giovedì, Giugno 17

La Francia si prepara alle elezioni amministrative field_506ffb1d3dbe2

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In Francia mancano poco meno di quattro mesi alle elezioni amministrative. Il 23 marzo 2014, gli abitanti dei 36 700 comuni francesi saranno chiamati a votare per il rinnovo del consiglio comunale. Il secondo turno si svolgerà la domenica successiva, il 30 marzo. A loro volta, i consiglieri eleggeranno il sindaco. Ma è proprio quest’ultimo a essere al centro della campagna elettorale, insieme al partito politico che rappresenta. Perché, se è vero che gli scrutini locali hanno un funzionamento particolare, la politica nazionale ha comunque il suo peso, nel bene e nel male. Tenendo conto che ci sono in gioco i municipi di Parigi, Lione, Marsiglia e altre città strategiche, le diverse formazioni politiche si stanno organizzando per arrivare al prossimo marzo più in forma che mai. 

PS: a tutto localismo 

Questo non è momento d’oro per il Partito Socialista francese. La maggioranza attuale paga le conseguenze dell’impopolarità del governo e del Capo dello Stato, François Hollande, in costante declino nei sondaggi. L’obiettivo dei dirigenti è dunque quello di evitare un amalgama tra la politica nazionale e quella locale. Sabato scorso, durante la cerimonia d’investitura dei candidati alle amministrative, il Segretario del PS Harlem Désir ha voluto mettere le cose in chiaro: «si vuole fare [delle amministrative]un voto sanzione», ma «il nostro elettorato voterà fortemente per delle motivazioni locali».

È vero che, a livello comunale, i cittadini vivono la politica in modo diverso. Ma è anche vero che quello che succede a Parigi ha un impatto su tutta la Francia. Alcuni temono che il governo faccia qualche scivolone, per esempio in tema di economia o sicurezza, che comprometta le elezioni amministrative. Ecco perché “la strategia del partito al governo è di localizzare e tecnicizzare la campagna elettore, dicendo che le questioni sono legate ai singoli territori, che l’elezione riguarda innanzitutto il bilancio delle amministrazioni comunali uscenti”, conferma Stéphane Cadiou, professore di Scienze Politiche all’Università di Nizza. Dissociare locale e nazionale è cruciale, tanto più nella “congiuntura attuale di crisi sociale, di disaffezione degli strati popolari nei confronti del governo, dell’esacerbarsi dei conflitti e delle tensioni tra le classi sociali e, ovviamente, del calo della popolarità del Presidente”, continua lo specialista.

È vero che il PS è uscito sconfitto dagli ultimi appuntamenti elettorali, come le legislative parziali. Ma, nel caso delle amministrative, potrebbe riuscire a contenere i danni. “Molti sindaci socialisti sono stati eletti nel 2008 [le amministrative sono ogni 6 anni, ndr]; possono ancora approfittare della componente locale delle elezioni municipali se sono stati considerati dei bravi amministratori”, nota Bruno Cautrès, ricercatore al CEVIPOF (il Centro di Ricerche Politiche di Sciences Po). “Peraltro, la sociologia delle grandi città è favorevole alla sinistra dall’inizio degli anni 2000. I quadri intermedi e i neolaureati, che vivono in città, possono ancora sostenere la sinistra, e non per forza il PS”, continua l’analista. “Possiamo dunque aspettarci delle perdite a sinistra legate al contesto politico nazionale, soprattutto nelle città di medie dimensioni, e dei guadagni che possono in parte compensare le perdite”.

L’UMP: il voto della riconquista 

All’UMP è tutta un’altra musica. Il partito di centro destra, nonché principale formazione dell’opposizione, punta moltissimo sull’impopolarità del Presidente della Repubblica e del governo. In gioco c’è la riconquista del terreno perso nel 2012, con la sconfitta di Nicolas Sarkozy alle elezioni presidenziali. A due anni di distanza, l’UMP spera che il bilancio deludente del potere socialista giochi in suo favore. 

Non che il centro destra sia davvero il beniamino dell’elettorato. Dopo il quinquennio sarkozista, l’UMP ha attraversato un periodo tormentato. La lotta per la presidenza del partito tra François Fillon e Jean-François Copé ha innervosito e prostrato i militanti. E le ambizioni dei dirigenti in vista delle presidenziali del 2017 non fa altro che aggravare le divisioni. 

Inoltre, sul centro destra plana lo spettro del Front National: un partito che, in un momento di crisi delle grandi formazioni moderate, potrebbe attirare più di un elettore. Ecco perché l’UMP vuole differenziarsi il più possibile dall’estrema destra, presentandosi come un garante dei valori della Repubblica. “Per l’UMP, che affronterà le elezioni amministrative sotto la doppia pressione delle triangolari (quando tre candidati restano in lizza al secondo turno, in particolare quelli del FN), e di eventuali alleanze tre i candidati UMP e i candidati FN, la questione è fondamentale: il centro destra non può fare alla sinistra il regalo di un ravvicinamento tra l’UMP e il FN”, spiega Cautrès.

“Forse, paradossalmente, ciò è dovuto al fatto che le posizioni di UMP e FN si confondono, che le derive s’inaspriscono e che le trasgressioni sono sempre più guardate, commentate e giudicate”, conferma Cadiou. Proprio per questo, il partito potrebbe escludere un candidato, Luc Jousse, attualmente sindaco di Roquebrune-sur-Argens (nel sud della Francia), colpevole di una dichiarazione razzista nei confronti dei Rom. E Nathalie Kosciusko-Morizet, ex Ministro dell’Ecologia e candidata a Parigi, è una delle figure più moderate del partito, da sempre ostile a qualunque “confidenza” con Marine Le Pen

Il FN: una presenza insidiosa 

Quando si guardano i sondaggi, la crescita del Front National è incontestabile. Il partito di Marine Le Pen ha ottenuto il 17,90% alle presidenziali del 2012, arrivando al terzo posto dopo PS e UMP. I risultati ottenuti alle legislative parziali fanno ben sperare i dirigenti FN anche per le amministrative e le europee, che si svolgeranno il prossimo maggio. «Avremo dei sindaci e centinaia di consiglieri comunali», ha dichiarato Marine Le Pen qualche tempo fa. 

In realtà, le prospettive non sono così rosee. Per il momento, i rappresentanti FN che detengono un mandato politico, di qualsiasi genere (locale, nazionale…) sono pochi. Secondo alcune stime, sarebbero 216 su più di 562 000 politici presenti su tutto il territorio. Il partito conta solo due deputati e nessun senatore. Anche i consiglieri comunali e regionali sono poco numerosi, così come i sindaci.

Proprio per questo, il FN è poco radicato sul territorio, e i suoi rappresentanti locali scarseggiano. Così, “questo partito è costretto a reclutare dei neofiti, spesso inclini a puntare sui fondamentali del FN (discorsi nazionalisti e xenofobi) e meno preparati a giocare la carta della normalizzazione, come vorrebbe Marine Le Pen”, sottolinea Cadiou. 

“Il FN, sotto la leadership di Marine Le Pen, vuole essere considerato sempre più come un partito di alternanza politica, un «partito come gli altri». Di recente, Le Pen ha insistito molto a livello comunicativo sul fatto che il FN non deve essere qualificato come una formazione di estrema destra”, aggiunge Cautrès. Ecco perché i profili a rischio vengono subito scartati, e gli sgarri vengono puniti con l’esclusione. Sempre per questa ragione, i 680 capilista del partito devono partecipare a delle attività di formazione, per prepararsi all’incontro con i media e con i cittadini. 

E gli altri?

Verdi, Front de Gauche, Centro… cosa succederà agli altri partiti? La cosa più semplice è allearsi con una grande formazione, in particolare il PS o l’UMP. O anche tra di loro. EELV e il Front de Gauche, per esempio, avrebbero trovato un accordo per delle liste uniche in una quarantina di comuni. L’idea che la sinistra si divisa, almeno al primo turno, non incoraggia certo il PS, tanto più che anche i piccoli partiti hanno qualche opportunità a livello locale. Anche il centro oscilla tra la tentazione dell’autonomia e quella di un’alleanza con il centro destra.

Comunque, non è detto che un accordo con un grande partito sia necessario. Come nota Cadiou, “non bisogna dimenticare la grande frammentazione dei comuni francesi: il 75% ha meno di 1000 abitanti. E in queste aree, è difficile applicare le stesse griglie di analisi che nelle grandi città”. Ridurre le amministrative a un gioco di potere tra PS, UMP e FN, come tentano di fare alcuni commentatori, non sarebbe dunque una buona idea.

 

 

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