sabato, ottobre 20

La Germania infuriata con il nuovo ambasciatore Usa a Berlino L'atteggiamento di Grenell è un ulteriore motivo di tensione tra i due Paesi

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Le tensioni tra Stati Uniti e Germania non accennano a placarsi. Ai tanti motivi di acredine (Datagate, Dieselgate, questione iraniana, avanzo commerciale tedesco solo per citarne alcuni) che ormai da circa un decennio vanno deteriorando progressivamente le relazioni bilaterali è andato recentemente ad aggiungersi quello relativo al nuovo ambasciatore statunitense a Berlino. Si tratta di Richard Grenell, ex commentatore di ‘Fox News’ e supporter della prima ora di Donald Trump i cui modi assai poco ortodossi e lo scarno curriculum vitae sono stati tuttavia reputati compatibili con l’esercizio di un ruolo tanto delicato. Nessun problema è stato ravvisato nemmeno in una strana storia del 2016 che vide Grenell assumere le difese ‘mediatiche’ di un miliardario moldavo in fuga dal suo Paese che appariva anche invischiato in un giro di traffico di esseri umani.

Perché il Congresso avallasse la nomina di Grenell si è comunque dovuto attendere circa un anno di confronto continuo tra la Casa Bianca e il Campidoglio, ai cui membri non era sfuggito che la carriera diplomatica del candidato si riduceva a un breve trascorso di portavoce dell’ambasciatore statunitense all’Onu. Le perplessità di Senatori e Rappresentanti nei confronti di Grenell riguardavano anche i numerosissimi tweet al vetriolo che aveva – molti dei quali furono cancellati in virtù dei loro contenuti offensivi – cominciato a postare una volta entrato a far parte dello staff di Mitt Romney, lo sfidante repubblicano sconfitto da Barack Obama alle elezioni del 2012.

Ciononostante, Trump è riuscito a convincere i congressisti ad approvare la nomina di Grenell, che conformemente alle aspettative ha cominciato a dar sfoggio delle proprie attitudini non appena concluso il suo insediamento presso l’ambasciata Usa a Berlino. Quando, poche settimane fa, il governo di Washington formalizzò il ritiro statunitense dall’accordo sul nucleare iraniano suscitando forti proteste da parte dei Paesi europei firmatari dell’intesa, Grenell non esitò a twittare che «le sanzioni Usa colpiranno settori fondamentali dell’economia iraniana. Le compagnie tedesche che fanno affari in Iran farebbero bene a porre immediatamente fine alle loro operazioni». Come se non bastasse, il nuovo capo della diplomazia statunitense in Germania ha rilasciato un’intervista a ‘Breitbart News’, il giornale telematico fondato da Steve Bannon che giocò un ruolo cruciale nel volgere le elezioni del 2016 a favore di Trump, in cui si schierava apertamente a favore dei partiti populisti europei – il tedesco Alternative Fur Deutschland (12,6% alle elezioni del settembre 2017) compreso –  intenzionati a smantellare l’architettura politica dell’Unione Europea.

La sfrontatezza di Grenell ha suscitato l’ira bipartisan dell’universo politico tedesco, con Peter Beyer, stretto collaboratore di Angela Merkel, che non ha esitato ad accusare il diplomatico di «interferire nei nostri affari interni […]. Dovrebbe prestare attenzione al fatto che stiamo avendo forti riserve sull’inizio del suo operato di ambasciatore». Valutazioni dello stesso tenore sono state espresse dall’ex socialdemocratico ed ex presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, il quale ha auspicato una prematura interruzione del suo mandato di ambasciatore in quanto «ciò che quest’uomo sta facendo è inaudito nella diplomazia internazionale. Se un ambasciatore tedesco a Washington annunciasse il proprio sostegno ai democratici verrebbe espulso immediatamente». Altrettanto dure sono apparse le considerazioni della leader del partito di sinistra Die Linke Sahra Wagenknecht, secondo cui «chi pensa, come l’ambasciatore statunitense Richard Grenell, di poter dominare l’Europa e determinare chi deve governare non è adeguato a svolgere un incarico così importante. Se il governo prendesse sul serio la sovranità democratica del nostro Paese, non dovrebbe limitarsi a chiedere chiarimenti a Grenell davanti ad una tazza di caffè, ma procedere all’immediata espulsione».

Anche l’ex ambasciatore statunitense a Berlino Wolfgang Ischinger è rimasto stupefatto dal comportamento di Grenell, al quale ha consigliato di ritornare in sé e conformarsi ad un approccio improntato alla neutralità e al rispetto confacente al ruolo che ricopre. Per tutta risposta, il nuovo ambasciatore si è giustificato sostenendo che il suo operato è in tutto e per tutto conforme alle direttive impartitegli da Washington. Non a caso, la portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert ha risposto alla richiesta di chiarimenti inoltrata da Berlino prendendo apertamente le difese di Grenell e del suo diritto ad esprimere le proprie opinioni personali, nonché portando incredibilmente il D-Day come esempio delle «forti relazioni tra Washington e Berlino». Il fatto che il governo di Washington sia pienamente consapevole che il D-Day (lo sbarco in Normandia) si inscrive nello scontro tedesco-statunitense della Seconda Guerra Mondiale e che il codice comportamentale a cui gli ambasciatori sono tenuti ad attenersi impedisce loro di esprimere ciò che pensano in merito a questioni di politica interna dei Paesi che li ospitano indica che Grenell sta realmente svolgendo i compiti assegnatigli dall’amministrazione Trump. Tra di essi rientra probabilmente anche l’iniziativa dell’ambasciatore di organizzare un pranzo in onore del cancelliere austriaco, l’ultraconservatore Sebastian Kurz, con lo scopo di mostrare la vicinanza degli Stati Uniti a un Paese in rapido avvicinamento al Gruppo di Visegrad (formato da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), all’interno del quale vanno palesemente montando sentimenti di forte ostilità nei confronti della Germania e dell’architettura europea.

Il fine ultimo di Trump è chiaramente quello di demolire l’Unione Europea o quantomeno ottenere una sua profonda ristrutturazione in chiave anti-tedesca, come ha rilevato Jurgen Hardt, portavoce di politica estera della Merkel.

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