mercoledì, Settembre 22

La Francia rifiuta di rendere gli oggetti reali al Benin

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Una richiesta storica. Alla fine di luglio, il presidente del Benin Patrice Talon ha chiesto alla Francia la restituzione di 5000 pezzi del suo patrimonio. L’ex colonia in Africa sub-sahariana, indipendente dal 1960, chiama ufficialmente a restituire dei beni culturali acquisiti alla fine del XIX secolo, al tempo della colonizzazione. Una richiesta mai vista da parte dei Paesi dell’Africa sub-sahariana, che potrebbe spingere altri a fare la stessa cosa.

“È la prima volta che un ex colonia dell’Africa nera inizia questa procedura“, spiega Louis-Georges Tin, presidente del Consiglio rappresentativo delle associazioni nere in Francia (Cran). L’associazione è attiva dal 2013 per la restituzione dei ‘tesori saccheggiati’ del Benin. Queste opere si trovano in numerosi musei privati, ma la maggior parte di esse ora appartiene alle collezioni del Musée du Quai Branly a Parigi.

“I pezzi forti dei tesori saccheggiati, visibili al Quai Branly, sono le statue antropomorfe degli ultimi re di Abomey, una dinastia che governò in Benin fino alla fine del XIX secolo, in quello che allora era chiamato il regno di Dahomey”, spiega Louis-Georges Tin. Altri oggetti di grande valore del patrimonio, molti ‘recades’ (scettri reali), troni o cancelli sacri del palazzo di Abomey. “Questi pezzi sono stati saccheggiati dal generale Dodds, il militare francese alla testa delle truppe che conquistarono il Paese tra il 1892 e il 1894“, afferma il presidente delle associazioni nere.

La Francia deve oramai portare una risposta ufficiale a questa richiesta. Se Parigi risponde positivamente, il processo può però richiedere tempo, perché l’autorizzazione di ritorno deve essere approvata per legge, secondo il Cran, che spera ancora di vedere il processo completato prima delle elezioni presidenziali nel 2017.

“Abbiamo percepito un cambiamento da parte dell’Eliseo, che ora si dimostra più aperto su questi temi di rimborsi e risarcimenti post-coloniali”, ha detto Louis-Georges Tin, citando l’annuncio di François Hollande del 10 maggio 2016, giornata di commemorazione della schiavitù , per la creazione di un museo della schiavitù e una fondazione per la memoria della schiavitù.

Per il Cran, la questione è molto importante. È soprattutto una questione di identità e di orgoglio nazionale. “I giovani del Benin devono poter ammirare questi pezzi a casa loro, sono la testimonianza del loro ricco passato, hanno un ruolo da svolgere sulla memoria”, ha detto Louis-Georges Tin, per il quale questi oggetti non hanno nulla a che fare con un museo di Parigi. “È quasi come se le opere fondamentali del patrimonio francese fossero esposte a Berlino,” dice.

 

Un segnale forte

La posta in gioco è anche economica: il Benin potrebbe beneficiare di questo patrimonio per sviluppare il turismo nel paese, mettendo in evidenza il suo ricco passato. Infine, si tratta storicamente del primo caso che potrebbe, lo spera il presidente del Consiglio, prendere piede e spingere altri Stati africani a fare tali richieste alla Francia. “Il Benin ha fatto il primo passo, ha mostrato che una richiesta formale era possibile e non ha portato a ritorsioni economiche o diplomatiche da parte della Francia, è un forte segnale ad altri stati africani”.

Secondo il Cran, opere e pezzi di decine di Stati africani sono attualmente in musei occidentali. “Si stima che il 95% del patrimonio culturale del continente è ora al di fuori dei suoi confini“, sostiene, citando una cifra data da Aminata Traoré, ex ministro della Cultura del Mali.

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