venerdì, dicembre 14

La Francia e le tasse coloniali sull’Africa 440 milioni di euro all’anno stimati che le ex colonie africane sono costrette versare alla Francia sorreggono l’attuale economia francese, se questi proventi venissero meno si avrebbe il crollo del Paese

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Giornalisti tedeschi del quotidiano  ‘Suddentsche Zeitung’  fecero luce sulle tasse coloniali ancora in vigore che costringono le ex colonie africane a versare alla Francia 440 milioni di euro all’anno. Una vera e propria schiavitù economica imposta con la minaccia di sanzioni economiche, interventi militari e attraverso la moneta comune Franco CFA, imposta da Parigi durante la sua ultima fase del colonialismo diretto, nel 1945. Una vera e propria manna che, associata alla ‘rapina’ delle risorse naturali africane attuata dalle multinazionali francesi, assicura alla Francia il 42% della sua economia, permettendole di occupare il ruolo di potenza europea e mondiale.
«Il Governo francese raccoglie ogni anno dalle sue ex colonie in Africa 440 milioni di euro di tasse coloniali in virtù del patto di continuazione del diritto coloniale della Francia fatto firmare dalle neonate Nazioni indipendenti dell’Africa francofona negli anni Sessanta sotto minaccia militare e tutt’ora in vigore. Il patto fu preceduto dall’obbligo senza data di scadenza per le neonate Nazioni africane di adottare una moneta comune il FCFA Franco per le Colonie Francesi in Africa (ora pudicamente chiamato Franco della Comunità Finanziaria Africana) e fu seguito da altri due patti che riguardano la sottomissione degli eserciti nazionali all’esercito francese e l’obbligo di usare il francese come lingua nazionale ed ufficiale a scapito delle lingue autoctone», affermano i giornalisti tedeschi.
Una risposta di precisazione venne da ‘Le Monde.

Il Franco per le Colonie Francesi in Africa è una moneta imposta nel 1945 a 14 ex colonie africane al fine di controllare le loro risorse finanziarie in previsione dell’indipendenza. Il FCFA fu ratificato negli anni Ottanta  accettando la parità di cambio con il Franco Francese. Questa parità di cambio è stata adottata all’introduzione dell’Euro da parte dell’Unione Europea. Un FCFA equivale ad un Euro.

In virtù del FCFA e del patto di continuazione del diritto coloniale le colonie africane d’oltre mare sono tutt’ora obbligate a versare  l’85% delle loro riserve di valuta pregiata presso la Banca Centrale di Parigi che assume il ruolo di tutore nella gestione di questi fondi che vengono rilasciati ai legali proprietari solo in comprovato stato di necessità che viene deciso solo dalla Banca Centrale di Parigi. Per totale paradosso, che sottolinea la schiavitù economica imposta, nel caso che il 15% delle riserve di valuta pregiata conservate nella Banche Centrali dei Paesi Africani non risultasse sufficiente per onorare le importazioni o finanziare piani di sviluppo le colonie d’oltre mare, prima di poter accedere alle loro riserve custodite presso la Banca Centrale di Parigi, sono obbligate a chiedere prestiti alla Francia rimborsabili con tassi di interesse ‘di favore’.

Dal 1961, anno in cui la maggioranza delle colonie africane ottengono l’indipendenza politica ma non quella economica, la Francia controlla tutte le riserve di valuta pregiata di Benin, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Congo Brazzaville, Costa d’Avorio, Gabon, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Mali, Niger, Repubblica Centrafricana, Senegal, Togo. La Banca Centrale di Parigi ha la sola obbligazione di conservare il montante annualmente versato senza pagare interessi e avendo l’assoluta libertà di investire le riserve di valuta pregiata delle colonie africane in attività industriali, di sviluppo e speculative per sostenere l’economia della Madre Patria senza dover rendere conto ai legittimi proprietari di questi tesori nazionali e senza dividere i profitti maturati da questi investimenti.

Il FCFA apporta nella casse francesi 320 milioni di euro annui. I restanti 120 milioni riguardano la tassa coloniale che le Nazioni francofone africane sono costrette a versare a Parigi ogni anno per ripagare le infrastrutture realizzate dai francesi durante il periodo coloniale. Il patto di continuazione del colonialismo prevede anche che la Francia abbia la priorità rispetto ad altri investitori stranieri sullo sfruttamento delle risorse naturali ed investimenti nelle sue ex colonie africane. Sempre in virtù di questo patto, le ditte francesi devono accedere a contratti con il Governo dei Paesi africani francofoni con negoziazione diretta senza la necessità di indire gare d’appalto internazionali e nazionali. Questa facilitazione è applicata nei settori di importazione beni alimentari, attività industriali e agroindustriali, coltivazione ed esportazione di prodotti agricoli, bancario e finanziario, commercio e settore terziario, trasporti e energia.   

Se una colonia d’oltre mare non versa più alla Banca Centrale di Parigi il suo 85% annuo di valuta pregiata e le tasse coloniali, la Francia come primo atto di ritorsione blocca le riserve del Paese ribelle e tutte le transazioni finanziarie verso il suo sistema bancario. Questa ritorsione fu applicata contro la Costa d’Avorio, durante il Governo del Presidente Laurent Gbagbo, attualmente sotto processo presso la Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra.

Se questa ritorsione non basta si passa all’eliminazione del Capo di Stato e al Golpe. Dall’indipendenza concessa negli anni Sessanta fino ad oggi la Francia ha organizzato nelle sue ex colonie africane 67 colpi di Stato, creato 14 guerre civili e finanziato gruppi islamici terroristici come Boko Haram per destabilizzare intere Nazioni.

Una delle prime vittime fu Sylvanus Olympio, Presidente del Togo, rovesciato da Parigi tramite colpo di Stato per aver rifiutato di firmare il patto per la continuità coloniale e di ricompensare le infrastrutture realizzate durante il periodo coloniale. Il Presidente Olympio aveva rifiutato in quanto il tributo da versare alla Francia era pari al 40% del PIL annuo in un Paese poverissimo e senza industria. Questo equivaleva a negare lo sviluppo socio economico alla popolazione. Cosa che è puntualmente avvenuta con i governi ‘amici’ di Parigi. Il Benin è un paradiso terrestre per gli espatriati francesi, ma un inferno per la popolazione beninese. Ogni possibilità di cambiamento e rottura dalla Francia viene scoraggiato dai feroci e attenti sguardi dei soldati francesi in assetto di guerra presenti nel Paese in virtù di un accordo di collaborazione militare, firmato sotto costrizione.

Un successivo Governo del Togo all’inizio degli anni Duemila aveva deciso di uscire dalla zona FCFA per stampare la propria moneta. Tre giorni più tardi il Governo fu rovesciato da un gruppo di mercenari pagati dalla Francia, leali al signore della guerra Gnassingbe Eyadema che divenne il nuovo Presidente. Nel 1966 fu il turno di David Dacko, primo Presidente della Repubblica Centrafricana rovesciato dalla Legione Straniera. I mitici legionari francesi rovesciarono anche il Presidente Maurice Yaméogo nel Burkina Faso, il Presidente Mathieu Kerekou nel Benin, il Presidente Modiba Keita in Mali.

Nel 2011 la Francia è stata la promotrice della artificiale Primavera Araba e della ribellione armata in Libia contro il Colonello Gheddafi e la fautrice dell’intervento militare NATO a seguito della scoperta da parte dei servizi segreti francesi di un piano di Gheddafi di utilizzare la sua immensa riserva d’oro per coniare una moneta pan africana basata sul dinaro d’oro libico da sostituire al FCFA. Le riserve aurifere del Colonello Gheddafi sparirono misteriosamente dopo la caduta di Tripoli. Senza l’intervento militare della NATO l’Esercito regolare libico avrebbe vinto la ribellione armata, Gheddafi avrebbe mantenuto il potere, evitato l’inferno alla Libia ed avrebbe potuto creare la moneta pan-africana come contributo alla indipendenza economica dell’Africa

Il progetto di sostituire la moneta coloniale fu ripreso nel 2015 dal Presidente ciadiano Idris Deby Itno, che evidenziò la necessità per le ex colonie africane francofone di ottenere l’indipendenza economica dalla Francia superando il FCFA. Per mancanza di risorse finanziarie la proposta non fu mai concretizzata, ma fu sufficiente affinché Parigi intravedesse una minaccia diretta e intollerabile al suo impero. A distanza di quasi tre anni, si riaccende la guerra civile in Ciad con la ripresa delle ostilità della guerriglia CCMSR (Military Command Council for the Wellbeing of the Republic) attualmente contenuta dalla truppe governative. Sono triplicati anche gli attacchi del movimento islamico Boko Haram. Due chiari avvertimenti lanciati dalla Francia al Presidente Deby per chiarire i limiti del suo potere e quanto sia malsana e contro produttiva l’idea di ostacolare gli interessi francesi in Africa.

In questa fase il Governo di Emmanuel Macron è in difficoltà interna, con il movimento dei giubbotti gialli che sta paralizzando l’intero Paese, ma anche esterna.
Il Burkina Faso sta vivendo una ‘rivolta’ molto simile a quella francese contro il caro vita. L’ultima preoccupante notizia per l’impero della FranceAfrique viene dal Togo, dove il Governo filo francese è duramente contrastato da una coalizione di 14 partiti di opposizione che sta organizzando manifestazioni in tutto il Paese per denunciare le irregolarità nella preparazione delle elezioni che si terranno questo mese. La maggioranza della popolazione richiede l’arresto del processo elettorale favorevole al Governo fantoccio di Parigi per le elezioni presidenziali del prossimo 20 dicembre. Al posto della farsa elettorale che si sta profilando all’orizzonte i togolesi pretendono elezioni libere e trasparenti. Pretendono un Governo sensibile alle loro problematiche, in quanto ormai consapevoli che la prosperità della Francia è la principale causa della loro povertà e mancanza di sviluppo economico. ‘France, maintenant c’est suffit(Francia. Ora Basta!) è lo slogan che corre tra le strade della capitale Lomé e delle principali città del Togo con viva preoccupazione della Cellula Africana dell’Eliseo.   

La crisi politica togolese è l’ennesimo segnale che nonostante gli sforzi finanziari e militari di Parigi il vento di ribellione delle colonie d’oltre mare indirizzato verso l’indipendenza economica soffia sempre più forte, mettendo a rischio il controllo francese in Africa. La FranceAfrique è costretta ad impegnarsi sempre di più sul fronte africano, intenta in una disperata guerra segreta per difendere le ricchezze provenienti dall’Africa. Una guerra che si rende obbligatoria combattere in quanto il 42% dell’economia proveniente dall’Africa è praticamente insostituibile.
A mettere in pericolo i suoi possedimenti francesi sono anche le iniziative non collegate tra loro di Stati Uniti e Russia per eliminare la Francia in Africa e l’inarrestabile espansionismo economico della Cina.  
Se il controllo delle colonie d’oltre mare venisse a mancare la sua economia crollerebbe di colpo, la Francia entrerebbe in una crisi economica strutturale e irreversibile che segnerebbe la fine dell’ultima potenza coloniale dell’Occidente.  

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