sabato, Aprile 17

La Francia riparte dalla scuola

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Parigi – Annunciata il 22 gennaio dal Ministro dell’istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, la nuova riforma scolastica del governo Hollande promette una rivoluzione radicale nella struttura e nell’organizzazione delle scuole francesi. «A breve mi impegnerò per portare un’azione risoluta per favorire la mescolanza sociale, per rivedere la carta scolastica e per fare in modo che il ministero dell’educazione nazionale si prenda le sue responsabilità nella destinazione dei suoi studenti” ha dichiarato il ministro ai microfoni di France 2, aggiungendo che “oggi bisogna abbordare questo tema in maniera più risoluta di come non sia stato già fatto in passato». Una ristrutturazione radicale, che risente fortemente dei valori repubblicani francesi della laicità e del rispetto dei diritti umani. Tra i vari punti annunciati, quello della mixité sociale (mescolanza sociale in italiano) rappresenta senza dubbio il più importante. Secondo il sistema scolastico attuale, gli alunni sono obbligati a frequentare gli istituti della zona in cui vivono e non hanno il diritto di iscriversi a scuole che non rientrano nel loro settore di appartenenza. Un meccanismo, questo, che contribuisce alla ghettizzazione dei quartieri periferici, spesso abitati da un gran numero di famiglie di origini straniere. La riforma punta essenzialmente ad un’apertura concreta che possa aiutare i giovani ad inserirsi al meglio in un altro contesto scolastico.

Nel 2007 il governo Sarkozy aveva già tentato di ammorbidire questa misura introducendo delle deroghe attuabili solo in alcuni casi. Con Hollande si cercheranno di ampliare le opportunità degli studenti agevolando il loro inserimento in scuole lontane dalle realtà difficili e disagiate.

Anche se era già in cantiere da diversi mesi, quella del settore scolastico è una riforma che risente pesantemente gli effetti degli attentati terroristici che hanno sconvolto il Paese tra il 7 e il il 9 gennaio scorso. La Francia punta sull’educazione delle nuove generazioni per ripartire, con un occhio di riguardo verso il processo di integrazione che nelle scuole fatica ad avanzare a causa di un sistema che non prende in considerazioni minoranze culturali e religiose.

Abbiamo intervistato Marie Duru-Bellat, sociologa e professoressa all’università Sciences Po di Parigi in scienze dell’educazione, che ci ha spiegato nel dettaglio alcuni punti della riforma.

 

In cosa consiste il carattere laico dell’insegnamento francese?

In Francia ci sono opinioni contrastanti sul concetto di ‘laicità’. Se da una parte c’è la convinzione di dover rispettare tutte le professioni religiose, dall’altro c’è chi vuole andare più lontano. In questo secondo caso la scuola incarna una morale che rifiuta ogni simbolismo per rimanere fedele ai valori repubblicani della Francia.

Che impatto avranno le nuove misure annunciate dal Ministro?

L’impressione generale è che queste proposte non cambieranno l’attuale stato delle cose. L’educazione nazionale ha bisogno di tempo per evolversi e, personalmente, non credo che nei prossimi mesi potremo assistere ad una ‘rivoluzione’ del sistema scolastico.

Quanto influisce la tragedia del 7 gennaio nelle misure annunciate?

La riforma del sistema scolastico era già in cantiere da parecchi mesi. Dopo gli attentati, il Ministro ha posto l’accento sul concetto di laicità e di mescolanza sociale, legando delle misure simboliche a provvedimenti strutturali che forse avranno più probabilità di cambiare le cose.

Le misure attuate nel 2007 dal governo Sarkozy devono essere considerate incomplete?

Sono anni che in Francia vengono proposti testi volti a favorire la mescolanza sociale per migliorare il processo di integrazione. È stato ampiamente dimostrato da studi di settore che la soppressione della ‘carte scolaire’ non ha impedito la ghettizzazione di alcuni istituti scolastici. Il Ministro non ripropone un ritorno alla ‘carte scolaire’ ma una rivisitazione del sistema esistente.

C’è il rischio che la nuova riforma possa apportare dei benefici indiretti alle scuole private?

In Francia, per ragioni storiche, religiose e culturali, gli istituti privati riguardano principalmente la regione parigina e la Bretagna. In genere si ricorre a questo tipo di struttura quando l’allievo presente serie difficoltà o quando i genitori giudicano impraticabile la scuola del loro settore perché troppo pericolosa o male organizzata. Questo tipo di istituti hanno quindi un’importanza relativa, visto che offrono un numero di posti limitati e non hanno un vero peso nel settore educativo nazionale.

Il carattere facoltativo della scelta della scuola potrebbe rappresentare un ostacolo per l’integrazione multiculturale?

In seguito agli attentati, il problema della ghettizzazione delle banlieu è divenuto un tema centrale, suscitando così una maggiore sensibilizzazione da parte di insegnati e presidi. La vera sfida consiste nel convincere le famiglie meno agiate, facendogli capire l’importanza del mandare i loro figli in istituti anche lontani da casa.

Come giudica lo stato delle infrastrutture scolastiche in Francia?

In questi ultimi 20 anni la qualità dei licei è migliorata sensibilmente. Questo è dovuto al fatto che sono le regioni a finanziare direttamente gli istituti e non lo Stato. Per gli asili e le scuole elementari, invece, la situazione è più delicata visto che vengono gestite direttamente dai comuni, che non sempre dispongono di capacità finanziarie adatte alla manutenzione degli edifici. Sia i sindacati degli insegnanti che le associazioni dei genitori reclamano una ripresa del potere da parte del governo, in modo da poter assicurare

Si è parlato anche di dare “maggiore libertà pedagogica al corpo insegnante”. Che cosa si intende con questa espressione?

I sindacati degli insegnati lamentano da anni una capacità di azione limitata dai programmi imposti dal Ministero. I professori hanno la libertà di scegliere il metodo, ma sono obbligati a seguire il percorso di studi impostogli dallo Stato. Ancora on si sa se verranno apportate delle modifiche a livello locale per dare iù libertà agli insegnanti.

Il Ministro ha proposto di inserire nuove materie. Questo potrebbe andare a nuocere il programma scolastico?

È dagli anni ’80 che il si cerca di accentuare la pluridisciplinarità nella scuola francese. Molti professori si sono opposti a questo metodo perché va a toccare direttamente l’organizzazione delle loro materie. Per interessare gli alunni bisognerà rompere questi schemi e cominciare a praticare un nuovo tipo di insegnamento per unire vari settori e stuzzicare l’interesse dei giovani.

Quale è il peso delle famiglie nella scuola francese?

Il ruolo della famiglia si limita alla scelta dell’istituto da frequentare. I genitori, soprattutto quelli immigrati, non hanno un peso effettivo nella vita scolastica dei loro figli. Per capire le ragioni di questa ‘estraneità’ bisogna fare un passo indietro e tornare alla fine del XIX secolo, quando i bambini venivano tolti alle famiglie per essere formati come dei perfetti cittadini

In questa concezione la famiglia rappresenta la sfera del privato, mentre la scuola incarna valori universali che riguardano l’intera popolazione.

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