lunedì, Settembre 27

La Germania e la Ue: coordinate del futuro Intervista ai prof. Sergio Dellavalle e Francesco Costamagna

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Rispetto ad un potenziale arretramento rappresentato per l’Europa dalla questione catalana, in particolare, il prof. Costamagna sostiene una posizione più ottimistica: «Non dimentichiamoci», ha infatti affermato, «che in questo movimento indipendentista c’è però anche una forte volontà di rimanere all’interno dell’Unione europea. Quindi, si tratta di un indipendentismo fortissimamente europeista e questo è un elemento delicato, con cui i catalani si troveranno a confrontarsi, perché il loro ingresso nell’Ue prevede il voto favorevole della Spagna. Una rottura violenta e non concordata porterebbe la Spagna a non dare mai l’assenso all’ingresso della Catalogna in Europa e ciò la condannerebbe all’isolamento e alla debolezza politica ed economica».

Ci vuole dunque più Europa? O piuttosto l’Europa conosce la formula, ma non la applica? Il punto di vista del prof. Dellavalle è che «le istituzioni europee sono state umiliate, passando su molte questioni al tavolo a due, a quattro rispetto all’approccio unionale. Si tratta di situazioni involutive e la scommessa per il futuro è questa:  rilanciare l’Europa, ma risolvendone i problemi e attraverso un progetto forte e condiviso, con un Parlamento con grandi poteri di controllo e di proposta. Troppo spesso in passato la classe politica ha venduto al suo elettorato alcune decisioni impopolari in nome dell’Europa. Ci vorrebbe ora un progetto e dei leader davvero europeisti, come fu per i padri fondatori, che, avendo vissuto il nazionalismo in maniera feroce, condivisero un’idea forte di Europa, l’unica peraltro che rimane in campo per i vari leader nazionali: infatti, se i Paesi europei non si uniscono, sono oggi ampiamente marginalizzati a livello mondiale».

Il prof. Costamagna pone invece l’attenzione sulla resilienza dell’Europa: «Il fatto curioso è che si continua ad invocare più Europa da più parti, nonostante oggi forse sia uno dei momenti in cui l’euroscetticismo è più forte. Si tratta di un momento di difficoltà, ma non vedo un grande rischio con la Brexit, dove sono più i britannici a dover uscire da una brutta situazione che non l’Europa. Mi sarei aspettato una posizione molto più netta dei britannici rispetto ad una molto più ambigua dell’Europa. In questo contesto, si è configurata in maniera imprevista un’insidia del tutto differente, cioè quella della Catalogna. Il problema in Europa è proprio questo: non si sa da dove possa provenire l’ultimo colpo. L’immigrazione è stato un problema molto forte, che ha spaccato gli Stati, ma che ora sembra rientrato. Molto importante da questo punto di vista è la posizione della Germania, primo Paese in Europa per numero di immigrati pro capite».

In conclusione, l’Europa vive attualmente un dilemma: esperienze come la Brexit mostrano quanto l’importanza della UE venga colta solo a seguito della scelta di allontanarsene. Si pensava ad una hard Brexit, ma ora si sta cercando in tutti i modi una possibile mediazione. In merito, secondo il prof. Dellavalle «un’Europa a cerchi concentrici è una vecchia idea, ma senza un quadro normativo e istituzionale per attuarla. Ci si potrebbe lavorare, anche perché l’Europa è già a geometria variabile. Schengen quasi non c’è più, ma l’euro c’è ancora. Ci vuole anzitutto un orizzonte di pensiero rispetto all’Europa, come ha affermato Macron. Bisognerebbe imboccare una via verso il federalismo, ma non sempre alla teoria corrisponde la prassi; non credo comunque che in questo limbo si possa rimanere molto a lungo. Non si può stare a metà, per non essere trascinati dalla corrente; o si riprende a pedalare, o si cade, o comunque si torna indietro, con la ri-nazionalizzazione di alcuni settori. Si può dire che l’Europa sia in crisi già a partire dalla questione del Trattato costituzionale non ratificato da Francia e Olanda nel 2005. Già da allora, si è preferito il metodo intergovernativo rispetto a quello unionale».

Secondo il prof. Costamagna «si tratta di un momento – che dura ormai da qualche anno – di confusione, più che di difficoltà. Quello che ha dimostrato il processo di integrazione europea in questi anni – se posso usare una metafora pugilistica – è di essere un ottimo incassatore! Molto più che dare dei colpi, si ha una capacità di assorbimento degli stessi. In vari momenti tale processo è stato dato per finito, trovando però poi un modo o un altro per reagire. La sua flessibilità magari non gli dà una forma definita, ma come un fluido, gli dà lo spazio per adattarsi nel mondo in cui costretto a vivere, che non è il migliore possibile. Anche se ci si aspetterebbe una forma più solida, nei momenti di difficoltà, ci si trova quasi a ringraziare per questo stato di liquidità, che fa pensare che quantomeno si possa preservare ciò che abbiamo».

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