mercoledì, Maggio 12

La Francia ha il suo Primo Ministro: Edouard Philippe

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Oggi, il nuovo Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, ha nominato il Primo Ministro: la scelta è ricaduta su Edouard Philippe, esponente moderato di “Les Répubblicains”, con un passato da socialista, attualmente Sindaco di Le Havre. Per domani si attende la lista dei Ministri del nuovo Governo.
La scelta scioglie un dubbio che, dal momento della vittoria di Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali, non era ancora stato sciolto, ovvero, l’orientamento del nuovo Presidente che, in campagna elettorale, si era mantenuto su posizioni equidistanti dagli schieramenti tradizionali. Ebbene, la scelta di Edouard Philippe, molto vicino all’ex-Primo Ministro Alain Juppé, scioglie questo dubbio: la direzione del liberale Macron, per il momento, è verso destra. Si tratta di una destra moderata molto differente da quella del Front National e, forse, la scelta di cercare il sostegno dei gaullisti è stata obbligata dal pessimo risultato ottenuto dal Parti Socialiste al primo turno (il minimo storico). Sta di fatto che, almeno per quanto riguarda la politica interna, il liberale Macron sta costruendo un’asse con la destra repubblicana. La stessa esclusione dell’ex-Primo Ministro socialista Manuel Valls dalle liste del movimento “En Marche!”, dopo che questi aveva annunciato di lasciare il PS, a suo dire ormai morto, per entrare nel movimento formato da Macron, è un segnale della direzione che il nuovo inquilino dell’Eliseo si appresta a prendere.
Per quanto riguarda la politica estera, invece, Macron ha puntato molto sul rilancio del progetto dell’Unione Europea. Oggi, il nuovo Presidente francese è partito per il suo primo viaggio istituzionale: si è recato a Berlino dove incontrerà la Cancelliera Angela Merkel che, reduce da un’ennesima vittoria nelle elezioni amministrative, si è detta convinta del fatto che i rapporti Macron saranno positivi e volti alla maggiore collaborazione; inoltre, la Merkel ha espresso piena fiducia nelle capacità del collega e ha auspicato che si possa aprire una nuova fase nello sviluppo dell’Unione Europea. Dopo l’incontro con Angela Merkel, Macron il 17 maggio incontrerà il Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, mentre il 25, a Bruxelles, sarà la volta del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Per quanto riguarda le opposizioni, invece, bisogna registrare il ritorno di Marine Le Pen alla guida del partito di estrema destra Front National. L’erede del fondatore del partito, il padre Jean-Marie, aveva lasciato la presidenza per dedicarsi totalmente al secondo turno contro il rivale Macron. Dopo la sconfitta al ballottaggio, da alcune voci interne al partito si erano levati mormorii sulla necessità di un cambio alla guida. La maggior parte delle critiche era arrivata dalla nipote Marion Marechal-Le Pen: il ritorno della zia al comando dovrebbe chiudere una volta per tutte il contenzioso interno.
In campo repubblicano, invece, non finiscono i guai giudiziari per l’ex-candidato François Fillon: il 30 maggio dovrà nuovamente comparire davanti ai giudici per rispondere alle accuse secondo cui avrebbe dato incarichi pubblici inesistenti ai propri familiari. La vicenda, uscita alla ribalta durante la campagna elettorale, ha probabilmente avuto un discreto peso nel risultato di Fillon che, come è noto, non ha superato il primo turno.
Inoltre, Nadine Morano, esponente vicina a Fillon, ha criticato il nuovo Primo Ministro Philippe per aver accettato la nomina da parte di Macron: in questo modo, secondo la Morano, Philippe si pone automaticamente fuori dal campo repubblicano. La strada per costruire un’asse tra Macron e la destra moderata potrebbe non essere tutta in discesa.

In Germania, alle elezioni amministrative nel Land del Nord Reno-Westfalia, si è avuta un’ennesima sconfitta per il Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD). Si tratta della terza sconfitta consecutiva per i socialdemocratici e di un grande trionfo del partito della Cancelliera Merkel, la Christlich Demokratische Union Deutschlands (CDU), che espugna uno dei Land più popolosi. Non bisogna dimenticare, inoltre, che il Nord Reno-Westfalia è, tradizionalmente, un baluardo della SPD nonché la patria del candidato socialdemocratico alla cancelleria, Martin Schulz. Dopo la sconfitta, Schulz ha immediatamente fatto autocritica affermando che la sua strategia volta a porre l’attenzione soprattutto sui temi della giustizia sociale si è rilevata inefficace: per questo ha indetto un’assemblea straordinaria per partito al fine di elaborare meglio il programma elettorale in vista delle elezioni nazionali di settembre. Schulz ha inoltre aggiunto di essere consapevole della difficoltà dell’impresa: la crisi dei socialdemocratici, infatti, è in atto già da molti anni. Bisognerà attendere fino a settembre per vedere se Schulz sarà in grado di capovolgere gli esiti, che oramai sembrano già scritti, di questo importante confronto elettorale.
Di segno opposto, ovviamente, le reazioni di Angela Merkel: la Cancelliera ha esultato per lo storico risultato della CDU che, ora, rendono l’ennesimo mandato sempre più vicino.
Ci sono, però, anche questioni spiacevoli sul tavolo della Cancelliera. In queste ore, i rapporti tra Germania e Turchia si stanno scaldando di nuovo a causa della decisione del Governo di Ankara di negare il permesso ad una delegazione di deputati del Bundestag di visitare il contingente militare tedesco stanziato nella base aerea di Incirlik nell’ambito delle operazioni contro il cosiddetto califfato islamico. Angela Merkel ha definito la situazione molto spiacevole e sta valutando, assiene al Parlamento di Berlino, soluzioni alternative: per ora si starebbe pensando allo spostamento delle truppe tedesche in Giordania, Kuwait o a Cipro.

Il Ministro degli Esteri inglese, Boris Johnson, è tornato sulla questione dei conti in sospeso che il Regno Unito ha con l’Unione Europea e che andrebbero saldati in vista della separazione tra Londra e Bruxelles: Johnson, appartenente all’area più dura delle separatisti britannici, ha dichiarato che tutto deve essere negoziato, minacciando implicitamente ritorsioni sullo status dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna se l’Unione dovesse pretendere il saldo del conto.
La mossa potrebbe essere anche dettata dalla campagna elettorale che vede il partito del primo ministro inglese Theresa May impegnato al massimo nella ricerca di un mandato forte che permetta a Londra di negoziare con legittimazione piena, e quindi da una posizione di maggior forza, i termini dell’uscita. Per il momento, i sondaggi sembrano dare ragione alla strategia della May: il conservatori si attesterebbero al 48%, in crescita, contro il 30% dei laburisti.

A Pechino si è tenuto il “Belt and Road Forum” a cui hanno partecipato trenta Paesi. Il Forum, che aveva come obbiettivo l’ampliamento del libero mercato e degli scambi, soprattutto tra Europa ed Asia, ha portato alla firma di una risoluzione in cui si condannano le spinte protezionistiche, che oggi arrivano da più parti, e si auspica la creazione di un mercato aperto che possa includere, non solo i continenti al momento coinvolti, ma ache i Paesi emergenti e soprattutto, il continente africano.
Al margine del Forum si è parlato anche di Corea del Nord.
Dopo l’apertura del Governo Nord-Coreano, che aveva ipotizzato la possibilità di un incontro tra Kim Jong-Un e Trump ad alcune condizioni, il nuovo lancio missilistico di Pyongyang ha riportato tutti con i piedi per terra. Il missile, secondo fonti nord-coreane, sarebbe in grado di raggiungere le coste statunitensi e potrebbe essere armato con testate nucleari. La reazione di Washington è stata immediata: oltre a condannare fermamente in sede ONU l’atteggiamento della Corea del Nord, il Governo statunitense ha fatto appello a Russia e Cina perché intervengano a bloccare l’atteggiamento minaccioso di Kim Jong-Un. Gli USA hanno fatto notare come, se i missili di Pyongyang possono raggiungere le coste occidentali dell’America, a maggior ragione possono raggiungere il territorio russo. Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha affermato che Mosca considera inaccettabili i test missilistico e nucleari nord-coreani e che sia necessario smettere con le minacce (da entrambe le parti) e passare ad un dialogo costruttivo. La questione verrà nuovamente affrontata al prossimo G7, che si terrà il 26 e 27 maggio a Taormina.

Ancora guai per il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Dopo il licenziamento del capo dell’FBI, James Comey, e la brusca reazione dei mercati, il Presidente starebbe pensando di liberarsi di alcuni suoi stretti collaboratori, come Reince Priebus o Sean Spicer, colpevoli a suo dire di non saper gestire la situazione. In effetti, il caso Comey è andato ben al di là delle aspettative di Trump. Come ha affermato oggi Carl Bernstein, uno dei giornalisti che portò alla luce lo scandalo Watergate che costò la presidenza a Richard Nixon nel 1974, è chiaro che Trump stia tentando in tutti i modi di ostacolare la commissione di inchiesta che dovrebbe far luce sui rapporti tra la sua elezione e le presunte ingerenze da parte russa.
Domani Trump incontrerà a Washington il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan: l’incontro sancisce il riavvicinamento tra Turchia e Stati Uniti dopo la stagione di freddezza avuta con la Presidenza di Barak Obama. Nonostante restino alcune distanze, legate soprattutto al sostegno statunitense alla coalizione arabo-curda nella lotta al califfato islamico, i rapporti tra Washington ed Ankara sono tornati buoni con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca.

Il 19 maggio si terranno le elezioni presidenziali in Iran.
Fino ad ora, i candidati principali erano quattro ma, recenti sviluppi, hanno trasformato la corsa tornata elettorale in una corsa a due. Uno dei candidati, Mohammad Baquer Qalibaf, Sindaco di Teheran, ha infatti annunciato il ritiro della sua candidatura in favore di quella del candidato Ebrahim Raisi, rappresentante della parte più conservatrice del Paese.
Come reazione, il candidato progressista, Mostafa Hashemi-Taba, ha dichiarato che, seppur senza ritirarsi dalla corsa alla Presidenza, voterà per il candidato moderato Hassan Rohani, attualmente in carica. In questo modo, di fatto, ha invitato i suoi sostenitori a convergere sul candidato moderato per contrastare la deriva conservatrice di Raisi.

Sul fronte della lotta al califfato islamico, se da un lato si registrano degli attacchi dei miliziani contro il sito archeologico di Dura Europos (al confine tra Siria ed Iraq) con la distruzione di alcuni reperti, dall’altro fonti interne ed esterne alla città di Raqqa affermano che gli ultimi combattenti di daesh hanno abbandonato le loro postazioni: la liberazione della città da parte delle forze democratiche siriane, supportate dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, sembra ormai a portata di mano.
La notizia più grande, però, viene dalle zone sotto il controllo del Presidente Bashar al-Assad. Secondo fonti statunitensi, nei pressi della prigione di Saydnaya, sarebbe stato costruito un forno crematorio per liberarsi dei corpi dei prigionieri uccisi (circa cinquanta al giorno, tramite impiccagione). Tra le vittima, oltre agli oppositori del Governo di Assad, ci sarebbero anche molti civili. L’Inviato del Dipartimento di Stato USA in Medio Oriente, Stuart Jones, sostiene che i satelliti e i droni statunitensi avrebbero raccolto diverse prove fotografiche dell’accaduto.

Oggi, in Venezuela, è un’altra giornata di proteste contro il progetto di riforma costituzionale del Presidente Nicolas Maduro. Migliaia di manifestanti sfileranno per le strade di Caracas e si temono disordini e scontri con le forze dell’ordine: fino ad ora, la repressione della polizia è costata quarantacinque morti e numerosi feriti.
L’Alta Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, ha espresso forte preoccupazione per la situazione nel Paese e il Ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, ha confermato l’impegno di Madrid nell’aumentare la pressione politica su Caracas; Dastis, però, ha anche aggiunto che l’ipotesi di procedere con delle sanzioni economiche contro il Governo venezuelano andrebbe soltanto a scapito della popolazione civile.

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