mercoledì, ottobre 24

La Gerusalemme contesa USA: Trump scarica Moore dopo la sconfitta in Alabama

0

Continuano le proteste del mondo arabo contro la decisione di Israele, avallata dagli USA, di spostare la propria Capitale a Gerusalemme. Dopo che ieri un razzo partito dalla Striscia di Gaza aveva colpito il suolo israeliano, l’aviazione di Tel Aviv ha colpito duramente le posizioni di Hamas nella città; inoltre, per il settimo giorno consecutivo, si sono avuti scontri in Cisgiordania tra manifestanti palestinesi e polizia israeliana.

In tutto il mondo, le reazioni continuano a susseguirsi innalzando ulteriormente il livello dello scontro politico. Dopo le provocatorie dichiarazioni del Primo Ministro israeliano, Benyamin Netaniahu, a Bruxelles, l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI) ha dichiarato Gerusalemme Est Capitale dello Stato Palestinese occupata in maniera illegittima da Israele. A queste dure parole, sono seguite quelle del Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Abu Mazen, che ha invitato i Paesi che hanno riconosciuto lo Stato di Israele a riconsiderare la loro posizione a riguardo. Nel corso della riunione dell’OCI, che si tiene ad Istanbul, le parole più dure sono arrivate dai padroni di casa: il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha definito Israele uno Stato terrorista ed ha accusato il Presidente USA Trump di essere un sionista. Più cauta la posizione del Primo Ministro del Libano, Saad Hariri, che, alle prese con i suoi problemi interni legati al difficile rapporto con Hezbollah, ha preferito limitarsi a definre la decisione USA ‘poco saggia’; sulla stessa linea si è posto l’Arabia Saudita, molto vicina ad Hariri, che, seppur ribadendo il diritto dei palestinesi ad avere Gerusalemme come Capitale e quindi criticando la decisione USA, ha evitato di utilizzare toni troppo aggressivi (anche in virtù del proprio legame sia con gli Stati Uniti che con lo stesso Israele). La Giordania si è dichiarata contraria all’alterazione dello status giuridico di Gerusalemme e ha ribadito il proprio sostegno alla soluzione dei due Stati come unico argine al dilagare del terrorismo; da parte dell’Iran, invece, sono arrivate parole molto dure nei confronti degli statunitensi, definiti come mediatori disonesti nelle questioni mediorientali. Al di fuori del mondo islamico, sono da annotare le reazioni della Russia, che ha preso le distanze dalle posizioni turche, e dell’Italia che ha dichiarato, tramite il proprio Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che lascerà la propria Ambasciata a Tel Aviv.

In Alabama si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Seggio dello Stato al Senato degli Stati Uniti d’America: la vittoria, seppur di poco, è andata al democratico Doug Jones.

Si tratta di un fatto di importanza rilevante non solo per il rimescolamento degli equilibri interni al Senato, ma anche perché, a poca distanza dalle elezioni di medio termine del 2018, il passaggio al campo democratico di uno Stato a fortissima tradizione repubblicana come l’Alabama potrebbe rappresentare l’inizio di una perdita di consensi sostanziale per il Presidente Donald Trump. Verso la fine delle primarie avesse sostenuto tiepidamente il candidato ufficiale del proprio partito, ma, una volta caduta che la scelta su Roy Moore, il Presidente si era lanciato in una campagna elettorale estremamente accesa. Moore, vicino all’ormai ex-consigliere di Trump Steve Bannon, è un personaggio estremamente controverso le cui posizioni si sono spesso dimostrate razziste; inoltre, ultimamente era anche stato accusato di molestie sessuali.

Nonostante il forte sostegno da parte di Trump e nonostante la tradizione repubblicana dell’Alabama, Moore non ce la ha fatta a conquistare il Seggio in Senato: i risultati, a scrutini quasi completati, sono di 49,5% per Jones contro 48,8% per Moore. In sostanza, la sconfitta del candidato repubblicano in uno Stato come l’Alabama, nonostante l’impegno in prima fila del Presidente, potrebbe essere il sintomo di un distacco che si sta venendo a creare tra Trump e quello zoccolo duro di repubblicani ultra-conservatori che, fino ad ora, gli hanno garantito il successo.

Dopo questa sconfitta è molto probabile che la distanza tra Trump e Bannon sia destinata ad aumentare: già poco dopo le ultime proiezioni, il Presidente ha dichiarato, come se nulla fosse, di essere sempre stato certo della sconfitta di Moore.

Giornata importante per la politica estera dell’Unione Europea.

In primo luogo la Brexit: dopo le parole di Nigel Farage, principale sostenitore del referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, che hanno accusato il Primo Ministro inglese, Theresa May, di aver ceduto su tutta la linea di fronte alle richieste di Bruxelles e di aver messo a rischio la separazione accettando i tempi lunghi (un eventuale vittoria laburista alle prossime elezioni potrebbe cambiare le carte in tavola), è arrivata la risposta del capo negoziatore europeo, Michel Barnier. Durante una seduta plenaria del Parlamento Europeo, Barnier ha affermato che non ci saranno nuovi passi avanti nel negoziato se gli inglesi dovessero disattendere la parola data nella dichiarazione congiunta così faticosamente raggiunta: è necessario che quanto accordato sia trasformato rapidamente in un accordo giuridicamente vincolante.

Dopo aver aperto ieri, a Parigi, il secondo incontro internazionale sul clima da lui fortemente  patrocinato, il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, ha presenziato oggi all’apertura di un altro vertice, quello sull’area dello Shael, al quale partecipano anche il Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, oltre ai rappresentanti di Niger, Burkina Faso, Mali, Ciad e Maritani: al centro dei colloqui ci saranno gli aiuti allo sviluppo dell’area e la formazione di una coalizione contro il terrorismo.

Inoltre, Gentiloni, assieme al Presidente del Parlamento Europeo, Jean-Calude Junker, avrà domani un incontro con i rappresentanti di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, sulla questione delle quote dei migranti. I quattro Paesi orientali sono, all’interno dell’UE, quelli che più hanno osteggiato i ricollocamenti dei migranti arrivati dalle rotte mediterranee. Sulla necessità di ritornare ad un approccio europeo condiviso, sono tornati anche il Presidente della Commissione Europea, Donald Tusk, e lo stesso Macron, che ha parlato della necessità, condivisa con Germania ed Italia, di accelerare sulla linea delle riforme dell’UE e, in particolar modo, del Trattato di Dublino.

Nelle Filippine, il Presidente Rodrigo Duerte ha riportato una vittoria nel Parlamento: nonostante le proteste di alcuni oppositori, è stata votata la legge che prolunga di un altro anno la legge marziale nel sud del Paese. Nell’area, infatti, agiscono gruppi di terroristi di matrice islamista. Secondo gli oppositori, nonché molti osservatori internazionali, però, Duerte utilizzerebbe la legge marziale per colpire, oltre che i terroristi, anche i propri avversari politici.

In Togo non si sblocca la crisi politica. Nonostante le aperture al dialogo del Presidente Faure Gnassingbe, le opposizioni, che protestano ormai da tre mesi, hanno rifiutato di partecipare ai colloqui. La ragione di questo rifiuto è che solo un terzo dei partiti di opposizione sono stati invitati al tavolo delle trattativa: probabilmente un tentativo di creare fratture all’interno del fronte avversario. La principale richiesta delle opposizioni riguarda il ripristino del limite dei due mandati e l’introduzione di un sistema elettorale a doppio turno con ballottaggio. Gnassingbe è al potere dal 2005; è succeduto a suo padre, salito al potere nel 1967.

Nella Repubblica Centrafricana si registrano scontri tra gruppi armati rivali nei pressi di Ippy, nel centro del Paese: ci sarebbero anche vittime civili.

Correlati:

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore