. Tra il 1830 e il 1877, capi tribù come Nuvola Rossa,  Cavallo Pazzo o Toro seduto riuscirono a tener testa ai Soldati Blu incaricati di porre fine alla “questione indiana” che consisteva nel confinarli nelle riserve, privandoli dei loro diritti umanitari. Al punto che lo stesso generale Custer, il leggendario eroe bianco, tanto audace quanto crudele, ebbe a scrivere: se fossi un indiano, preferirei di gran lunga unirmi a coloro che scelgono la libertà delle pianure, piuttosto che sottomettermi ai limiti recintati di una riserva.

Per anni il cinema americano ci ha dato un’immagine distorta, rovesciata, della storia della ‘colonizzazione del selvaggio West’: quella cioè scritta dai vincitori, di cui ha esaltato  l’epopea, con film   spettacolari che avevano per protagonisti i coloni, gli indiani, i fuorilegge, la guerra civile. Spesso queste pellicole finivano  con il grido “ arrivano i nostri!”, cioè i “Soldati blu” . Poi, anche nel cinema oltreché nella letteratura, si è fatta strada un’idea diversa, più realistica e veritiera dei fatti, come il film Little Big Horn, che rievoca la battaglia nel corso della quale il  reparto del 7 cavalleria guidato da Custer fu distrutto dai Lakota, riuniti per la prima volta insieme agli Cheyenne e agli Arapaho sotto la guida carismatica di Cavallo Pazzo. E lo stesso Custer vi perse la vita. Fu l’ultima vittoria indiana e l’unica vera sconfitta per gli Stati Uniti. Poi, con l’uccisione a tradimento di Cavallo Pazzo, avvenuta nel settembre del 1877, dopo che si era già arreso per garantire la  sopravvivenza al suo popolo, ridotto allo stremo delle forze, terminò la resistenza dei Lakota. E i bianchi infierirono crudelmente sui nativi, come ci ricorda la strage di Wounded Knee, nella quale furono massacrati  350 indiani inermi, 230 dei quali, donne e bambini. Al di là dei trattati  di pace sistematicamente disattesi, al governo degli Stati Uniti interessava lo sterminio  dei nativi per impossessarsi dei loro territori, ricchi di oro, uranio e altre materie prime. La storia del loro diritto all’esistenza, sia pure nelle riserve,  è dunque una storia lunga di alti e bassi, fino a quando negli anni ’70 del ‘900, i nativi che dalle riserve si erano spostati nelle città, non diedero vita all’American Indian Movement, che iniziò a  sensibilizzare ai problemi degli indiani anche  la pubblica opinione. Celebre la grande marcia su Washington del ’72, chiamata “marcia dei trattati infranti”. Al loro fianco scesero in campo anche celebrities come Marlon Brando. Altre marce si sono tenute negli anni successivi ( ’78, ’81, ’90) fino alla marcia della pace di WoundedKnee nel centenario di quel massacro e all’incontro del ’94 dei capi di tutte le riserve  indiane con l’allora Presidente Clinton, che li ricevette alla Casa Bianca. Ma c’è ancora molto da fare per il raggiungimento della piena sovranità  di questi popoli da parte delle Nazioni Unite. Oggi i discendenti dei Lakota sopravvissuti ai massacri del passato sono poco più di 50 mila e vivono suddivisi in 9 riserve tra il Sud e il Nord Dakota.

Iniziative come quella fiorentina, servono non solo a far conoscere la loro storia e  la loro cultura, ma ad ottenere il riconoscimento  come Nazione Lakota da parte di un governo straniero. E il primo governo a dare questo riconoscimento  è stato, come si è detto, quello italiano,  stessa cosa ha fatto la Regione Toscana.

Tornando al programma di questi giorni, molti gli incontri con il pubblico e gli studenti e le conferenze su varie tematiche, come la conferenza sui fumetti di Tex Willer ( presente Mauro Boselli della casa Editrice Bonelli) dal titolo Tutta colpa  di Tex Willer– vero fratello dei Nativi Americani, su Giustizia ambientale e razzismo ambientale, sulla  Nuova Umanità dei Nativi, Sul Bisonte americano nella cultura dei Nativi delle pianure, e poi ancora  su Spiritualità e filosofia dei Lakota Sioux, sull’educazione dei bambini e sulle esperienze femminili, su risorse e natura e altri temi. La lotta per i diritti umani e la difesa dell’ambiente costituiscono punti essenziali  delle azioni che i Lakota-Sioux stanno portando avanti e che  noi sosteniamo – ci dice Vittorio  Gasparrini, Presidente del Centro Unesco di Firenze, parte attiva dell’iniziativa – in quanto  direttamente coinvolti nella rivendicazione delle Colline del vento,  e nella lotta per la protezione dei mustang selvaggi in America. Il loro obbiettivo è quello di tornare a vivere in armonia con la creazione.”  

Il Trattato d’amicizia che è stato rinnovato, nel corso della quale  tutti gli intervenuti tenevano in mano il kalumet della pace, secondo la tradizione Sioux,  ha visto la parte attiva anche di Letizia Perini,assessore alla cultura della città metropolitana, del prof. Paolo Orefice della Cattedra Transdisciplinare sviluppo umano e cultura di pace presso l’Università di Firenze (che ha già esperienze di collaborazione con nativi americani in Sud America e progetti di aiuto allo sviluppo in Senegal),  oltre ad Alessandro Martire, che rappresenta ì Nativi. Fra i delegati in visita a Firenze nei giorni di celebrazione, menzioniamo il delegato del Presidente RoYal Yellow Hawk; Marla Bull Bear, Charles Bull Bear e Wayne Weston a nome del Lakota Youth Development di Rosebud; con loro Moses Brings Plenty, uno dei più autorevoli e rappresentativi portavoce della nazione indiana americana dei Lakota Sioux, oltre che nota star del cinema hollywoodiano, assieme alla sua signora Sara Ann. A rappresentare la nazione SanteeDakota sarà Steve Laravie jr. Il documento che è stato sottoscritto è L’accordo di ratifica  e riconoscimento del rapporto di amicizia  e pace perpetua tra il Consiglio dei Capi Tradizionali della Nazione Lakota e la  città Metropolitana di Firenze-Regione Toscana, la Cattedra Transdisciplinare Unesco  sviluppo umano e Cultura di Pace dell’Università di Firenze  e Centro Unesco”  che consta  di 4 articoli, il primo dei quali, richiamandosi ai precedenti atti del 1995 e del 2017, riconosce l’innata umanità e dignità  degli indiani americani delle Americhe (Isola della Tartaruga), riafferma la sovranità  della Nazione Lakota e di tutte le prime Nazioni dell’isola della tartaruga, formate da popoli, legate assieme da una lingua comune, una comune cultura, da una Spiritualità, usi e consuetudini comuni  ed una loro continua presenza  sul sacro territorio. Negli altri articoli,  richiamandosi alla dichiarazione  dei diritti dei popoli indigeni del mondo, si rivendica il diritto della Nazione Lakota sovrana e indipendente, di esercitare la sua giurisdizione  sui propri territori, nonché il diritto all’ autodeterminazione all’autogoverno come espressione della propria sovranità. Vi si afferma inoltre che la continuazione in vita dei nostri popoli e del nostro modo di vita dipende  dal mantenimento della nostra lingua  e del nostro modello spirituale di vita. Ogni anno Firenze ricordarà il 4 ottobre, come la giornata del  Remembrance day.

Da segnalare, infine, il successo di pubblico alla Mostra etnografico-antropologica Older than America, titolo scelto per rimarcare la presenza dei nativi in America ben prima dell’approdo di Cristoforo Colombo.
La mostra, ospitata nella Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi in via Cavour 5 a Firenze dal 4 al 28 ottobre 2021, è una sintesi delle due collezioni private più importanti d’Europa, quella di Sergio Susani, fra i massimi esperti nel mondo di cultura dei nativi americani e insignito del massimo riconoscimento dal famoso Museo Smithsonian di Washington D.C., e quella di Alessandro Martire, rappresentante ufficiale in Italia dei Lakota Sioux.
Oltre 180 reperti autentici, tra armi, copricapi, abiti, oggetti rituali e monili collezionati nel corso di ripetuti soggiorni e visite alle comunità dei nativi.
Accanto agli oggetti, sono esposte anche le foto che Alessio Vissani e Riccardo Cocchi hanno scattato presso la comunità Lakota, in una raccolta dal titolo Il viaggio dell’anima.
La mostra è aperta tutti i giorni con orario continuato dalle 10 alle 19. L’ingresso è libero e consentito con presentazione del green pass. Un modo anche questo per ampliare la conoscenza e la solidarietà con il popolo Lakota Sioux,  e sostenerlo nella sua lotta per i diritti,  che non è ancora conclusa. Così come quella degli altri popoli precolombiani, che hanno ottenuto dal Governo degli Stati Uniti la proclamazione nello stesso giorno del Columbus day, dell’Indigenous Peoples’Day.  Ma qui, a Firenze I nostri sono loro,  i Lakota Sioux –  e sono arrivati prima.

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