mercoledì, Settembre 29

La forbice statistica tra malesi e cinesi si allarga in Malaysia

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In media i ‘Bumiputra’ guadagnano meno rispetto ai malesi considerati in generale e si focalizzano con più forza sulla questione dell’inflazione. Ad esempio, coloro tra di essi che sono impegnati professionalmente nella vendita di alimentari, segnalano generalmente di vedersi gravati da cifre non inferiori a 388 Dollari USA annui da parte del Governo Centrale nel quadro dei contributi pubblici destinati alle famiglie più povere o meno abbienti della Nazione. Allo stesso tempo, chi tra di essi possiede un emporio indifferenziato trova nelle forme di sussidio pubblico in ambito sanitario una vera e propria forma salva-vita soprattutto se si è famiglie mono-reddito.

Nel campione statistico sottoposto a intervista, i cinesi, risultano essere più preoccupati – invece – circa la corruzione (47%) rispetto all’inflazione. E molti dei gruppi etnici minoritari della Malaysia, come i cinesi e gli indiani, vedono anche le politiche pro-Bumiputra della Malesia in materia di alloggi, istruzione e appalti pubblici come un fattore principale nel condurre l’intero Paese all’arretramento in campo economico, proprio perché – a loro modo di vedere – aumenta l’inefficienza e l’ammontare di abusi condotti ai danni del sistema pubblico.

Questo spiega perché circa un quarto dei cinesi – che costituiscono il 30% dell’intero elettorato – ha votato a favore del Barisan Revolusi alle ultime elezioni e perché la maggioranza tra di essi voterà per i partiti delle opposizioni nella coalizione oggi nota col nome Pakatan Harapan PH nelle elezioni che verranno.

In buona sostanza, dagli studi statistici e sociologici appare una certa spaccatura nell’elettorato che rilegge diversamente il contesto economico nazionale e non il quadro culturale e sociale, secondo le precondizioni interpretative dettate dalle etnie di provenienza, identificate con due macro-aree sociali, da una parte la maggioranza musulmana del Paese e dall’altra la robusta componente di origine cinese. Lo scenario politico pare non sappia cogliere il dato sociale ed economico, così la maggioranza musulmana non ha alternative da dare al Governo del Paese e la minoranza cinese vorrebbe veder introdotta una maggior capacità di comprensione dell’evoluzione dello stato delle cose in Malaysia. Le ricerche del Merdeka Center, da questo punto di vista, potrebbero essere utili per riorientare il linguaggio della politica in vista delle prossime scadenze elettorali e l’elettorato – a sua volta – potrebbe veder meglio rappresentata la propria ansia di soluzioni per fuoriuscire dalla crisi economica, con proposte inclusive e che siano capaci di tenere insieme le istanze e le aspirazioni di tutte le componenti etniche malesi.

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