mercoledì, Settembre 22

La gastronomia promuove il made in Italy Proporre un modello di business capace di imporsi sui mercati esteri per competere con i grandi marchi

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Quale identità particolare ha voluto conferire alla sua impresa?

Cioccolatitaliani è il mondo del cioccolato declinato in gelateria, caffetteria, pasticceria e design. La nostra mission è quella di creare un nuovo modo di vivere il cioccolato in un ambiente fortemente esperienziale e sensoriale.

Il know-how italiano ha grandi potenzialità. Le eccellenze sono una realtà del made in Italy. Le imprese come devono proporre i prodotti all’estero per imporsi opportunamente sul mercato?

Le imprese devono innanzitutto capire che l’Italia deve essere la nostra palestra ma il mondo il nostro mercato principale. Sicuramente proporre solo i prodotti non basta, bisogna esportare una cultura del brand che in molti mercati è ancora sconosciuta. Solo se portiamo all’estero una buona conoscenza rivolta esclusivamente al prodotto italiano, si potrà creare una domanda delle diverse eccellenze del Paese.

La sua famiglia ha un ruolo attivo nella vita economica dell’Italia. Cosa consiglia per valorizzare il made in Italy e per creare occasioni di scambio con altri mercati?

Bisogna managerializzare le aziende perché è necessario passare dalle botteghe alle aziende strutturate. Chi ha un business di famiglia deve comprendere l’importanza di competenze esterne, di logiche meritocratiche e di una metodologia di lavoro che non sempre, purtroppo, è presente nelle aziende familiari. L’imprenditore ha la visione del business ma rappresenta solo il 3% del successo dell’azienda; il restante 97% è dato dall’implementazione della stessa visione d’impresa, e questa può venire solo con un team di persone motivate e qualificate.

L’espansione della sua impresa è basata soprattutto all’estero. C’è un motivo preciso che rientra nella sua strategia di impresa?

Oggi viviamo e competiamo in un grande mercato globale. L’Italia è solo una piccola porzione di questo mercato. La strategia di fondo è quella di imitare i grandi leader di mercato internazionali (starbucks, pizza hut, costa cafe).

Come giudica il mercato italiano. C’è un consiglio in particolare che vuole suggerire a chi volesse aprire una nuova impresa sulla base della sua esperienza?

Il mercato italiano è senza alcun dubbio il mercato più difficile su cui oggi competiamo. Il sistema Paese ha delle difficoltà oggettive legate al carico fiscale e all’incapacità di servizi da offrire al mondo dell’impresa. La competizione è altissima e fortemente diversificata, a seconda della regione e della cultura culinaria che la caratterizza. Il consiglio che posso dare è quello di pensare a un’azienda che possa esportare i propri valori all’estero, in modo da sfruttare il mercato italiano come trampolino di lancio verso un mercato più ampio e un sistema Paese più a supporto delle imprese.

La valorizzazione del made in Italy avviene mediante l’eccellenza dei prodotti? Può bastare? Oppure è necessario un lavoro di promozione che deve assecondare la presenza all’estero?

E’ fondamentale creare due cose per far sì che il made in Italy abbia successo all’estero: creare una cultura di prodotto per spianare la strada ai nostri prodotti; dare alle aziende italiane una metodologia di gestione più internazionale per passare da aziende familiari ad aziende strutturate, in grado di competere su mercati stranieri.

 

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