martedì, Maggio 17

La Francia si prepara già al terzo round Emmanuel Macron e Marine Le Pen si sfideranno il 24 aprile, ma le segreterie dei partiti guardano già oltre, all'estate e alle elezioni legislative. La questione principale riguarda senza dubbio la capacità dei partiti di superare gli antagonismi che hanno impedito dal formare un'alleanza durante le elezioni presidenziali

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Il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia si è chiuso ieri con il verdetto atteso, al ballottaggio andranno Emmanuel Macron e Marine Le Pen, ma con numeri migliori delle attese per il Presidente uscente, Macron infatti chiude il 10 aprile con un vantaggio superiore a quanto i sondaggi degli ultimi giorni gli accreditassero, portando a casa un 27,60 di preferenze, Le Pen si ferma a 23,41, più o meno quanto previsto. I partiti storici spazzati via; Emmanuel Macron punta all’egemonia; la trappola presidenziale e la rabbia politica della sinistra; le incognite del secondo round, quando Macron dovrà fare campagna senza riserve, quando Marine Le Pen vuole un referendum anti-Macron; Macron, le sfide di una vittoria: sono alcuni dei titoli dei principali quotidiani francesi.
Subito dopo la divulgazione di questi risultati, sono emersi i
primi sondaggi, realizzati nella serata, che danno Macron vincitore nel ballottaggio del prossimo 24 aprile. Il Presidente-candidato otterrebbe tra il 51 e il 54% dei voti, mentre Le Pen si fermerebbe fra il 46 e il 49%. Anche qui, Macron potrebbe essere soddisfatto, sarebbe il primo Presidente uscente riconfermato dopo Jacques Chirac, nel 2002, anche se con questi numeri sarebbe ben distante dal ballottaggio del 2017, quando vinse con il 66,06%.
Resta il fatto che in 15 giorni ancora tutto può accadere. E resta che il Paese è spaccato a metà, e ancor di più lo sarebbe se il sondaggio di cui sopra si confermasse.
«Il risultato del primo turno delle presidenziali è la conferma di una ricomposizione politica in corso in Francia da qualche anno, che vede lo storico scontro tra destra e sinistra progressivamente sostituito da quello tra due blocchi sociologici e culturali». E’ questa la lettura dei risultati del voto fatta a ‘Le Figaro‘ da Je’rome Fourquet, direttore del dipartimento Opinione dell’Ifop.
I francesi stanno cercando di dare una lettura prospettica del voto di ieri e se tutti i riflettori sono puntati sul 24 aprile,
nellesegrete stanze della politica si guarda già oltre, all’estate, alle elezioni legislative del 12 e 19 giugno.

«Il Presidente-candidato si occupa di preparare il ‘dopo’», affermaLe Figaro‘. «Dichiarando “di tendere una mano a tutti coloro che vogliono lavorare per la Francia”, il Capo dello Stato ha chiamato dalla sua sede a fondareun grande movimento politico di unità e di azione”, al di là delle “differenze”. Si è detto “pronto a inventare qualcosa di nuovo” per “costruire” una “azione comune al servizio della nostra Nazione per gli anni a venire”». E «A due mesi dalle elezioni legislative, l’operazione sembra già un puzzle».
Olivier Guyottot, docente-ricercatore in strategia e scienze politiche, all’INSEEC Grande École, alla vigilia del voto di ieri, ha fatto un quadro di queste ‘grandi manovre’ in corso a Parigi.
«La
France Insoumise (LFI) ha proposto all’inizio di marzo a Europa Ecologie Les Verts(EELV) di pensare a un accordo per le elezioni legislative». Jordan Bardella, portavoce del Rassemblement National, «ha elogiato le qualità di Eric Zemmour e la vicinanza tra i loro due movimenti durante un dibattito organizzato da Valeurs Actuelles… mentre Marine Le Pen ha ‘contattatosua nipote Marion Maréchal poche settimane dopo che quest’ultima si era unita al candidato di Reconquête», il partito di Zemmour. «Se la cooperazione tra concorrenti, nota come coopétition, e le alleanze strategiche non sono specifiche dei circoli politici e sono spesso mezzi di cooperazione in competizione tra loro, l’attuale logica della Quinta Repubblica impone alla stragrande maggioranza delle formazioni politiche francesi questo tipo di strategia».

«Il passaggio da sette a cinque mandati presidenziali introdotto dalla legge costituzionale del 2 ottobre 2000 ha consentito di far coincidere la durata del mandato presidenziale con quella del mandato dei deputati, e le elezioni legislative seguono ormai di poche settimane il elezione del Presidente della Repubblica a suffragio universale diretto.

Alcuni ritengono che le elezioni legislative costituiscano quindi ilterzo turnodelle elezioni presidenziali in quanto potrebbero consentire di eleggere una maggioranza diversa da quella di sostegno al neoeletto Presidente e costringerlo aconvivere.

L’uninominale maggioritario a due turni utilizzato nelle elezioni legislative francesi è un elemento che incoraggia la costruzione di alleanze in quanto lascia poche possibilità ai piccoli partiti di far eleggere i propri candidati da soli o per le famiglie politiche divise, influenzando efficacemente i dibattiti al Palais Bourbon.
Per i piccoli gruppi politici, queste strategie sono il modo per ottenere un numero sufficiente di deputati per costituire un ‘gruppo’ nell’Assemblea nazionale –occorrono 15 deputati per formare un gruppo dal 2009– e per fungere da forza di supporto.
Per questi ultimi, le strategie di alleanza possono consentire di assicurarsi una maggioranza quando questa non è garantita o di pesare di fronte a una nuova maggioranza… ed eventualmente di posizionarsi in vista delle prossime elezioni presidenziali.

Nel 2017 molte alleanze erano state suggellate in vista delle elezioni presidenziali (La République en Marche – LREM – e il Movimento Democratico – MoDem-, Partito Socialista ed EELV, LFI e Partito Comunista in particolare). La situazione nel 2022 è abbastanza diversa da questo punto di vista, poiché ecologisti e comunisti, ad esempio, presentano ciascuno il proprio candidato (Yannick Jadot e Fabien Roussel).

Le prospettive di alleanze nel 2022 risentono anche dell’attesa di una rielezione dell’attuale Presidente della Repubblica, che la stragrande maggioranza dei sondaggi annuncia come vincitore da diversi mesi.

Questo scenario annunciato costringe gli altri partiti politici o alcune personalità a proiettarsi sul periodo post-presidenziale, ad esempio Marion Maréchal o Édouard Philippe sulle elezioni presidenziali del 2027 e sul periodo post-Macron.

Per la maggioranza presidenziale, le prospettive di rielezione e i tanti sostenitori di destra (Jean-Pierre Raffarin, Renaud Muselier, Christian Estrosi, ecc.) e di sinistra (Manuel Valls, François Rebsamen, ecc.) sembrano costituire una solida base per Emmanuel Macron. Al di là della mobilitazione di alcuni piccoli gruppi parlamentari di PS e LR, nuove alleanze strategiche strutturanti, come quella tra LREM e MoDem nel 2017, sembrano improbabili in vista delle elezioni legislative.
Se la mancanza di presenza locale resta un punto debole del partito presidenziale, la logica di una dinamica post-presidenziale, che ha prevalso finora per tutti i presidenti della Quinta Repubblica e che aveva consentito a Emmanuel Macron di vincere in larga misura le elezioni legislative del 2017 con 350 deputati su 577 seggi, dovrebbe teoricamente prevalere.
Ma
se Emmanuel Macron verrà finalmente rieletto il 24 aprile, la domanda sarà senza dubbio se le conseguenze di eventi così estremi e inaspettati come la crisi del Covid e la guerra in Ucraina metteranno in dubbio la prevista vittoria della maggioranza presidenziale alle elezioni legislative.

Ben diversa la situazione per i due ex partiti dominanti della Quinta Repubblica. Con 29 deputati ottenuti nel 2017» e ora il fatto che non abbiano superato il 5% al primo turno delle elezioni presidenziali (LR è arrivato a 4,79), «il Partito Socialista sembra strategicamente incapace di salvare un’alleanza per sperare di esistere durante le elezioni legislative», ieri ha portato a casa appena l’1,74).

«Gli accordi con l’EELV e/o il Partito Comunista avrebbero poi fatto eco in particolare al Programme Commun del 1972 e al Gauche Plurielle del 1997. Il primo riuniva al Parti Communiste, al Parti socialiste e al Mouvement des Radicaux de Gauche attorno a un programma di governo comune. Il secondo ha riunito quasi tutti i partiti di sinistra nel quadro del governo di convivenza di Lionel Jospin sotto la presidenza di Jacques Chirac.

«Nel 2017, Les Républicains ha resistito meglio e ha ottenuto 113 deputati. La designazione di successo di Valérie Pécresse come candidata di LR alle elezioni presidenziali sembrava quindi in grado di rilanciare il partito di destra.
Tuttavia,
il risultato è catastrofico dopo questo primo scrutinio. E le possibilità di alleanza sembrano molto deboli per un partito incastrato tra LREM, il Rassemblement national e il progetto d’Union des Droites de Reconquête (che cerca di attirare a sé la corrente di Eric Ciotti) senza rischiare la disgregazione.
La facilità dei due partiti nell’ottenere le 500 sponsorizzazioni di funzionari elettivi necessarie per convalidare la loro candidatura alle elezioni presidenziali ha ricordato la forza della loro presenza locale nonostante le difficoltà a rimanere uniti.
Il loro numero di deputati avrà probabilmente un impatto diretto sulla loro sopravvivenza politica e finanziaria. La loro capacità di vestire i panni del ‘piccolo’ partito, dopo essere stata a lungo la forza dominante nelle coalizioni passate, è una sfida importante e sarà senza dubbio un elemento chiave per attuare con successo tale strategia.

Il caso di un’elezione presidenziale che riunisce due partiti di estrema destra sotto la Quinta Repubblica non ha precedenti e ricorda le elezioni presidenziali del 2002. In quella occasione, Jean-Marie Le Pen e Bruno Mégret erano entrambi candidati dopo la loro rottura nel 1999. Ma l’analogia finisce qui, poiché Bruno Mégret aveva ottenuto solo il 2,34% dei voti e Jean-Marie Le Pen era, con sorpresa di tutti, arrivato al secondo turno.
In realtà, la situazione attuale si riferisce piuttosto al duello Chirac/Balladur del 1995. Se Chiraquiens e Balladuriens si erano finalmente trovati dietro a Jacques Chirac per il secondo turno delle elezioni presidenziali, lo scontro spietato tra i due schieramenti aveva alimentato in modo sostenibile inimicizie e tensioni all’interno della destra conservatrice.
Marine Le Pen si è qualificata per il secondo round, dovrà quindi radunare il suo campo, ma andare d’accordo con ex membri del Rassemblement National come Gilbert Collard o con Eric Zemmour non sarà facile.

Tuttavia, questa alleanza sembra inevitabile tra due parti, il Rassemblement National e Reconquest che attualmente pesano quasi il 30% delle intenzioni di voto e il cui elettorato sembra navigare da un campo all’altro in un vaso comunicante».

Ma la sfida di questa strategia di alleanza va ben oltre le elezioni legislative. «Quale strategia per conquistare il potere un giorno? Che futuro per il partito fondato da Jean-Marie Le Pen e per il movimento Reconquest? Che, in caso di rielezione di Emmanuel Macron, assumerà la guida di questo movimento politico e si posizionerà per rappresentarlo alle elezioni presidenziali del 2027, quando non mancano i corteggiatori (Marine Le Pen, Eric Zemmour, Marion Maréchal, in particolare Jordan Bardella)? Tutte queste domande peseranno inevitabilmente sui negoziati e sulle decisioni a venire.

La volontà di LFI di convincere l’EELV a lavorare a un accordo per le elezioni legislative anche prima dell’esito del primo turno non è certo esente da ‘calcoli’ politici. Questo annuncio potrebbe favorire un voto utile per il candidato di sinistra meglio piazzato secondo i sondaggi (in questo caso quello di LFI) e spingere Yannick Jadot a smettere di criticare il compiacimento di Jean-Luc Mélenchon nei confronti di Vladimir Poutine.

Di fronte alle dinamiche di Marine Le Pen, la LFI è uscita sconfitta, ma rafforzata, da questo 1° round. Ma questo mezzo successo, su cui LFI all’epoca non era riuscita a capitalizzare, non dovrebbe invertire un equilibrio di potere che si è rivolto a favore dell’EELV durante le elezioni europee del 2019 e le elezioni municipali del 2020.

Nella prospettiva di un’alleanza strategica tra le due parti, questa questione è centrale in quanto la volontà egemonica di LFI a sinistra è fonte di tensione .
Le contrapposizioni fondamentali, che sussistono su molte questioni tra le forze della sinistra (sul posto dell’Europa e della Francia nel mondo, il nucleare, la questione della laicità, il rapporto con il comunitarismo, ecc.), e i personalismi, rimangono fonti di una divergenza che deve essere superata.

La personalità e gli eccessi di Jean-Luc Mélenchon, che dovrebbe a priori dimettersi e non correre più nel 2027 data la sua età, sono stati finora uno dei principali ostacoli a un riavvicinamento strategico.
Infine, se è ovvio che molte trattative per formare alleanze, a destra come a sinistra, continueranno a svolgersi da qui alle elezioni legislative,
la questione principale riguarda senza dubbio la capacità dei partiti di superare gli antagonismi che hanno impedito dal formare un’alleanza durante le elezioni presidenziali».

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