giovedì, Ottobre 21

La Germania apre a Renzi image

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Italy Politics

Continuare a sentire gli elogi del segretario del Pd da parte di Berlusconi non deve fare particolarmente piacere al consigliere politico del Cavaliere, Giovanni Toti, a cui spetterebbe in teoria il ruolo di anti-Renzi ma che i quotidiani continuano ad ignorare perché conoscono il peso specifico del suo potere dentro Forza Italia. Cioè zero.

L’ex direttore del TG4, per ottenere qualche visibilità, ha capito che bisognava spararla grossa: «Berlusconi si candiderà alle europee» ha dichiarato all’Unità e alla Stampa malgrado la legge Severino tolga ogni requisito di candidabilità per 6 anni a tutti quelli condannati definitivamente. Come Berlusconi per il processo Mediatrade.

Berlusconi e Toti sanno benissimo che l’iscrizione nelle liste elettorali non sarà accettata dalla Corte di Appello ma proprio sul quel rifiuto Berlusconi vuole costruire la prossima campagna elettorale per le europee. Infatti Toti dichiara che riterrebbe una «grave lesione al diritto di rappresentare i moderati italiani se Berlusconi non potrà candidarsi. Se qualcuno dovesse impedirlo si assumerebbe una grave responsabilità davanti a milioni di italiani».

Berlusconi sicuramente è l’ultima delle preoccupazioni per il Pd questa volta. Ai democratici spetta l’ingrato compito di difendere l’europeismo nonostante la crisi e la diffusa disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni europeeIl governo tedesco ha definito «ambizioso» il progetto di riforme dell’esecutivo italiano. Lunedì ci sarà l’incontro fra Angela Merkel e Matteo Renzi e questa presa disposizione certamente contribuisce a riavvicinare le posizioni dopo le dure parole della Commissione Europea sulla poca trasparenza delle coperture per i provvedimenti economici.

Fitta la rete di appuntamenti del premier la prossima settimana. Oltre alla Merkel, sabato incontrerà François Hollande mentre giovedì incontrerà il Presidente della Commissione Europe José Barroso. Renzi dovrà fornire agli interlocutori spiegazioni più dettagliate sul pacchetto di misure che intende adottare e in quale percentuale influiranno sull’aumento del deficit (stimato nel 2,6 ma che il premier intende aumentare fino al 3%, massimo consentito dai vincoli europei. In sostanza il percorso inverso del programma economico di Letta).

L’euforia per l’apertura della Merkel è stata soffocata dalla dura stroncatura del Financial Time. «La medicina Renzi non curerà l’Italia» è il giudizio senza appello del quotidiano economico inglese secondo cui si tratta, in sostanza, di una operazione elettorale in vista delle europee («Una riduzione delle tasse per coloro che guadagnano poco ha un buon senso politico, ma non aumenterà la competitività del Paese»).

Dura critica anche all’annuncio del governo di ricorrere all’aumento del deficit: «L’idea che l’Italia voglia spingere oltre gli obiettivi di deficit concordati con l’Ue, il 2,6% del Pil, farà venire i brividi ai responsabili politici a Bruxelles e Berlino».

Nel frattempo, sono bastati i dettagli forniti dal ministero del Lavoro sul piano per l’occupazione a far cessare la pace fra sindacati e governo. I contratti a tempo determinato potranno essere sempre senza causale fino a 36 mesi, si legge nei primi documenti che trapelano sul job act. 

«Introducono ulteriore precarietà» è stato il primo commento di Susanna Camusso per poi aggiungere in serata che «siamo disposti a discutere di un contratto unico, ma prima bisogna abolire il decreto sul lavoro che prevede contratti a termine senza causale per tre anni». «Si è fatto esattamente l’opposto – ha aggiunto il capo dell CGIL – di quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata un’altra forma di precarietà, ora una persona può essere assunta e licenziata per tre anni senza alcuna ragione e senza alcuna causa». Anche Maurizio Landini, capo della FIOM e impegnato in una dura battaglia con la Camusso nel congresso della CGIL di queste settimane, vede «un allargamento della precarietà» in questa nuova forma di contratto a termine. Meno male che la Merkel c’è.

 

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