venerdì, Ottobre 22

La Germania in affari in Iran

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La fine delle sanzioni in Iran, salutata dagli Stati Uniti e non solo come un successo epocale, è stata apprezzata da molti Stati occidentali interessati a riprendere gli affari commerciali con un Paese popolato da circa 80 milioni di persone, mediamente ben istruite ed in buona parte aperte alle novità provenienti dal mondo capitalistico.
La fine delle sanzioni avrà conseguenze dirette ed immediate dal punto di vista finanziario. Le banche e le assicurazioni iraniane avranno di nuovo accesso ai mercati internazionali e per gli iraniani sarà di nuovo possibile fare affari con tutto il mondo: tappeti, pistacchio, zafferano e caviale potranno essere di nuovo esportati ovunque e, naturalmente, le opzioni sono enormi anche nella direzione opposta. Dopo anni di isolamento il Paese necessita di aerei passeggeri, treni, navi, auto, infrastrutture e, soprattutto, di modernizzare la propria industria petrolifera, in relazione alla quale, fino alla fine dell’anno, si prevedono esportazioni pari a circa 1,2 milioni di barili al giorno, con la prospettiva di triplicare questa cifra nel prossimo futuro.

Nei ministeri di Teheran si incontrano diplomatici, investitori, commercianti e politici provenienti da tutto il mondo. Il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, definendo l’accordo di Losanna un ‘successo storico della diplomazia’ pensa alle molte imprese tedesche che hanno fondate speranze di poter approfittare della fine delle sanzioni. Volker Treier, dirigente della Camera del Commercio e dell’Industria, valuta per le industrie tedesche un volume di affari, nel medio periodo, di almeno 5 miliardi di euro all’anno e prevede realisticamente che questo importo potrebbe arrivare a raddoppiarsi nel lungo periodo.

I settori che più di altri potrebbero trarre benefici sono quelli dell’industria aeronautica, quello della costruzione di macchinari e quelli della logistica e dell’agricoltura. Anche per settori non ‘classici’ gli affari dovrebbero subire una svolta significativa: in Iran si sta registrando un aumento della domanda di energia rinnovabile, soprattutto di energia eolica, in relazione alla quale i tedeschi hanno capacità e know how che certamente servirà agli iraniani. Anche l’industria automobilistica è in fermento: VW (Volkswagen)ha fatto capire che non appena sarà possibile vendere macchine occidentali nel Paese sarà certamente della partita, ed anche Daimler e BMW progettano di ritornare presto attive su quel mercato.

Tuttavia sono proprio alcuni rappresentanti dell’industria automobilistica a prospettare, in questo clima di generale euforia del mondo occidentale, alcune delle difficoltà che potrebbero determinarsi in questa fase. Se, infatti, l’abolizione delle sanzioni era indispensabile per consentire la riprese delle relazioni commerciali dell’Iran con il resto del mondo, il loro andamento dipenderà oltre che da sviluppi di tipo politico anche dall’andamento economico generale: e qui potrebbero insorgere alcuni problemi.
L’Iran potrebbe, infatti, essere particolarmente danneggiata dal calo del prezzo del petrolio. Molti temono che se la sua caduta dovesse continuare le ripercussioni sul fragile bilancio dello Stato e l’indebolimento della domanda di beni e servizi da parte degli iraniani non potrebbero che avere riflessi negativi sulle auspicate esportazioni dell’Occidente. Un’altro problema, di natura più tecnica, è quello dei pagamenti internazionali. Le banche iraniane sono infatti escluse dal sistema di pagamenti swift che consente la circolazione del denaro oltrefrontiera tramite le banche. Senza un’integrazione degli istituti di credito iraniani nel sistema il denaro non potrà circolare, e affinché ciò possa avvenire passerà necessariamente ancora del tempo.

Per la Germania l’Iran, pur con i rischi prospettati, rappresenta una chance che politici e industriali tedeschi non intendono lasciarsi sfuggire. D’altro canto negli anni settanta l’Iran era, al di fuori dell’Europa, dopo gli USA il secondo mercato per le esportazioni tedesche. Da allora le esportazioni verso il Paese asiatico sono sempre diminuite, arrivando a toccare la quota minima di 2,4 miliardi nel 2014. Ora la speranza dei tedeschi (e non solo loro) è quella di invertire rapidamente questa tendenza.

 

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