lunedì, Agosto 2

La gastronomia promuove il made in Italy Proporre un modello di business capace di imporsi sui mercati esteri per competere con i grandi marchi

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Il made in Italy è una componente fondamentale nella storia di Cioccolatitaliani, brillante esempio italiano di abile sviluppo e della conferma di quanto sia ricercato all’estero il binomio food e made in Italy. Vincenzo Ferrieri, amministratore unico e terza generazione al timone dell’azienda, è un ragazzo di trentun anni nato in una famiglia di piccoli imprenditori dove zii, cugini e persino i nonni sono impegnati in attività commerciali e piccolo industriali. Una famiglia con una grande cultura del lavoro, sagacia e coraggio; caratteristiche tipiche solo di chi ha dovuto sopravvivere in contesti impossibili. Il contesto impossibile? La sua città di origine, Napoli, e a seguire, senza soluzioni di continuità, l’Italia intera senza alcuna eccezione.

La vita di Vincenzo trascorre relativamente tranquilla fino all’estate del 2002, subito dopo aver terminato il quarto anno del liceo Classico, scuola in cui non brilla certamente per voti e pagelle. Parlando con suo cugino Geppy del suo futuro, dei suoi sogni, del lavoro che avrebbe dovuto e potuto fare nell’azienda di famiglia gli giunge un consiglio inaspettato: «Trasferisciti a Milano: impara a vivere da solo, iscriviti alla Bocconi e inizia un percorso di studi che ti consenta di crescere professionalmente e culturalmente». Vincenzo accetta il consiglio del cugino e sfida il mercato italiano. Il lavoro è lungo e complesso ma non si arrende e cerca di organizzare al meglio la produzione individuando i migliori professionisti del settore food.

Vincenzo Ferrieri racconta con emozione la sua storia aziendale per chiarire il valore aggiunto del made in Italy nella visione imprenditoriale, al fine di assicurare una migliore internazionalizzazione dei prodotti del Paese e delle eccellenze da valorizzare.

 

Come nasce l’idea della sua impresa basata su una grande ricchezza italiana come la gastronomia?

L’idea nasce dalla volontà di entrare nel settore della gelateria. Il 2008 era l’anno in cui questo asset economico stava esplodendo, nascevano tante realtà dedicate a questo prodotto e inizialmente il nostro pensiero era quello di cavalcare bene questo trend dei consumi. Analizzando i vari scenari possibili, però, ci spaventava molto la stagionalità legata a questo modello di business. Da lì nasce la ricerca di un prodotto che ci permettesse di specializzarci nel gelato e che ci consentisse la possibilità di vendere altri prodotti tipici della somministrazione italiana (il caffè, la pasticceria), i quali avrebbero reso il nostro modello di business produttivo non solo nei mesi estivi. Questo bene sul quale concentrare la nostra azione imprenditoriale era il cioccolato, come se fosse un cappello sotto il quale declinare gelateria, caffetteria, pasticceria, cucina e design.

Perché sceglie la sfida economica sui mercati esteri?

Perché l’idea alla base del nostro progetto era quella di creare una catena di negozi dedicati al mondo del cioccolato, che potesse svilupparsi non solo in Italia ma in tutto il resto del mondo. Cioccolatitaliani nasce fin da subito (dal momento in cui è stato disegnato il marchio) con la volontà di approdare nei mercati stranieri e di volere esportare prodotti di eccellenza del nostro Paese.

Può raccontare i motivi alla base della sua iniziativa economica?

Mi sono sempre chiesto il motivo per il quale l’Italia non riuscisse a sviluppare delle catene di negozi, capaci di esaltare e di valorizzare il made in Italy. Se pensi alla pizza e al caffè voli con la mente subito all’Italia. Senza dubbio. Eppure le catene più grandi al mondo riferite a questi due prodotti sono pizza hut e starbucks, entrambi americane. Perché l’Italia non è in grado di sviluppare catene dove valorizzare i propri prodotti di eccellenza? Abbiamo provato a rispondere a questa domanda proprio mediante la nostra iniziativa imprenditoriale.

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