venerdì, Ottobre 22

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Machiavelli

In una lettera datata 10 dicembre 1513, Niccolò Machiavelli, dall’esilio della sua casa  in S.Andrea in Percussina, frazione di S.Casciano, scrive  all’amico Francesco Vettori, ambasciatore  mediceo presso la Curia romana, informandolo di aver scritto un opuscolo dal titolo De Principatibus. Quella data è stata presa come atto di nascita di uno dei libri più tradotti al mondo ( l’altro è  Pinocchio, del Lorenzini, in arte  Collodi, altro autore toscano)  e ora  a Cinquecento  anni di distanza, è al centro di convegni, riflessioni, studi, ricerche, Mostre, iniziative editoriali di ogni tipo ( anche nei fumetti), in quanto considerato atto fondativo della moderna scienza politica o, per dirla con Valdo Spini (  presidente del comitato per le machiavelliane) , dell’arte della politica.

Queste manifestazioni celebrative hanno attraversato tutto il 2013 e, proprio ieri a Firenze,nella   sua amata  città,  si è  tenuto un Convegno in Palazzo Vecchio in cui il pensiero dell ‘ ex segretario della Repubblica Fiorentina è stato indagato sotto vari punti di vista ed è stata inaugurata presso la Biblioteca Centrale Nazionale, una Mostra di grande spessore che ha visto la partecipazione di un pubblico eccezionale ed entusiasta. A questa Mostra, che andrà avanti fino al 28 febbraio 2014,  hanno concorso le maggiori istituzioni pubbliche: Ministero per i beni Culturali,  Direzione generale per le Biblioteche, Biblioteca Nazionale di Firenze,  Archivio di Stato, Polo Museale, Comune, Regione, Comune di S.Casciano, Università, Teatro della Pergola, studio di architettura Area. Enti che, hanno sottolineato sia Cristina Scaletti, assessore alla cultura della Regione che Maria Letizia Sebastiani, direttore della Biblioteca Nazionale, sono riusciti , con pochi mezzi a disposizione ( poco più di 20 mila euro), a fare sistema, dando  vita ad iniziative di respiro internazionale.

La Mostra fiorentina va a completare quella romana (Il Principe di Niccolò Machiavelli ed il suo tempo, 1513-2013) svoltasi al Vittoriano e trasferita a New York. La integra e ne ricostruisce il percorso: il suo titolo infatti è La via al Principe: Machiavelli da Firenze a San Casciano. L’esposizione  presenta 120 opere in un unico percorso:  manoscritti autografi di libri,  lettere, documenti che recano la firma del celebre Secretarius della Repubblica Fiorentina, l’epistolario con Francesco Vettori, edizioni antiche e moderne, documenti archivistici e patrimonio iconografico. Fra i tesori esposti spiccano- oltre al Principe, pubblicato nel a stampa nel 1532, il manoscritto autografo dell’Arte della guerra

( composto tra il 1519 e il 1520), il bando di cattura di Niccolò Machiavelli datato 19 febbraio 1512 (corrispondente nel calendario moderno al 19 febbraio 1513), rinvenuto di recente dallo storico Stefen Milner. Il bando fu letto alla popolazione fiorentina, dopo che lo scrittore, accusato di aver preso parte alla congiura del Boscoli contro i Medici, aveva cercato di mettersi in salvo, impone l’obbligo di denunciare il ricercato entro un’ora pena il confino e la confisca dei beni. Cosa che avvenne tant’è che il Machiavelli fu arrestato, nel febbraio 1513, rinchiuso in carcere al Bargello – fu anche  torturato – ove rimase però poco tempo, poiché a seguito dell’elezione al soglio Pontificio del Cardinale Giovanni de’ Medici (Papa Leone x), gli furono aperte le porte e lui si ritirò  all’Albergaccio di S.Andrea in Percussina, ormai provato, con nessuna speranza  di riottenere un incarico nella vita pubblica, anche modesto, per quanto la coltivasse ostinatamente. Il Principe  ha anche questo preciso obbiettivo: accreditarsi presso i Medici, attraverso i buoni uffici del Vettori, avendo collaborato i due amici fin dal 1507.

La Mostra, sottolinea Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale, «si avvale anche di dipinti e oggetti d’arte che danno un volto ai personaggi e contestualizzano le loro azioni: vediamo così la Firenze del palazzo e delle strade, degli umanisti e degli artisti,dei predicatori e degli eserciti invasori. Compare ai nostri occhi il Principe rinascimentale nelle sue trasformazioni, dall’austerità alto borghese di Lorenzo il Magnifico alla magnificenza lussuosa di Lorenzo duca d’Urbino, s’intuisce in filigrana il viavai nella piazza, per le scale e nelle stanze del potere, nei luoghi che videro defenestrati i congiurati del 1478, arse le vanità nel 1497, arso il Savonarola nel 1498, operoso Michelangelo intorno al David issato sull’arengario nel 1504».   

Un anno prima vi era stata la sfida tra Leonardo e Michelangelo per affrescare la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Vecchio, attraverso  le cui opere la Repubblica  intendeva celebrare le proprie glorie. Michelangelo non finì neanche i cartoni preparatori per la Battaglia di Cascina, e la celebre Battaglia di Anghiari  di Leonardo andò misteriosamente distrutta. E mentre se ne cercano ancora le tracce, ospite speciale della Mostra è la cosidetta Tavola Doria, che raffigura l’episodio della zuffa per lo stendardo, di stile leonardesco e che, dopo l’esposizione ad Anghiari,  arriva per la prima volta a Firenze prima di ritornare in Giappone per essere esposta per un biennio, come da accordi intercorsi tra il Tokio Fuji Museum e lo Stato italiano,  al quale è stata donata dopo che era stata acquistata da un collezionista senza conoscerne la provenienza. 

«Tra gli spunti di studio più originali –  osserva Carla Zarrilli, direttrice dell’Archivio di Stato –della mostra vi è quello sull’entourage del Machiavelli, ovvero la presenza in cancelleria, accanto a lui, di un gruppo di giovani intellettuali  suoi collaboratori, tra cui spiccano le figure di Biagio Buonaccorsi e soprattutto di Agostino Vespucci,   figura quest’ultima enigmatica e rimasta sostanzialmente in ombra».

I manoscritti originali, i dipinti ( vi figurano anche i volti dello stesso  Nicolau Machiavellus, del cancelliere Bartolomeo Dei, del Gonfaloniere Pier Soderini, di Papa Leone X, di Cesare Borgia il Valentino, ecc.), i magnifici costumi ( realizzati da Giancarlo Mancini e utilizzati nella  raffinatissima rappresentazione  della Mandragola al teatro Goldoni dalla Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti),  le musiche del tempo, proiettano il visitatore  nel periodo segnato dalle sue glorie della repubblica fiorentina, durante la quale la poliedrica figura del Machiavelli (  Cancelliere e Segretario della importantissima Magistratura dei Dieci di Balìa, diplomatico con molte missioni presso le corti europee, scrittore, poeta , autore teatrale ) assunse così  grande rilievo che all’avvento dei Medici, fu estromesso dal palazzo, bandito e  poi arrestato. Ma la Mostra non manca di gettare uno sguardo sulle più  diverse interpretazioni di un’opera  riproposta attraverso i secoli – ricorda Maria Letizia Sebastiani, direttore della Biblioteca Nazionale, «come trattato di dottrina politica  e  oggetto di plagi, censure e confutazioni, approfondite riflessioni sul potere ma anche fruita da un pubblico sempre più diffuso e vasto grazie ai giochi da tavolo, di carte, videogiochi e fumetti che  raffigurano Machiavelli come il cinico consigliere di ogni nefandezza  al fine di conservare il potere, nonché criminologo chiamato ad indagare su delitti di vario genere».

Ma cos’è in realtà il Principe e come è percepito oggi?  Secondo Francesco Bruni, accademico della Crusca oggi potremmo definirlo un instant book,  ma esaminandolo da un punto di vista linguistico è un libro «occasionale, spontaneo, diretto, scritto nella lingua della Cancelleria, con un linguaggio quotidiano tecnico, elastico, flessibile, morale, opera di un grande prosatore particolarmente incisivo ed allenato a scrivere in tempi rapidi. E qui torna alla mente la definizione che ne dette Luigi Russo: un meraviglioso  impasto di lingua e sintassi colta  e di lingua e sintassi popolana». Un opuscolo in cui il Machiavelli mette a punto le riflessioni sulle  sue esperienze per lanciare un progetto politico ( anche se questo  termine non appare mai, preferendogli quello di Principato civile), dal forte impianto laico – sottolinea Bruni –  in  cui si travasano, nel capitolo ultimo,vocaboli del cristianesimo quali redimere e redenzione, onde  spronare  il Principe a nuovi ordinamenti e a liberare l’Italia  dal barbaro dominio ( non si debba, adunque, lasciare passare questa occasione, accio’ che l’Italia, dopo tanto tempo, vegga uno suo redentore). 

Per Valdo Spini, Machiavelli era consapevole della grave situazione in cui era precipitata l’Italia, schiacciata dal peso delle grandi monarchie europee  (spagnola e francese) e logorata dalla crisi del sistema dei singoli stati, dalla inadeguatezza del loro personale dirigente e delle istituzioni. Ma Giuliano duca di Nemours a cui dapprima era stato dedicato il libro con lo scopo di poter trovare una occupazione,   poi Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, non ricevettero o non vi prestarono la minima attenzione. E lo stato nazionale vagheggiato dal grande pensatore fiorentino in parallelo a quanto avveniva in Francia, Spagna Inghilterra, subirà un ritardo di quattro secoli. Dunque il libro riafferma il primato della politica di cui oggi vi è tanto bisogno, soprattutto di una buona politica che sappia esprimere buoni ordinamenti. Secondo Valdo, che alla buona politica ha dedicato un libro, si tratta oggi di «liberarci dalla crosta  del machiavellismo, dell’idea attribuita al Machiavelli che il fine giustifica i mezzi ( vi era andato vicino), di depurarsi da questa immagine che accentua i nostri difetti nazionali».

Per Machiavelli, il potere conquistato con la forza e l’astuzia ( golpe e lyone)   la virtù e la fortuna ( e in mostra vi è anche la statuetta in bronzo di Danese Cattaneo dedicata alla Fortuna), va finalizzato  al buon reggimento degli stati. E come ci vedrebbe lui moggi? Con ironia ( la politica è subordinata alla finanza) e con soddisfazione in quanto la politica tende a riaffermare la sovranità democratica. Ancora non ci rendiamo conto dell’interesse planetario suscitato dagli scritti del Machiavelli ( non solo Il Principe ma anche i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio), di questo nostro grande figlio del Rinascimento italiano. Basti pensare al fatto che  un importante convegno internazionale cui lui stesso ha preso parte, si è tenuto a maggio in Cina, Tieng Jing, a cui hanno partecipato studiosi cinesi americani e di varie parti del mondo, i quali   hanno dato vita ad un  ampio confronto sull’idea di virtù repubblicane, giustizia,  tirannia, legittimazione politica e tanto altro ancora. Oggi anche l’Università Europea promuove un convegno sul suo pensiero e il 18 la Chiesa fiorentina ( lo ha annunciato l’arcivescovo mons. Betori, il quale ha rivendicato alla Chiesa del tempo la commissione del David a Michelangelo, l’opera concepita dall’artista come emblema  di libertà)  terrà un convegno proprio dedicato a Machiavelli. Dunque, la Fortuna del Principe, scritto con l’intento di porre fine  alla ruina dell’Italia, è destinata a crescere.  

 

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