sabato, Aprile 17

La “formica” Letta alle prese col programma field_506ffb1d3dbe2

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Per capire Matteo Renzi, e cercare di indovinare le sue future mosse bisogna guardare a come finora si è mosso da sindaco: il suggerimento viene da uno che lo conosce bene, “il Renzi”, come lo chiama; fiorentino doc come lui, ma militante in opposta parte politica, quel PdL che ora è tornato Forza Italia, e lui non sa bene se seguire Silvio Berlusconi in quest’avventura, oppure mollare tutto e tornare nella sua villa in collina, tra gli amati cani e le letture classiche che da troppo tempo, dice, non coltiva più. E’ consigliere comunale – ancora per poco, precisa, le elezioni sono imminenti – e prima che a palazzo Vecchio ha avuto un’esperienza alla Provincia. Quella Provincia di cui è stato presidente proprio Renzi. Allora?

Allora il Matteo in consiglio comunale non ci mette mai piede. Vorrà pur dire qualcosa…”.

 Vuol dire che è molto impegnato, ora poi che è segretario del PD…

Anche prima. A lui del consiglio comunale, dell’istituzione non importa un fico secco…”.

 Cosa gli importa allora?

Lui, il Matteo concepisce solo i rapporti di forza. Se hai potere ti considera. Se sei forte solo delle tue idee vali meno di nulla, per lui”.

 Antipatia dell’avversario politico…E poi non è il solo, così fan un po’ tutti…

 “Punto uno: non è antipatia. Punto due: gli altri almeno non si presentano come nuovo…”.

Lasciamolo questo nostro interlocutore fiorentino, che si farebbe scuoiare ma non ammetterebbe mai di avercela con Renzi, ed invece, di tutta evidenza, lo detesta. Però un tarlo lo mette: “Ha azzerato completamente il Partito a Firenze. Esiste solo il suo comitato, composto da un numero ristretto di persone di assoluta fiducia. Non è un caso che la riunione della segreteria non l’abbia fatta al partito, ma al comitato…”.

Renzi, insomma, vorrebbe esportare il suo “modello” fiorentino su scala nazionale: partito azzerato, un uomo solo al comando, tutto passa dalle sue mani.    

E’ vero che il PD è allo sbando; ma è ancora un boccone duro da ingoiare. Le dimissioni di Stefano Fassina da vice-ministro dell’Economia dopo una battuta di Renzi, sono un fuoco che cova sotto la cenere, pronto a divampare furibondo. E poi c’è da fare i conti con Enrico Letta, il presidente del Consiglio: pugno di ferro in guanto di velluto.

Letta in queste ore è impegnato nella messa a punto del patto di programma con il quale taglierà l’erba sotto i piedi di Renzi, che a Capodanno ha martellato su governo, maggioranza e esteso i suoi strali anche su quella parte di PD che pure lo ha sostenuto nella conquista della segreteria.

Queste ore saranno di fatto una tregua: il brutto accidente capitato a Pierluigi Bersani per un momento ha sopito le polemiche. Tra oggi e domain molti leader, Renzi per primo, andranno al suo capezzale all’ospedale di Parma, per esprimergli solidarietà. Letta la formica continuerà a scrivere e riscrivere la bozza di un “patto” di programma che cerca di far convivere le richieste del PD e di Scelta Civica, del Nuovo Centro Destra e la realtà del paese: lavoro, occupazione, fisco, Europa, riforme; e poi il nodo del rimpasto. Non è un mistero che Renzi punti ad alcuni ministeri forti, come l’Economia e la Difesa. Non è un mistero che Letta non intenda concederglieli. Fino a quando Giorgio Napolitano lo sosterrà, l’ipotizzato rimpasto sarà al massimo una messa a punto di routine; ma il presiedente della Repubblica è visibilmene stanco; e giorno dopo giorno sta giocando le sue carte, in mano di assi ne sono rimasti pochi.

Ad ogni modo la scommessa di Letta è duplice: da una parte non intende essere un notaio, ma aspira a un ruolo da leader; dall’altra vuole imbrigliare per quanto può l’irrequieto Renzi. Quest’ultimo è consapevole che il tempo non gioca a suo favore, e che dunque occorre procedere a tappe forzate. Al momento però, chi distribuisce le carte è Letta: che infatti ha imposto nell’agenda dei prossimi giorni l’intesa sul programma; solo dopo, si procederà nel reintegro della squadra governativa rimasta “zoppa” dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza.

Non saranno le sole caselle da riempire. Nel complicato puzzle, rientrano infatti anche le candidature per il Parlamento Europeo. Vero è che Renzi ha più volte confidato che a lui di Bruxelles e Strasburgo non importa nulla, e che al contrario è più attento a quello che può accadere nel “cortile di casa”, ma giocoforza dovrà occuparsi delle candidature, e fare i conti con l’establishment del partito, e le sue logiche.

Sarà una utile bussola la discussion attorno alla bozza di programma. Lavoro, Europa e riforme istituzionali occupano i primi tre capitoli della bozza. Renzi avrebbe preferito che la questione delle riforme istituzionali, e quella elettorale in particolare, restassero fuori dal patto: ma dovrà ingoiare il diverso orientamento di Letta. «Impossibile», confida ai suoi il presidente del Consiglio, «che la nuova legge elettorale, dopo il preciso richiamo della Corte Costituzionale resti fuori dalla bozza di programma». Con tanti saluti alle tre proposte offerte da Renzi l’altro giorno. 
Non solo. A Renzi non è mai piaciuta, e non ne fa mistero, l’asse tra Letta e Angelino Alfano. E per questo continua come un mantra a ripetere che entro la fine del mese o si vara la legge elettorale, oppure tutto può saltare. Ai suoi Berlusconi l’ha detto con chiarezza: «Il match tra Renzi e Fassina è solo l’inizio. Altri fuochi d’artificio sono in arrivo». Forza Italia, come un calciatore che “sa” della prossima chiamata, sta scaldando I muscoli. C’è solo un imponderabile: Berlusconi è il primo a non sapere se e come potrà affrontare le future campagne elettorali: ancora non sa se finirà agli arresti domiciliari o ai servizi sociali, e che margine di manovra avrà. Incombe inoltre una possibile condanna d’appello per Ruby. Se invece dei servizi sociali i giudici dovessero optare per gli arresti domiciliari, ci sarebbe da trattare sul numero di ore di libertà al giorno, l’uso del telefono, la possibilità di rilasciare interviste, videomessaggi, incontrare collaboratori, ecc. La decisione del Tribunale di sorveglianza è attesa tra marzo e aprile. Avremo modo di riparlarne.

 

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