martedì, Novembre 30

La forza di al-Zawahiri field_506ffb1d3dbe2

0

ibk

Data troppe volte per finita, sconfitta da anni di azioni militari mirate, drone strikes e da un’opera capillare di intelligence, al-Qaeda è tornata nell’arco dell’ultimo anno a fare sentire la propria minaccia. La dissoluzione dell’originale struttura organizzativa, l’uccisione di alcuni dei più importanti uomini dell’organizzazione e – soprattutto – l’uccisione del fondatore ed emiro Osama Bin Laden ad Abbottabad nel maggio del 2011, avevano spinto a parlare di vittoria nei confronti della famigerata organizzazione terroristica. Nel corso degli ultimi anni invece il movimento ha saputo trasformarsi ed evolversi, accentuando l’indipendenza delle proprie cellule, collegate spesso da legami di natura informale piuttosto che da un’organizzazione ben strutturata, sfruttando le difficoltà che gli Stati del Nord Africa e Medio Oriente stanno trovando a stabilizzarsi dopo la stagione delle rivoluzioni. La capacità di al-Qaeda nel Maghreb Islamico di rigenerarsi dopo i duri colpi subiti nel corso dell’Operazione Serval, la forte penetrazione di al-Qaeda nella Penisola Arabica nelle aree più desolate dello Yemen e dell’Arabia Saudita, il ruolo giocato da Islamic State of Iraq and al-Sham (ISIS) nel corso della battaglia siriana costituiscono oggi ragione di forte preoccupazione per i Governi delle regioni coinvolte e per l’Occidente intero.

Ieri di fronte al Congresso degli Stati Uniti, i leader del Comitato scelto permanente al Senato per l’Intelligence Mike Rogers e Dianne Feinstein hanno riferito riguardo i timori nutriti dai vertici dei servizi nei confronti della nuova ripresa di al-Qaeda, fortemente rafforzatasi nell’arco dell’ultimo biennio. L’indebolimento del gruppo nella regione AfPak non è corrisposto di fatti a un calo della sua forza anche nelle altre parti del mondo, in Somalia, Iraq, Siria e Mali: al-Qaeda ha aumentato la propria permeazione nelle aree calde di Medio Oriente e Nord Africa, accrescendo il numero dei propri affiliati e la propria potenza di attacco. «La gente pensa che li abbiamo battuti» ha affermato laconico Mike Rogers «ma questo non è affatto il caso».

A partire dal 2011, gli offshoot  regionali di al-Qaeda hanno mostrato una crescente vitalità e disponibilità a stringere nuove alleanze con i vari gruppi jihadisti attivi nella regione mediorientale e nordafricana. Il collasso dello Stato iracheno sta causando il nuovo rafforzamento di ISIS – già al-Qaeda in Iraq – che sta anche sfruttando l’aggravamento del conflitto settario nel Paese ed è al contempo fortemente attivo in Siria: proprio la guerra contro Assad, che al-Qaeda sta combattendo unendo i suoi sforzi ad altre milizie islamiste, ha aperto nuovi spazi per i piani del movimento di un nuovo radicamento della regione. La debolezza delle istituzioni yemenite, incapaci di definire forme di controllo più efficaci nel sud-est del Paese, ha consentito ad AQAP di rafforzare i propri nuclei di coordinamento nella penisola arabica, approntando campi di addestramento e tornando a rafforzare la propria presa su alcune parti del Paese.

Nonostante la forte espansione del movimento possa essere  letta come un successo da parte del successore di Bin Laden – l’emiro egiziano Ayman al-Zawahiri – nel donare nuovo entusiasmo alle varie branche regionali del movimento e rivitalizzare il messaggio ideologico di al-Qaeda, molti analisti sostengono come l’ex-medico di Osama abbia perso la propria presa e che la sua leadership sia solo nominale. Proprio nel disfacimento della struttura centralizzata di al-Qaeda e nella moltiplicazione dei centri di potere all’interno del movimento sta anzi la radice delle sue nuove fortune.

«Come ogni organizzazione in espansione, Al-Qaeda sta avendo la sua giusta parte di lotta burocratica. Ma il conflitto interno ha raggiunto livelli febbrili da quando Ayman al-Zawahiri ha iniziato la sua esperienza di capo dell’organizzazione due anni fa» scrive William McCants, analista del Brookings Institution, nell’articolo ‘How Zawahiri Lost al-Qaeda, pubblicato da ‘Foreign Affairs’. «Due dei principali affiliati di al-Qaeda, al-Shabaab e al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), stanno duramente, e stavolta violentemente, lottando per la supremazia nell’Africa orientale e settentrionale. Un altro affiliato, al-Qaeda in Iraq (AQI), ha apertamente trasgredito alla volontà di al-Zawahiri in Siria. Se Zawahiri vuole accusare qualcuno per la mancanza di ordine, dovrà guardare per primo a se stesso: il disordine è in larga parte dovuto alla sua decisione di espandere eccessivamente al-Qaeda».

L’immagine di un al-Zawahiri indebolito e isolato non corrisponde però pienamente a quella trasmessa dai mezzi d’informazione la scorsa estate, quando si diffuse la notizia riguardante l’intercettazione di una conversazione tra Ayman al-Zawahiri, il 62enne successore di Bin Laden alla leadership di al-Qaeda, e Nasser al-Wuhayshi, yemenita a capo di AQAP. Al-Zawahiri e al-Wuhayshi sarebbero entrati in contatto in una conference call con circa altri 20 membri di al-Qaeda, in cui si stabilivano le modalità di possibili nuovi attacchi su bersagli occidentali. La notizia ha destato sorpresa: da tempo si riteneva che la clandestinità avesse intaccato la possibilità di al-Zawahiri di tenere in mano le redini del movimento, e che le varie branche agissero in autonomia. «Molti analisti – ha scritto Mark Mazzetti sul ‘New York Timessia dentro che fuori il governo hanno cambiato idea sulla possibilità che Mr. Zawahiri abbia una presa più forte sul network di quanto pensassero».

E’ difficile stabilire dove si trovi la realtà: le difficoltà degli analisti nel definire con chiarezza quanto sta dietro le azioni dell’organizzazione jihadista sono specchio della profonda segretezza riguardante le modalità operative del nucleo centrale di al-Qaeda. Concludiamo citando nuovamente le parole di McCants: «la passione di Zawahiri per la creazione di nuove fazioni e la sua mancanza di volontà per una loro divisione quando si comportano in maniera sbagliata potrebbe aiutare gli oppositori di al-Qaeda ad attaccare l’organizzazione intera per le atrocità commesse in suo nome. Col passare del tempo, forse il collage sanguinoso asciugherà l’entusiasmo per  far parte di al-Qaeda, inorridendo magari i suoi membri. Ma nel breve termine, il cattivo management di al-Zawahiri non è necessariamente una buona notizia per gli Stati Uniti e i loro alleati. Le varie fazioni di un al-Qaeda un tempo unita potrebbero competere tra di loro su chi può portare l’attacco più duro all’Occidente».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->