lunedì, ottobre 22

La Germania e la Ue: coordinate del futuro Intervista ai prof. Sergio Dellavalle e Francesco Costamagna

0
1 2


Il futuro della Ue dopo le elezioni in Germania: secondo recenti notizie di agenzia, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha telefonato alla Cancelliera Angela Merkel e le ha scritto una lettera di congratulazioni in cui ha «ribadito la convinzione che l’Ue ha bisogno più che mai di un governo tedesco forte per ridare forma a un continente forte», e crede che «i negoziati per la formazione del governo contribuiranno a questo». Allo stesso modo, Juncker ha parlato al telefono con il leader della Spd ed ex presidente dell’Europarlamento Martin Schulz.

La quarta vittoria consecutiva della Cancelleria Merkel può dunque influire sulla ripresa dell’Europa, e come? Per approfondire la questione, abbiamo scelto di avvalerci di due pareri rilevanti: quello del prof. Sergio Dellavalle, già docente di Diritto dell’Unione europea e attualmente di Diritto Pubblico presso l’Università di Torino, autore di una serie di pubblicazioni sul tema della costruzione dell’Europa e della sua Costituzione, esperto conoscitore della Germania; quello del prof. Francesco Costamagna, docente di Diritto dell’Unione europea presso il medesimo Ateneo. Per il supporto all’ideazione di questo lavoro, si ringrazia la dott.ssa Federica Giandinoto, laureata in Giurisprudenza.

La prima questione posta sotto i riflettori è quella della situazione interna alla Germania: qual è la congiuntura in cui si va verso la composizione del governo? Quali energie può portare la Merkel al progetto europeo dopo questa ultima tornata elettorale, che ha visto l’avanzata dei liberali e dell’estrema destra? Afferma il prof. Dellavalle che «le previsioni sono state abbastanza confermate, anche se ora è da capire quale strada si prenderà, rispetto all’Europa. Si indeboliscono i grandi partiti e inoltre il risultato di questo voto non è molto favorevole al futuro della UE, perché entra in Parlamento l’Afd, un partito nato quattro – cinque anni fa con intenti euroscettici, in particolare quello di superare l’euro. Poi le posizioni si sono evolute in un senso avverso all’immigrazione, con la crisi dei profughi siriani di due anni fa. Inoltre, si sono radicalizzati lessico e programma; pur non essendo ora determinanti, hanno un peso rilevante in Parlamento e avranno un effetto trainante su altre forze».

Similmente, il prof. Costamagna sostiene che «la prima reazione è il consolidamento della posizione oltranzista della Germania in termini di austerità, che è stata quasi data per scontata. L’altro possibile effetto riguarda le politiche migratorie; il buon risultato dell’Afd è stata una risposta alle aperture di Merkel sul tema e ci si aspetta quindi una maggiore rigidità su di esse. Si tratta di temi su cui è difficile prevedere cosa succederà e le possibili evoluzioni possono essere preoccupanti, specialmente se si mette in relazione una questione con l’altra».

Quale ruolo quindi per i liberali e quale per l’Afd? In merito, il prof. Dellavalle sostiene che «lo storico partito liberale, tradizionalmente europeista, nel corso degli ultimi 15 anni si è spostato verso posizioni più conservatrici e nazionaliste. Probabilmente i liberali otterranno la guida del ministero dell’Economia e delle Finanze, con due nomi molto poco commendevoli rispetto all’integrazione europea: si tratta di Christian Linder e Wolfgang Kubicki. Su una questione delicata come l’integrazione europea, sparare a zero non è la soluzione ideale e con questi due esponenti politici questo rischio c’è. Come ha affermato Linder, non c’è l’intento di andare avanti rispetto alla questione degli eurobond ed alla comunitarizzazione del debito. Ciò potrebbe acuire le difficoltà per Mario Draghi, alla Bce».

Difficile fornire una risposta a tutto tondo, secondo il prof. Costamagna, che afferma: «Mi aspetto che giochino entrambi un ruolo di cambiamento rispetto ai temi di politica economica e sull’immigrazione. La Merkel ha già lasciato intendere come tali questioni prenderanno forma. Mi aspetto che anche l’Spd possa giocare un ruolo: andrà all’opposizione, sancendo la fine della Grande coalizione, ma resta un attore politico importante. Mi aspetto da parte dell’Spd il ritorno a posizioni maggiormente socialdemocratiche, una volta venuto meno il vincolo con la Cdu».

Sull’Afd, in particolare, poi, il prof. Dellavalle si pronuncia sul potenziale futuro dell’Afd. Tale formazione politica potrebbe ridimensionarsi nel corso del tempo? «Non credo», è la sua risposta, quanto piuttosto «c’è il rischio piuttosto che si generi una corsa a seguire l’agenda di tale formazione. L’Afd non ha un personale politico particolarmente valido. Si potrebbe fare un paragone con la nascita dei Verdi negli anni ’70, che si erano costituiti quando la Spd spostò al centro la sua linea politica; i Verdi non si svilupparono moltissimo, pur essendoci e rimanendo tuttora presenti, occupando lo spazio lasciato aperto oggi a sinistra. Cdu e Csu si sono oggi a loro volta spostati verso tematiche più liberali, come unioni omosessuali, concezione della famiglia, apertura ai migranti, cioè sulla tutela di alcuni settori della società. Dopo il rigetto del nazionalismo da parte delle principali forze in campo, si è aperto uno spazio per le posizioni dell’Afd, di rivendicazione del ruolo della Wehrmacht, di tendenza esplicita al razzismo. Di questo la stampa parla poco; a destra, negli ultimi anni, in Germania si è aperto uno spazio non coperto dal messaggio politico dominante, considerato anche che in questo Paese esiste un buon 15% di elettori di estrema destra, con posizioni nazionaliste e razziste. Tale spazio è stato colmato dall’Afd; non si sa se tale spazio sarà recuperato verbalmente; sarà da vedere se tale forza non si darà lo sgambetto da sola. Non credo comunque che si scioglierà come neve al sole».

Forze centrifughe e centripete dunque coesistono in Europa: da un lato, forze disgreganti come l’Afd o anche alla ricerca di autonomia, come nella questione catalana, dall’altro, le istituzioni europee. In questo caso si può parlare di un arretramento rispetto al processo unitario europeo? Secondo il prof. Dellavalle «c’è un rinascere di nazionalismi abbastanza estremi, pur nella diversità di questi fenomeni. Si tratta del tentativo, in alcuni casi di ‘tornare a ruotare attorno a se stessi’, senza guardare a interessi condivisi. Ciò è espresso non solo dall’Afd, ma anche dal partito liberale, che si prepara ad entrare nella coalizione, anche se non si sa ancora che governo si costituirà, con il proporzionale tedesco, con il quale non vi è certezza nemmeno sulla guida di Angela Merkel».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore